L’uso delle maiuscole, la lingua e la stessa architettura dello spazio hanno sempre codificato le gerarchie del potere: l’alto domina, il basso subisce. Lucia Lamacchia, nella sua rubrica Brucio, firma un saggio breve e densissimo sulla subalternità visiva. Dalla mètis dei contadini che leggevano il cielo alle cattedrali di luce e al telescopio di Galileo, l’articolo attraversa il realismo dei bassifondi di Caravaggio e il cinema come rito laico dell’infanzia, fino ad approdare alla spaventosa attualità bellica. Lì, tra un soldato in un fosso e un drone che oscilla in segno di pietà, si consuma l’ultimo cortocircuito: il dramma dell’essere umano osservato dall’alto da una “visione senza sguardo”.