QUARANTAQUATTRO

Boris e Paolo | QUASI |

È arrivato agosto. È il secondo, nella vita di QUASI. E, proprio come abbiamo fatto l’anno scorso, ci fermiamo per tutto il mese. Un modo come un altro per definire una tradizione da ripetere annualmente. Non ti stupirà scoprire che nelle nostre vite personali, quelle fuori da QUASI, di agosto, ce n’è stato qualcuno in più. Mica solo due. E prima di agosto, luglio. Tutti gli anni. Siccome siamo nati tra l’autunno e l’inverno, non possiamo dire di aver visto un singolo agosto che non sia stato preceduto da un luglio. Un sacco di luglio, tutti in fila, con il loro caldo torrido e la voglia di far poco che ci si insinua nelle carni. Così tanti luglio che, uno dopo l’altro, abbiamo conquistato un’età ragguardevole. Senza mai sfiorare la maturità. Ma di questo proprio non avevi dubbi.
Già… è passato così tanto tempo da quando abbiamo assunto la consapevolezza di essere due tipi di mezza età che, un luglio dopo l’altro, stiamo superando a fatica anche quella fase delle nostre vite e ci prepariamo, con un bel po’ di noncuranza, a indossare la terza età.

Se stai leggendo queste righe e non hai ancora mollato per andare a fare altro, significa che frequenti questa pagina con continuità e abitudine. Tutto questo ti permette di tollerarci anche quando stiamo, con ogni evidenza, giocando. Cosa che capita, su questa pagina, quasi tutto il tempo. Perché, lo sai, QUASI è il nostro gioco.
Arrivati alla pausa estiva, vale la pena riassumerne le regole e dire due o tre cose che abbiamo capito di questa rivista che non legge nessuno.

QUASI è una rivista di critica del fumetto.
Quando facciamo questa affermazione perentoria, poniamo l’accento su tutti i sostantivi che pronunciamo.

“Fumetto”, innanzitutto. A ben vedere QUASI non ne parla poi così tanto e, sicuramente, non parla di tutti i fumetti, non ti dà notizie, non è nel mirino degli uffici stampa degli editori, non dà soddisfazione a chi cerca informazioni sulle ultime uscite. Pubblichiamo quotidianamente articoli scritti da persone straordinarie, che amiamo incondizionatamente, che hanno definito con noi le regole del gioco. Fin da subito ci è stato chiaro che i fumetti ci piacciono e ci assillano (spesso molto più di tutti gli altri modi della narrazione) ma non gli tributiamo alcuna centralità nel mondo. Per altro quando diciamo “i fumetti” ci riferiamo a un sottoinsieme minuscolo («non son l’uno per cento ma credeteci esistono») di cose che selezioniamo con cura certosina dalla montagna di letame che l’industria della cultura sforna senza interruzione. Tra le persone che fanno QUASI c’è chi di fumetti ne legge pochi e chi, addirittura, non ne legge affatto. QUASI è colma di articoli che parlano delle passeggiate, del lavoro schifo, delle pedalate in salita, delle partiture difficili da memorizzare, di quel film d’azione, del morso delle corde del ring sulla schiena, … Siamo convinti che tutti questi discorsi siano fondamentali per capire meglio il mondo e, di conseguenza, anche il fumetto.

Poi “critica”. Vogliamo raccontare il mondo, offrirne una lettura, vogliamo parteggiare, dichiarare esplicitamente la nostra posizione rispetto alle storie in cui viviamo . Siamo consapevoli di gran parte dei nostri limiti. Certo, sappiamo che alcuni ancora non li conosciamo, e altri non li scopriremo mai. Sappiamo di non avere un’idea precisa di come funzioni la vita, l’universo e tutto quanto e di non saper indossare alcuna ideologia per un tempo superiore a quello contenuto in una vignetta. Eppure ci illudiamo che, accumulando i nostri pensieri e facendoli entrare in risonanza con quelli delle persone che stimiamo, possiamo costruire un discorso articolato e stratificato capace di produrre una lettura dell’oggi. QUASI è uno spazio di appartenenza militante. Non abbiamo un’aderenza da esibire: un partito, una chiesa, un movimento, un circolo di bocce, o una squadra. Abbiamo idee diversissime tra noi e spesso ci troviamo d’accordo nel constatare il nostro disaccordo. Eppure sappiamo benissimo dove stare. E stiamo tutte e tutti dalla stessa parte.

“Rivista” racconta esattamente questa volontà strenua di articolare un discorso a più voci. La direzione di QUASI, quella firmata da Boris e Paolo, non ha nulla di dispotico. All’interno della redazione avviene un dialogo articolato che convoglia su questa colonna un’infilata di articoli che si riflettono gli uni negli altri. Se vuoi seguire il nostro discorso, ti tocca di leggere articoli apparentemente distantissimi e scoprire che, benché ogni post su questo sito sia leggibile autonomamente, stiamo dialogando, modificandoci a vicenda di continuo.

E infine “QUASI”. Quell’avverbio che smonta qualsiasi idea di precisione e rende tutto più evanescente, sfumato. QUASI è la casa in cui abbiamo scelto di vivere. Tutte le persone che fanno QUASI (abbiamo già detto che sono meravigliose?) hanno le chiavi e ci vengono quando hanno voglia. Portano da fuori le loro cose e, quando escono, si portano sempre via qualcosa. Mentre sono qui modificano lo spazio in cui viviamo. E ne siamo felici.

QUASI è il nostro gioco. Non perdiamo mai. A volte vinciamo, altre impariamo.

Stiamo andando in vacanza, per un mese intero.

Ti lasciamo con l’indice completo di tutti i numeri di QUASI. Puoi leggerli e rileggerli con calma.

L’ultimo, il quarantaquattresimo, dedicato al tema “Non ora non qui” è QUI.

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