If I Can't Dance, It's Not My Revolution

Playlist: Arrivederci, amore, a presto (rimandiamo a settembre)

LATO A

#1

Quando ci si saluta, il distacco può essere così doloroso che continuiamo a posticiparlo. Ancora un minuto.Solo un altro po’. A volte il nostro procrastinare il distacco è interrotto bruscamente dalla partenza di un treno, Dalla sparizione dietro l’infernale porta che conduce agli imbarchi. E c’è questa canzone, in un film che conosco a memoria, che racconta perfettamente quell’istante. [PI]

#2/3

Da quando mi si è palesato il titolo di questa Playlist, ho avuto fisso in testa questo pezzo, nella strepitosa versione che ne ha fatto Battiato nel 2002 in Fleurs3. Ma Sigillata con una bacio era già apparsa in Italia nel 1969, nell’interpretazione ormai datata che ne hanno fatto I Quelli, traducendo un brano di qualche anno prima, Sealed with a kiss, che invece in originale, cantata da Brian Hyland nel 1962, è ancora una bomba. [FP]

#4

La canzone con cui Leonard Cohen ha dato simbolicamente l’arrivederci a questo mondo, è quella che dà il titolo al suo ultimo album, You want it darker (ne ha parlato da poco il bassista qui). Ricordo che quando uscì, rimasi profondamente colpito dal finale delle strofe, dove Cohen, anticipato dal coro che dice «Eccomi» in ebraico, afferma: «I’m ready my Lord». L’ho sempre trovata una dichiarazione di esistenza potentissima, soprattutto l’ultima volta che lo ripete, quando la musica si ferma e la sua voce profonda è scura si spezza per un attimo. [FP]

#5

E poi c’è Jannacci che canta Bindi… [FP] 

#6

Giuni Russo che canta Tenco… [FP]

#7

…E ancora Battiato che canta Conte/Pallavicini. [FP]

LATO B

#8

Eh no, Battiato va bene, ma vogliamo davvero confrontarlo con la voce fortissima e limpida, come un sasso che spacca una finestra, dell’esecuzione della grande, grandissima Caterina Caselli? Tra l’altro, è il pezzo forte al Karaoke. [AS]

#9

E dopo tanto bonjour tristesse, ecco gli All, con She’s my ex da Allroy’s Revenge, secondo album in studio della band pop punk/melodic hardcore punk, pubblicato nel 1989 dalla Cruz Records ma scintillante come nuovo. Lei lo lascia ma dicendogli «Non sarò mai più innamorata così, sii il mio ex fino alla fine» e lui ripete la frase identica poco dopo, e conclude «And I could never kiss that face goodbye», che oggi fa un po’ stalking ma in realtà pensi a quelle storie in cui si è troppo giovani e travolti, ma sei certo che ci sarà una seconda occasione. Chitarrine metalliche, un riff da paura, da cantare a squarciagola in macchina andando in vacanza, o da pogare in casa da soli. [AS]

#10

E se vogliamo, di nuovo, parlare di Giuni Russo, ecco che lo faccio con la mia canzone preferita, struggente, che conosco a memoria: L’addio. È un addio a tante cose, non solo a un amore. Io dopo aver consumato l’LP ancora oggi ho i brividi quando la sento. «Con te, dietro la finestra guardavamo le rondini sfrecciare in alto in verticale, ogni tanto un aquiline, nell’aria curva dava obliquità a quel tempo, che lascia andare via gli idrogeno nel mare dell’oblio». Nell’ultima strofa, il verso «Quando me ne andai di casa finsi un’allegoria ridicola» mi fa venire le lacrime agli occhi. Un mostro di bravura, scoperta da Caselli, resa celebre da Battiato, la più spirituale delle cantanti. «Dietro la stazione, sopra una corriera, l’addio». Niente, piango ancora adesso! [AS]

#11

Gli arrivederci suonano sempre provvisori ma sono spesso definitivi (e alla fine va anche bene così) ma a qualcuno riescono benissimo. Qui abbiamo (siamo nel ’66) Mick Jagger che canta un pezzo (che credo) scritto da Keith Richards con una melodia da Summer of Love permanente, robe psichedeliche e simboli della pace ovunque. Tanto che alla fine non ci interessa neanche più di chi o cosa parla, stiamo solo a cantare a squarciagola «Goodbyeeeeee, Ruby Tuesdaaaaaay!». Aneddoto buffo: il basso nel pezzo è un contrabbasso ma Bill Wyman non riusciva a suonarlo da solo e quindi chiese aiuto a Keith Richards. Con quest’ultimo all’archetto e Wyman alla diteggiatura si poté procedere. Diavolo di un Richards! [LC]

#12

Da Stokmarknes, un posto fottutamente a nord, praticamente alle Lofoten (dove Poe piazza il maelström, per intenderci) una band con un nome iberico e un mood decisamente dark blues. Qui il concetto che viene sottolineato è che c’è chi se n’è andato e chi è rimasto non è proprio contentissimo, anche se sta scavandosi dentro con gusto questa spremuta di lirismo à la Bad Seeds. Dura sei e minuti e mezzo ma non riesce a romperci i cosiddetti quindi mi piace richiamarla alla memoria. [LC]

#13

Quando chi componeva la band fino a quel momento tira dentro il duo Lindsay BuckinghamStevie Nicks non poteva immaginare che, oltre a mettere in gioco due pedine fondamentali per il successo, quello che stava venendo configurato era un cocktail esplosivo di lunghi e sofferti arrivederci a colpi di screzi, botte, droga, sfanculamenti e digrignamenti vari. Qui siamo al 1977, ai tempi dell’album Rumours e nonostante il patatrac (i patatrac, perché pure McVie, il bassista, e la moglie Christine finiranno per dirsi adieu) Nicks-Buckingham, con il classico topos della cantante che, se sta col chitarrista si innamora del batterista (o viceversa, anche se meno comune), produca i suoi effetti finali ormai dentro gli anni Ottanta, gli animi sono belli tesi. Un bell’arrivederci ci potrebbe stare ma la catena impera… [LC]

#14

Il povero James Blake deve essere stato ghosted… ma magari aveva combinato lui qualcosa per meritarselo, il silenzio radio del titolo. In ogni caso, alla povertà del testo fa riscontro lo stile complessivo della musica, un faccio-tutto-io piuttosto ben riuscito. Non gli avranno detto arrivederci ma ne è uscito un pezzo piuttosto carino, quindi bene così. Quanto a noi, ci risentiamo dall’altra parte del silenzio radio agostano. Buona canicola a tutti! [LC]

BONUS TRACKS

#15

E poi arriva Settembre. Con quella insopportabile voce in falsetto che non riesco a smettere di ascoltare. [PI]

#16

Che poi questa playlist ha un tema e mi ci dovrei attenere strenuamente. Ma stiamo andando tutti in vacanza per un po’. Ci sono le valigie pronte nell’atrio e ci stiamo salutando. Approfitto della distrazione di Francesco Pelosi che è il gran maestro della playlist  e faccio un po’ di caciara. Trovo insopportabile la voce di Alberto Fortis, tollero poco tutte le sue mossette, con quelle pose da straniero che parla italiano con un accento marcato, ho voglia di mandarlo a un corso di dizione tutte le volte che non pronuncia le doppie. Eppure… Quanto mi piace questa canzone che non c’entra nulla – NULLA – con il tema odierno. [PI]

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