Playlist: Maschio e Femmina l* creò / Fluire

Quasi | If I Can't Dance, It's Not My Revolution |

#1
Ero al cinema, quando alla fine dei film partiva la musica. Avevo circa 20 anni. Non ricordo assolutamente nulla del film – tranne che sarà stato di qualche regista figo, erano anni in cui cercavo di adattarmi alla mia nuova cumpa di fighi e di recuperare musicalmente e cinematograficamente quel che non sapevo. Sulla narrativa ero uno fortissima, e questo mi aveva consentito di infilarmi in un gruppo di amici quasi tutti più grandi di me, il mucchio selvaggio più pop e anarcoidi che io abbia mai frequentato. Alcuni li vedo ancora. Gli altri mi mancano. Comunque, uscivamo da un film tipo Lars Von Trier e mi sono accorta che mentre chiacchieravo con il mio amico, la musica mi stava lentamente ipnotizzando. Non esisteva Shazam (che insieme a Google maps ha cambiato la mia vita), era difficilissimo individuare una canzone che sentivi già cominciata alla radio. Mi sono fermata sui gradini e ho detto, Ma cos’è? Adesso fa ridere, perché di questa autrice non mi è mai più piaciuto NIENTE. Ma il primo ascolto di Orinoco flow di Enya mi ha sparata in trance. Con la musica mi succede, volevo risentirla e risentirla e risentirla. E anche se ora la riconosco come trash, non mi stanco di ascoltarla quando salta fuori da qualche parte. [AS]

#2
Quando penso al “fluire” penso soprattutto a quello del tempo, che fluendo se ne va e si porta tutto con sé. E allora mi tornano in mente le splendide parole di Leo Ferrè. [BB]

#3
Poi, visto che i Pearl Jam me. Li ha fregati Lorenzo, ci butto su i Queens of the Stone Age con la loro Go with the flow. [BB]

#4
C’è sempre, durante ogni lunga settimana, una sera in cui mi piace “fluire” con Sade. [BB]

#5
Tra fluire e scivolare, c’è poi qualche differenza? [BB]

#6
Col tempo ho cominciato, chiudo con il tempo passato. [BB]

#7/8
Magari non si direbbe, ma hip hop e rap mi piacciono un sacco sin da quando ero ragazzino. Prediligo nettamente il sound e il flow anni Novanta, ma poi ascolto tutto. Ogni tanto, invece di addormentarmi, faccio delle sessioni intensive di ascolto di quel che esce di nuovo, specie in italiano, compresa ovviamente la scena trap e tutte le commistioni del caso. Ieri sera ho scoperto questo pezzo – che a quanto pare è una hit, ma non ascoltando mai la radio non lo sapevo – di Rose Villain con Gué Pequeno. Estetica del video e contenuto del testo sono qualcosa di abominevole  per quanto mi riguarda. Ma lei, come si capisce dalla versione acustica, é bravissima (pur cantando forzatamente nello stile sbiascicone e finto autotune che si è imposto oggi) e il suo produttore è compagno, SIXPM, lo é forse ancora di più. Il pezzo funziona sia solo voce e chitarra, sia con l’intero arrangiamento, dove c’è la vera bomba: il ritornello con il remix di un frammento di My baby left me di Elvis e i fiati. Una roba degna di Moby. [FP]

#9
Giovanni Lindo Ferretti e Ambrogio Sparagna: uno strano connubio che è durato alcuni anni, poi, come tutte le collaborazioni del catto-punk Giolindo, si è sciolto, fluendo e trasformandosi in altro. «Acqua, che è tutto, l’inizio e la fine», come cantano sguaiatamente qui. [FP]

#10
La canzone è effettivamente bruttarella, ne conservo un ricordo sbiadito di tormentone estivo dell’adolescenza. Era senza dubbio la fase mortuaria dei Litfiba, quella che avrebbe presagito lo scioglimento del gruppo, ma l’idea del «corpo che cambia, nella forma e nel colore» continua a piacermi. Il video invece, come quasi ogni video degli anni Novanta, è decisamente inguardabile. [FP] 

#12
I Pink Floyd non mi sono mai piaciuti, c’è poco da fare. Ma mia madre li ascoltava spesso in casa, per cui qualcosa per osmosi m’è arrivato. Questo è uno dei pezzi che preferisco (eppoi, Hiroiko Araki ci ha pure preso il nome dello stand di Josuke Higashikata della quarta serie di Le bizzarre avventure di Jojo, per cui nulla da dire). [FP]

#13
Siccome gli anni Ottanta ci hanno dato i dischi migliori di Tom Waits, Fela Kuti, Sonic Youth, Talking Heads e Metallica, a volte mi dimentico che quello è stato un decennio veramente buio per chi ascoltava musica affidandosi prevalentemente alla radio. Quando è stato proposto il tema fluire, mi è venuta in mente una canzone che l’ultima volta che l’ho sentita tu non eri ancora nato. Come dici? C’eri già nel 1985? Va be’… Allora sarai d’accordo con me: è stato un anno infame. Scorro la classifica dei singoli più venduti e ci trovo: We are the world, Madonna, Duran Duran, Simple Minds, Luis Miguel, Eros Ramazzotti, L’estate sta finendo e così via. Non mi stupisce allora che questa canzone di Loredana Bertè mi sia rimasta impressa. Ha arrangiamento, produzione e coretti inascoltabili, ma lei era stratosferica. E lo è ancora.

#14
Qualche anno prima, nel 1979, Eugenio Finardi pubblica il suo quinto album, ancora una volta per la Cramps di Gianni Sassi, attorno alla quale orbita fin dagli esordi. Nel disco precedente, Diesel del 1978, c’è un pezzo, Cuba, in cui il cantante sembrava aver perso tutte le certezze politiche: «È che viviamo in un momento di riflusso», cantava, «e ci sembra che ci stia cadendo il mondo addosso». Il secondo lato del LP (erano anni in cui i dischi ti toccava di girarli ogni mezz’ora come pezzi di carne nel forno) si apriva con una canzone che durava meno di tre minuti e diceva a cosa dovevamo aspirare dopo il riflusso.

#15

Quando compri Ten perché hai visto il video di Alive su Videomusic e prima di arrivare al singolo che già conoscevi vieni investito da due getti ad alta pressione, Once e Even Flow, che ti sistemano per benino e te li riascolti già al primo giro sul CD appena acquistato, ancora prima di andare a sentire il resto. Ah, se scorreva bene, regolare e potente… [LC]

Ti è piaciuto? Condividi questo articolo con qualcun* a cui vuoi bene:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

(Quasi)