Ogni angelo è tremendo

Arabella Strange | Rorschach |

Circa un mese fa è cominciata la demolizione della Torre Tintoretto, nel quartiere di San Polo. Mio padre era il direttore dell’Aler quando era stata costruita: mi ricordo che, da ragazzina, mio padre mi ha portato a vedere il cantiere: erano i primissimi anni Ottanta, e la torre mi sembrava altissima. Sarebbe stata dipinta a strisce colorate secondo la teoria dei colori di Goethe. Il quartiere aveva una brutta fama, e l’edilizia pubblica cercava di riqualificarlo: oltre a gruppi di villette erano sorte tre Torri, che nascevano dall’idea di mantenere più verde possibile intorno agli alloggi.
Negli ultimi anni questa torre è stata oggetto di varie baruffe in consiglio comunale. C’era chi voleva demolirla e chi voleva ristrutturarla e riqualificarla.
Non so per quale motivo la giunta di destra avesse deciso che la torre andasse assolutamente distrutta: è stata un’altra delle campagne costosissime e insensate che solo l’odio dei confronti di qualunque cosa ricordasse le precedenti amministrazioni di centro-sinistra può spiegare.
E alla fine l’hanno avuta vinta loro.
Facebook è pieno di foto sconsolate dei ragazzi che a San Polo sono nati e cresciuti: alle loro spalle, il grande cantiere di demolizione di quella specie di obelisco che rendeva il loro quartiere diverso da tutti gli altri, e si vedeva già dal casello dell’autostrada quando tornavi a casa.

Mia madre è morta la notte di Santa Lucia. Qui da noi è lei che porta i regali ai bambini e alle bambine, e per almeno quindici anni lei, in quella notte, restava sveglia per disporre i giocattoli sul tavolo della cucina. Anche la sua morte è stato un regalo, le tenevo la mano e dicevo dai, mamma, vai, vai che sei libera.

Mio padre si è sentito male la notte del 31 dicembre e l’ha seguita il 3 gennaio. Provo un grande dolore pensando che è riuscito a vedere l’inizio della distruzione di qualcosa che aveva contribuito a costruire. Perché le decisioni le prendono i Presidenti, cariche politiche, ma sono i Direttori, dipendenti pubblici, a stare sul campo, a occuparsi della parte concreta dell’edilizia residenziale pubblica.

E quella torre era una delle costruzioni più rappresentative di quel periodo storico dell’edilizia popolare in cui lui, figlio di una famiglia poverissima, aveva creduto molto.

C’è un’iconografia che detesto particolarmente: quella del vecchio decrepito con una tunica da Gandalf sconfitto che saluta un neonato quasi nudo che si allontana, a volte nella neve.
È una vignetta o un meme che gira a ogni fine anno e mi fa pensare per prima cosa al clima: perché cazzo nessuno dei due ha un cappotto o una giacchetta? Perché un bambino deve andare in giro solo con un pannolino addosso e scalzo sulla neve? L’anno vecchio saluta e incoraggia quello nuovo e io, personalmente, avrei qualcosa da dire a tutti e due.

Vecchio Gandalf, prendi il fascicolo di Arabella e sfoglialo un po’. Vedrai che, non lo nego, qualche cosa di buono l’hai fatto.
Provo a elencare: tre spettacoli bellissimi a cui ho collaborato; la notte in Sardegna con i campanelli delle pecore che tintinnano nell’oscurità facendo un mormorio dolce e misterioso; un concerto di Natale meraviglioso,  finalmente in un teatro vero, in cui sentivo di irradiare la gioia e l’energia di 900.000 pannelli solari; e probabilmente un’altra serie di momenti belli che ora non ricordo. Li cerco, li colleziono, poi li dimentico.
Nell’ultima pagina però, brutto stronzo, mi hai tirato l’uppercut, anche se sembri un vecchiuccio gracilino e macilento, e mi hai steso. Prima la mia mamma, poi il mio papà, in combutta col neonato malefico che se lo è portato via il 3 gennaio.

Le cose mutano, crollano le torri di San Polo, crollano anche gli imperi, e i genitori, se tutto va per il verso giusto, ci lasciano prima che noi lasciamo loro.
E sto male, piango, e quando vedo le foto della demolizione in corso piango di più: non poteva incominciare anche solo una settimana più tardi?

Ma.

Ma va bene. Perché l’immensità di quello che ho provato, accanto a quei due letti finali, è impossibile da raccontare. Assomiglia al passaggio di due esseri alati enormi, minacciosi e compassionevoli.
Mia madre, amica, sorella, alleata, mi ha tenuta la mano stretta per tutta la sua agonia. E dopo un po’, lei era libera, e io sola, e ho pianto tutte le mie lacrime, ma la morte era passata con dolcezza, dopo anni di dolore.
Mio padre, per anni il mio nemico, poi una persona che ho cercato di amare più che potevo, stanca di dover tornare continuamente, su tutte le poltroncine degli analisti, alle botte, ai pianti, al terrore. Quando gli hanno aumentato la morfina e mio padre ha cominciato a perdere conoscenza, mi sono rannicchiata vicino a lui e nell’orecchio gli ho detto tutto, tutto, tutto.
Ero parte di qualcosa di immenso. Nel profondo del mio cuore qualcosa ha ceduto, una diga, e un fiume di parole, amore, perdono mi ha travolto.
Come sono povere le parole.
Perché quella cosa lì, che chiamo perdono, è qualcosa di inaudito, mai provato in tutta la mia vita, inevitabile illimitato, divino. Un sussulto nel più profondo degli abissi del mio cuore sgangherato, e alla fine dentro il buio c’era la luce

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Una risposta su “Ogni angelo è tremendo

  • R Good

    Riporto da RaiNews 19/12/2021 : “Da alcune settimane, in virtù del contratto di quartiere tra Comune, Aler e Regione, è cominciato l’abbattimento dell’edificio che conta 18 piani e 190 appartamenti. Al suo posto sorgeranno 6 nuovi edifici con 270 abitazioni in classe energetica A, un cortile e altri spazi condivisi”.
    Che il bimbo cresca sano e forte.
    Un caro saluto

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