A. 5 – Pagine 10-11 (prime ultime cose)

Alessandro Lise | Leggere Rusty Brown |

Lo sfasamento

I due sistemi narrativi agiscono dunque parallelamente per ritmi coincidenti (gli stessi avvenimenti accadono dopo un numero uguale di vignette); ma tali ritmi coincidenti si sovrappongono al sistema delle tavole, creando una sorta di asincronia. È grazie a questa sovrapposizione che il lettore coglie la similarità delle vicende senza avvertire il meccansimo narrativo. Se è vero che in entrambe le vicende entriamo all’interno delle case alla vignetta 5, e sentiamo bussare alla vignetta 7, è anche vero che per Chalky queste cose succedono a pagina 10; mentre per Rusty a pagina 11: i fatti avvengono dunque contemporaneamente, ma, allo stesso tempo, sono in sequenza; ci sono, cioè, un prima e un dopo.

Il risultato è quello di avere due ritmi narrativi diversi, una doppia velocità nella stessa pagina: a velocità normale la storia “di sopra”, quasi a rallentatore, con molte pause e più riflessiva, quella di sotto. E non si tratta, per Ware, solo di una necessità dovuta al numero diverso di vignette, è chiaramente una scelta il cui risultato è quello di dare a entrambe le vicende un tono specifico.

Il tono

Non dico nulla che non sia già evidente a un primo sguardo, già solo dai colori, o dalla distribuzione dei ballon. Chris Ware qui, in queste prime pagine, imposta già il registro su cui procederanno le due storie: quella di Rusty Brown (“marrone ruggine”, con un richiamo evidente a Charlie Brown), sui toni dell’arancione (almeno in queste pagine), più sintetica, con diversi daloghi; quella di Chalky White (“bianco gessetto”), con colori più freddi, piena di pause. E questo ha anche una ragione strutturale: se di Rusty Brown leggeremo tutti i pensieri (lui e suo padre sono gli unici personaggi – insieme a Jason Lint nel racconto di cui è protagonista – ad usare i ballon del pensiero), di Chalky dovremo interpretare le espressioni, come quella, preoccupata, che appare alla vignetta 7: avremo bisogno di più spazio per definirne l’interiorità.

(continua…)

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(Quasi)