Il volto del Saraceno

Lella Parmigiani | post-it |

È maggio, il mese che profuma d’estate, di feste, di giochi e la campagna si colora di pistilli incorniciati di rosso. Anche ai bordi della strada che conduce al lago spuntato papaveri ovunque: stupendi, fragili e sgargianti. Sono un regalo di passaggio e, come tutte le cose più belle, hanno vita breve: un delicato emblema del qui e ora.

Anche (Quasi) ha voglia di giocare: questa, in fondo, è ancora una squadra di ragazzaccə che si diverte a premiare il miglior fumetto italiano del 2023, proponendo Il Saraceno di Vincenzo Filosa.
Per leggerlo, la prassi vuole che lo si accolga fra le mani, si osservi e si accarezzi la copertina, lo si rigiri  e si leggano le note in quarta, prima di aprirlo.
Ecco, sono ferma alla prima mossa. Evito di toccare il disegno in copertina come facevo da piccola con le immagini dei rettili e cercavo il bordo bianco per girare la pagina evitando la fotografia: quella copertina mi respinge nello stesso modo.
Di primo acchito non empatizzo con questo viso. È una cosa che mi succede, a volte, con alcune persone che neppure conosco ma ho imparato a fidarmi dei miei sensi, sbagliano sempre meno di me.
La copertina non mi comunica nulla, se non un senso di vuoto e di spaesamento; entrambe sono sensazioni che cerco di evitare nella vita reale. Sono il contrario di vitalità e progettualità, pane per la mia sopravvivenza.
Forse è colpa dello sguardo imperscrutabile, del viso inespressivo, di quel leggero digrigno. Oppure perché quel naso pare schiacciato contro un vetro che si frappone e ti allontana.  

O perché, come una bolla, sembra galleggiare nello spazio, svuotata anche di un corpo, una maschera in una bolla di sapone destinata allo scoppio.
O più semplicemente, è colpa di quella colorazione sfumata arcobaleno che pare una pellicola posticcia appiccicata alla pagina.

Ho provato a riportare quell’immagine in bianco e nero, e – ecco – una barriera l’ho eliminata.

Lo so, sto parlando di un libro che piace a tutti e sono ferma alla copertina. Forse è solo un mio problema.
Il prossimo mi piacerà.
Questa copertina mi immobilizza, creandomi lo stesso terrore di quando sognavo serpenti nel letto e attendevo devastata la mossa che mi avrebbe distrutto.

Nel fantastico cortometraggio di Wes Anderson Veleno, tratto da un racconto di Roald Dahl, quell’immobilismo determinato dalla paura al cardiopalma è raccontato magistralmente.
Ti consiglio di guardarti, già che ci sei, tutti e quattro i corti che compongono la surreale e originalissima antologia La meravigliosa storia di Henry Sugar e altre tre storie. Quello che dà il titolo all’antologia ha perfino appena vinto l’Oscar.

Per Il Saraceno, alla fine, ho risolto: ricopro la copertina.

Quando il problema è irrisolvibile, ho imparato ad aggirarlo.

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(Quasi)