Portatemi il responsabile!

Boris e Paolo | QUASI |

Te la ricordi la Regina Rossa? Certo, Alice è petulante e fastidiosa, fa domande inopportune e sembra non capire non solo quello che le dicono, ma neanche quello che lei stessa vuole. La Regina Rossa, però, ha proprio un pessimo carattere. Basta che le si rovini una festa, una partita a croquet o un processo, che subito infligge la sua condanna: «Tagliatele la testa!». Quasi non le pare vero di poter trovare un responsabile, un colpevole cui imputare qualsiasi fastidio, dalla sparizione di una crostata alla lesa maestà.

«Portatemi il responsabile!» è il grido che si lancia un attimo prima di decidere la condanna, di strillare «Tagliatele la testa!». Lo gridano con furore i padroni, i ministri, i presidenti, i re, i CEO, i capiufficio, i questori, i generali, i caporali. Lo gridano alti papaveri e piccoli tiranni. E lo gridano sempre verso il basso.

C’eravamo illusi che, nelle organizzazioni – quelle industriali e quelle governative – la delega scendesse, attribuendo competenze a degli individui, e la responsabilità salisse, adagiandosi sulle spalle dei più potenti. Ce lo ha insegnato perfino Spider-Man: «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità».

Pensa a quella che ci sembra – e probabilmente è – la forma più evoluta di governo della Cosa Pubblica: la democrazia. Organizziamo dei raduni periodici, durante i quali ci possiamo mettere in fila per infilarci in un gabinetto con un solo foglio di carta. Ci danno una matita – da restituire, mi raccomando – e dobbiamo fare una croce su un simbolo. Con quel gesto minuscolo deleghiamo le scelte a un nostro rappresentante. Dovrebbe essere un nostro servitore e, invece, diventa un governante. Da quel momento può fare tutto: leggi, decreti, revisioni costituzionali, patti di obbedienza, guerre, porcate.

Ma quanto è liberatorio! Siccome lo abbiamo posto in alto, gli abbiamo conferito grandi poteri, ci siamo sciacquati la coscienza. Quella crocetta è meglio di un’indulgenza plenaria: ci ha, di fatto, tolto ogni colpa. Abbiamo esaurito il nostro compito nella cabina elettorale e, ora, gli individui che abbiamo scelto perché esercitino i poteri più grandi possono tutto. Possono addirittura modificare i sistemi regolatori entro i cui limiti si devono muovere, e promulgare leggi che contravvengono quelle linee guida che chiamiamo Costituzione.
In questo modo, tutte le organizzazioni – tanto quelle industriali quanto quelle governative – hanno responsabilità che salgono e si vestono di ricchezza e potere, e deleghe che scendono in forma di ordini, vincoli, leggi, tasse…

In tutto ciò, le nostre coscienze sono sgravate. Perché non ci sentiamo più responsabili di un cazzo. Guardiamo notiziari che parlano di stragi, guerre, genocidi, corruzione, abusi e… la colpa è di quei porci inguardabili che hanno il potere.

Ma a gridare “Portatemi il responsabile!” sono loro. I potenti, i ricchi, gli industriali. E di fronte al tribunale della Regina Rossa ci finiamo noi. E non abbiamo neanche la sfrontatezza di quella bambina vittoriana che può gridare all’esercito: «Siete solo un mazzo di carte!», ristabilendo un principio di realtà.

E forse, proprio come Alice, dovremmo metterci di fronte allo specchio e, invece di attraversarlo, limitarci a guardarlo. Dritto negli occhi.
E scoprire così che ce l’abbiamo davanti.
Portiamoci il responsabile.

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