Ho creato il mio primo account Instagram nel 2011. Al tempo frequentavo la scuola alberghiera e, con alcuni compagni, lo abbiamo installato per creare una galleria fotografica dei nostri piatti.
Su quel profilo, pubblico, non condividevo solo le preparazioni scolastiche piene di soddisfazione ma anche bambini che crescevano, interni della mia vecchia casa, gite in famiglia. Non mi curavo che qualcuno le guardasse, giudicasse o condividesse a mia insaputa. La trovavo una cosa divertente e senza aspettative. Poi la scuola è finita e ho passato l’account a mia figlia, che ha cambiato username e password e dopo poco, le ha dimenticate. Dato che l’indirizzo email registrato era quello della scuola, quell’account non siamo più riuscite a recuperarlo.
Passato qualche anno ho aperto “Mamelo”, il mio locale, e ne ho creato un altro. Con l’indirizzo e-mail dedicato e un numero VOIP per evitare di usare il mio personale. L’ho lasciato in gestione alle ragazze che lavoravano con me, più giovani e abili nell’usarlo. Inevitabilmente, quando ho affittato il locale, l’account “Mamelo” ha fatto la fine di quello della scuola.

Appena trasferita in Olanda ne ho creato uno nuovo: “Dolcissima”. Era il nome del libro che avrei voluto scrivere, ma che non ha mai visto la luce. A differenza degli altri, “Dolcissima” me l’ha fatto chiudere uno stalker, e io ho potuto solo fare la segnalazione alla polizia postale. Quel gesto mi ha offesa, spaventata e disgustata al punto che ho pensato di lasciare Instagram per sempre.
Invece, passato un anno, ci ho riprovato con il mio account attuale, che dopo varie prove ho deciso di chiamare come me. È pubblico ma molto ristretto. Niente commenti alle storie, niente messaggi da chi non mi segue e non seguo. Insomma, ho ridotto le interazioni al minimo. Devo dire che non ho più avuto problemi di stalking, ma le storie continuano a essere visualizzate da donnine nude con le gambe aperte e le tette al vento. Non so perché i miei dolci attirino la loro attenzione, penso che lo usino come rampa di lancio. Il risultato è che ho smesso di pubblicare storie.

Per fortuna c’è Threads, ho pensato l’altra sera, quando ho condiviso la foto di una pentola piena di pasta integrale, appoggiata sul tavolo fra libri, quaderni e fogli sparpagliati. Un momento sereno che ho voluto chiamare: “vita solitaria”. Improvvisamente, Threads si è trasformato in una chatroom di persone sconosciute. Alcuni utenti hanno pensato che avessi bisogno di compagnia e mi hanno scritto in privato. Avevo dimenticato di restringere le opzioni di privacy. Certe domande mi hanno talmente tanto stimolato l’antipatia che ho risposto a tono con lo pseudonimo F73:
@anonymusXXX: di dove sei? quanti anni hai?
F73: lo spazio-tempo nella versione classica.
@anonymusXXX: ci vogliamo incontrare?
F73: il concetto di evento spiegato semplice.
@anonymusXXX: che cosa fai di bello?
F73: forza per spostamento uguale lavoro.
@anonymusXXX: sei sola?
F73: il sistema isolato.
@anonymusXXX: ti piace farti guardare?
F73: il principio di indeterminazione di Heisenberg.
@anonymusXXX: mi mandi una foto?
F73: l’elettrone eccitato.
Credo che abbia capito di lasciarmi stare, ma per sicurezza ho eliminato il post e messo Threads in modalità privata. Il giorno dopo ho eliminato l’applicazione dal telefono insieme a Instagram.

A @anonymusXXX avrei dovuto dire che, se cercavo una compagnia digitale, avrei scelto Tor Browser che più di tutti garantisce una navigazione anonima. Infatti, Tor instrada il traffico dati attraverso diversi server (o nodi), rendendo difficile risalire al computer da cui ha avuto origine la connessione. In aggiunta, potrei scegliere una chat con la cifratura end-to-end (E2EE), come la svizzera Threema: senza numero di telefono o indirizzo email per registrarsi. Ma c’è sempre il problema dei metadati, che il provider Internet (Tim, Iliad e compagnia bella) potrebbe leggere e, insospettito, comunicare alla polizia postale.
Per confondere i controlli, potrei trasformare il mio PC in un piccolo laboratorio di macchine virtuali, con una VPN che depista le tracce della connessione, facendo credere che io sia localizzata in paesi esotici come le Seychelles, Panama, Corea del Nord.
Un lavoro tecnico, quasi da hacker, che mi consentirebbe di navigare ai limiti della legalità fino a imbattermi in Facebook.onion: l’unico social di Meta ufficilamente presente da quelle parti.
E chissà che non trovi qualche amico vero con cui chattare, qualcuno al quale non debba spiegare chi sono, dove vivo, quanti anni ho, se sono sola.
Per quanto se ne dica, Facebook è il social migliore e per ora mi terrò solo quello.
Fino al prossimo logoff.

Cinnamon rolls

Ho deciso di preparare i Cinnamon rolls perché sono di moda e li vedo ovunque.
Dicono che gli svedesi li mangiano per godersi il tempo e l’ho trovata una buona alternativa all’uso dei social.
Impasto
- 400 g farina Manitoba
- 145 g latte intero tiepido
- 8 g lievito di birra fresco
- 1 uovo medio
- 1 tuorlo
- 50 g zucchero
- 50 g burro morbido
- 5 g sale
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
Ripieno alla cannella
- 60 g burro morbido
- 80 g zucchero di canna
- 10 g cannella in polvere
Glassa al formaggio (opzionale)
- 70 g formaggio spalmabile
- 30 g zucchero a velo
- 20 g burro morbido
- Un tappino di estratto di vaniglia
Procedura
- In una caraffa versa il latte, il lievito sbriciolato, lo zucchero, le uova e il burro e mescola il tutto.
- In una ciotola capiente mescola la farina con il sale e poi aggiungi il contenuto della caraffa.
- Impasta con le mani. Oppure usa un cucchiaio di legno per dare forma all’impasto, poi continua a mano fino a formare una palla.

- Metti l’impasto in una ciotola pulita unta con pochissimo olio e lascialo riposare, coperto con la pellicola, per circa due ore, o per il tempo necessario affinché raddoppi di volume.
- Riprendi l’impasto lievitato e stendilo sul tavolo da lavoro infarinato, ottenendo un rettangolo di circa 30 × 40 cm. Sciogli il burro per il ripieno e spennellalo su tutto l’impasto, coprendo bene anche i bordi. Poi mescola lo zucchero con la cannella e spargili su tutta la superficie dell’impasto, lasciando libero il bordo.

- Arrotola l’impasto partendo dal lato corto per ottenere un rotolo compatto. Non premere troppo. A questo punto, con un coltello affilato inumidito con un po’ d’acqua fredda, taglia delle fette dello spessore di 2,5 cm (ne otterrai circa 12).

- Posiziona le fette in una teglia da forno coperta con la carta. Copri con un canovaccio e lascia lievitare per mezz’ora.
- Cuoci in forno a 180 °C per circa 25 minuti, fino a quando la superficie sarà dorata. Una volta cotti, fai raffreddare i dolcetti per almeno 10 minuti. Li puoi mangiare così oppure spalmati con la glassa al formaggio ottenuta mescolando tutti gli ingredienti.


è alla vita numero 4, inclusa l’infanzia, che ricorda a malapena data l’età. La sua psicologa dice che è una studiosa ma lei si ostina a fare cose pratiche come programmare, cucinare e ora anche disegnare.