Nel centoduesimo numero di (Quasi), Paolo Interdonato e Boris Battaglia si scontrano (e si incontrano) in una conversazione a tutto campo su Dylan Dog. Dal colpo di fulmine per il primo numero di Stano alla delusione per la deriva sclaviana, passando per il gotico, il fumetto postmoderno, le origini seriali e la fortunata bulimia con cui il personaggio bonelliano ha finito per fagocitare tutti gli altri storici indagatori dell’incubo.
Bonelli
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Dylan Dog, l’orrore non è una fuga
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In occasione del quarantennale di Dylan Dog, Paolo Valeri analizza la natura profonda dell’orrore nella serie creata da Tiziano Sclavi. Svincolato dalla semplice funzione di fuga dalla realtà, l’orrore in Dylan Dog diventa uno strumento critico e morale – radicato nel romanticismo gotico inglese e nelle teorie dell’hauntologia – capace di dare voce al rimosso sociale, alle fratture del presente e alla perdita di un futuro alternativo.
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Indagatori dell’incubo
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In occasione dei quarant’anni dall’uscita del primo numero di Dylan Dog, l’editoriale del numero centodue di (Quasi) riflette sui meccanismi della paura e sul genere horror, dai tarocchi letterari di Stephen King all’impatto rivoluzionario della creazione di Tiziano Sclavi e Angelo Stano. Senza esaurirsi nella celebrazione del singolo personaggio, il numero allarga lo sguardo all’intera categoria degli “Indagatori dell’incubo”, esplorando come l’orrore a fumetti si sia evoluto nel tempo tra miti, cliché e disamore senile.
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Il fumetto tira la catena: Quando il magazzino tracima
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Il mercato del fumetto italiano rallenta: calano fatturato e marginalità, Bonelli riduce la produzione e il magazzino diventa il vero indicatore di crisi. Tra manga che tengono, graphic novel che cedono ed edicole sempre più vuote, resta una domanda sull’innovazione che non arriva.