Enrique Irazoqui ricorda Il Vangelo secondo Matteo

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Lo scorso 15 settembre è morto Enrique Irazoqui, l’attore che hainterpretato Gesù nel Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. Negli scorsi giorni, Peppe ha pubblicato questa foto sui suoi profili social e Dario Agosta, escavatore di post antichi e cucinatore di dati, commentando, ha ricordato di quando, sul newsgroup it.arti.cinema, Irazoqui ha raccontato la sua esperienza. Abbiamo cercato quel post e li riproponiamo qui sotto, perché sono potentissimi e perché sono quasi QUASI.

Il 17 aprile 2005, alle ore 18:38, su it.arti.cinema compare questo messaggio firmato da Irazoqui:

Mi piacerebbe sapere se in Italia il film Il vangelo secondo Matteo si considera gia passato, troppo vecchio, come un anno fa mi disse una giornalista di Il corriere della sera, comparando Il vangelo con il film di Gibson.
Scusate il mio italiano. Non lo parlo mai e l’ho dimenticato troppo.
Enrique

Mentre si sviluppa una discussione, non troppo animata, tra i partecipanti al newsgroup, l’utente che si firma “Un fake di Alberto” fa un paio di domande all’attore e il 18 aprile, alle 18:06, ottiene questa risposta.

> Beh, se sei davvero quell’Irazoqui, sarebbe interessante sapere cosa ne
> hai pensato tu del film di Gibson.
Non l’ho visto. Per quello che ho letto, non m’interessa proprio niente. Quella giornalista del Corriere dell sera di chi ho parlato prima voleva farmelo vedere per comentarlo dopo. Ho detto di no.

> E, se hai tempo, sarebbe bello che ci raccontassi qualcosa della tua
> esperienza con Pasolini: come avvenne che fosti scelto tu, ed e’ vero
> che inizialmente non avevi nessuna voglia di interpretare la parte?

Si, è vero. Avevo 19 anni, (per me scrivere in italiano è quasi una tortura) ero il rapresentante della facolta di economia nel sindacato democatico, clandestino, della universita di Barcellona, dove avevamo deciso che dovrei andare in Italia a chiedere a gente conosciuta che venissero nella Spagna a parlare in favore della liberta, del antifascismo. Cosi sono andato a Firenze e Roma nel febraio del 64, dove ho consciuto a La Pira, Nenni, Pratolini, Bassani, etc. IL giorno prima di partire, Giorgio Manacorda, l’amico che mi presentava alla gente di Roma, mi disse che avevamo due ore libere e che potrei conoscere a un poeta chiamato Pier Paolo Pasolini. Siamo andati alla sua casa del EUR, lui apri la porta (poi mi disse che dal primo momento sapeva che io dovrebbe essere il Cristo), ci siamo seduti e incomiciai a parlare del fascismo, l’antifranquismo, l’isola di relativa liberta che era l’universita, etc. In vece di interrompermi con domande, come tutti facevano, si messe in piedi e incomicio a girare in torno a me, si fermava, girava ancora… Mi sentivo scomodo, per quanto Giorgio mi aveva detto que Pier Paolo era homosessuale (con hacca (acca?), senza hacca, non ho un dizionario), e io ero, ai miei 19 anni, un militante radicale puro e duro. In somma, alla fine del mio discorso Pier Paolo mi disse che ci aiuterei (effetivamente, venne a Barcellona in novembre del 64), pero che io potevo aiutare lui (in quel momento pensavo che adesso finira proprio male): che da due anni cercava un Cristo, che non voleva un attore professionale e che anche con 19 anni credeva che sullo schermo potrei dare una eta indefinita, suficiente per fare il Cristo. Subito li dissi di no, assolutamente no, che avevo cose importante da fare a Barcellona con i miei compagni di lotta (molto dopo mi disse che aveva trovato emozionante la mia negativa, dentro della imagine del giovane puro; Pier Paolo aveva perso un fratello resistente contro i tedeschi durante la guerra). Tratto di spiegarmi tante cose dil suo film, tutto inutile. Chiamo per telefono a Elsa Morante, che dopo sarebbe una mia grande amica, e al produttore Alfredo Bini. Niente da fare, non volevo fare scemenze stile Hollywwod, anche se mi spiegavano tutti insieme quello di Gramsci di un racconto “epico-lirico in chiave nazional-popolare”, di restituire il Gesu al popolo. A quel punto li, Giorgio Manacorda, molto piu flessibile che quel rigido rivoluzionario di Barcellona, si messe della sua parte. Erano gia quatro contro uno… 🙂
Potete leggere la poesia “Vittoria”, di Poesie in forma di rosa, che parla di me e, indirettamente, di quel rancontro.
Due settimane dopo ero a Roma, questa volta per fare il film, andare a cena e parlare di tutto ogni sera fino molto tardi con quella gente li, Pier Paolo, Elsa, Moravia, la Ginzburg, la Betti, etc. etc. etc, caminare per la citta con vecchi blue jeans e un mucchio di lire in tasca, scoprendo che la vita non era soltanto pranzo alle due, cena alle nove, rivoluzione, studiare e fidanzata. Meno male! 🙂
Veramente mi dispiace scrivere tanto male in italiano, un pugno nel occhio per tutti voi.
Enrique

Più tardi, alle 23:24, risponde a Tamara:

> Ti prego, continua, e’ meraviglioso poter avere testimonianze di questo
> peso.
> Se ti fa piacere, raccontaci il momento delle riprese, le scene,
> Pasolini, per favore.

Sarebbe soltanto la visione di un ragazzo di 19 anni, un elenco di aneddote probabilmente senza interesse, come andare a spasso con Giovannino evangelista dopo cena e sentire a la gente di Matera arrabiarsi con me: “u cristu non fumava!”; o aspettare seduto in spiaggia, vestito di Cristo, e vedere come donne di nero si inginocchiavano davanti a me con un “cristu, fammi un miracul”. Niente da vedere con quello che Pasolini aveva in testa.
Grazie per il tuo interesse.
Enrique

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