Strani anelli

All about (and around) Susie

L’entrata in scena di Susie Diamond, con quel suo tempo perfetto, è senza dubbio un omaggio alla bionda e miopissima Pola Debevoise, che in Come sposare un milionario, pur di non mettersi gli occhiali e rivelare la propria miopia, inciampa continuamente. Susie non è miope e inciampa solo perché serve a costruire quell’entrata indimenticabile.
«Goddamn’ shit!», poi si rialza e, dopo un dialogo serratissimo, convince i due fratelli Baker a farle l’audizione anche se è arrivata con un assurdo ritardo.

Non dirci che, dopo l’imbarazzante (ma al contempo erotico e divertente) esordio sul palco, quando Susie attacca Ten Cents a dance,

non ti è venuta subito in mente Zucchero Kandinsky.

Come il percorso narrativo di A qualcuno piace caldo, gira attorno all’innamoramento tra Zucchero e Joe, così quello de I favolosi Baker ha il suo perno nel rapporto che si instaura tra Susie e Jack. Che il duetto più importante avverrà tra quei due è già chiarissimo, infatti, da quella sequenza in cui Susie, per quanto inesperta e ineducata alle esibizioni dal vivo, rispondendo all’interpellazione di Jack, toglie la voce a Frank e diventa il vero centro dello spettacolo.

I favolosi Baker arrivò nelle sale che noi avevamo ventun’anni, età che, a differenza di quello che pensava Paul Nizan, è davvero la più bella di tutta la vita. Michelle Pfeiffer ne aveva esattamente dieci più di noi. Eravamo già innamorati di lei, in tutte le sue manifestazioni. La tossica, ricca, viziata e annoiata Elvira Hancock di Scarface, l’ambigua e incontrollabile Diana di Tutto in una notte, l’incantata guerriera Isabeau d’Anjou di Ladyhawke, la bionda strega giornalista Sukie Ridgemont di Le Streghe di Eastwek, l’ostessa narcotrafficante Jo Ann Vallenan di Tequila connection, l’ingenua ma poi mica tanto Madame de Tourvel di Le relazioni pericolose. Ma non c’è niente da fare, quando l’abbiamo incontrata nei panni di Susie Diamond, abbiamo capito che quello non era solo un personaggio, ma una sorta di alter-ego con il quale Michelle stava duettando: senza la carne e la voce di Michelle, Susie non avrebbe mai potuto esistere; e se anche fosse capitato – raccontano che per il ruolo avevano pensato anche a Madonna – mai avrebbe lasciato nei nostri cuori di ventenni questo desiderio senza fine che oggi, a distanza di tre decenni, brucia ancora.

Siamo certi che se stai leggendo queste righe e ancora non hai piantato la lettura per correre a vederti il film, è perché questa sequenza ce l’hai ben piantata nella memoria.

Qualunque sia la tua declinazione di genere (e intendiamo sia quello sessuale che quello cinematografico) non puoi non convenire con noi che in questa manciata di minuti, in questo duetto, c’è tutto l’erotismo del mondo. Infatti poi Susie e Jack faranno l’amore. Ma in fondo questo è un dettaglio. Il punto è un altro.
I favolosi Baker è un film che assomiglia a due strani anelli che si intrecciano, una specie di otto. Da una parte c’è il rapporto circolare del duo musicale formato dai due fratelli, circolarità che l’arrivo di Susie, trasformando il duo in un trio, inverte. L’arrivo di Susie è una specie di giravolta del cerchio, la strozzatura dell’otto, hai presente, no? Il corpo di Susie sessualizza lo sguardo e la sua voce sessualizza l’ascolto. Il trio non può resistere a questa tensione, deve tornare a essere un duo. Così Susie e Jack si esibiranno da soli, ma il duo iniziale non si annulla. Jack non rinuncia a Frank e non ammette che chi lo completa veramente è proprio Susie e non suo fratello.
Quando finalmente riesce ad ammetterlo, quando ha quest’intuizione finale, torna da Susie, come a voler chiudere la circolarità del duetto. Ma apparentemente il film si chiude senza concederglielo. Susie si allontana.
E sui titoli di coda la voce di Michelle Pfeiffer, facendoci venire la pelle d’oca, canta My Funny Valentine. Se sai cosa racconta questa canzone, capisci perché, nella chiusura del film, l’equilibrio riconquistato nel rapporto tra i due fratelli è solo apparente. Ogni duo funziona solo se sbilanciato.
Se invece non sai di cosa parla quella canzone, beh, forse è ora di impararlo.

Questo strano anello, anche più strano del solito, è composto da

  • Come sposare un milionario di Jean Negulesco, 1953
  • A qualcuno piace caldo di Billy Wilder, 1959
  • Tutti, ma proprio tutti, i film con Michelle Pfeiffer
    con particolarissima reiterata attenzione a
    I favolosi Baker, di Steve Kloves, 1989

Il Tequila sunrise è un cocktail formato da 3 parti di tequila, 6 parti di spremuta d’arancia, 1 parte di granatina. Mescoli con ghiaccio, versi e ti disseti. La sua fama, un po’ appannata dagli anni passati da quando gli Eagle lo avevano cantato, brillò di nuovo proprio perché Michelle lo beve in Tequila connection. Dopo aver visto il film, fattene almeno uno.

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