L’ultimo round di Goblin

Francesco Barilli | Il tradrittore |

(Lo premetto e lo prometto. Stavolta il gioco “ha detto/voleva dire” lo vediamo alla fine. Fidati…)

Se scrivi “duetto” su Google la prima voce, ovvio, è la definizione da vocabolario, poi ci sono i ravioli di Giovanni Rana e la spider dell’Alfa Romeo. Della spider e dei ravioli m’importa poco. Ammetto che questi ultimi possono dare una mano quando hai poco tempo: li butti nell’acqua e zaaac, si spaventano della temperatura bollente e li tiri su già belli cotti.
Tutto questo per dire che dopo aver parlato della morte di Gwen avevo intenzione di parlare di quella di Norman Osborn, ma, giuro, non credevo di farlo subito. Poi ho visto che il tema della settimana è “duetti” e sono finito su Google: dovevo capire se il rapporto fra Peter Parker/Spider-Man e Norman Osborn/Goblin potesse essere inscritto nel tema.
Io dico di sì. Non per assonanza con la parola duello e neanche per un’applicazione del significato estensivo (verificalo col dizionario o fidati: ci starebbe). Dico di sì e il perché lo vedremo alla fine.

Eravamo rimasti alla povera Gwen, ricordi? “Amazing Spider-Man” 121, ne ho parlato una settimana fa. Ora, come l’altra volta, è il momento del doveroso spiegone per i meno esperti in materia-Marvel.
Nell’episodio successivo, l’Uomo Ragno raggiunge Norman nel magazzino dove si nasconde. Durante la colluttazione, un Goblin ormai sconfitto tenta di uccidere Peter trafiggendolo col suo aliante-jet, ma l’Uomo Ragno riesce ad evitarlo e questo finisce col colpire mortalmente Goblin.
L’episodio si conclude con una toccante scena in cui vediamo Peter disperato in compagnia di Mary Jane, da questo momento in poi destinata a diventare il suo grande amore.

Adesso però questo n. 122 di “Amazing Spider-Man” lo ripercorriamo con ordine. Si apre così:

Un bel cazzotto, direi. Ed è solo la prima di una serie di tavole davvero dure da dimenticare.

L’avrai capito: questa storia, come la precedente, mi colpì già alla prima lettura. La dipendenza dalla droga di Harry, la morte di due personaggi storici, la crudezza di certe immagini, certo… Ma è il senso di “normale crudeltà e normale dolore” che emoziona ancora oggi. Non c’è Galactus, nessun mondo da salvare, nessun nemico davvero invincibile, sovrumano, soprannaturale. Nessuna impresa classicamente supereroistica. Persino la lotta finale si svolge in uno squallido magazzino. Se l’altra volta sentivi il profumo dei capelli di Gwen, stavolta senti odore di muffa, scatoloni, polvere di intonaco e calcinacci:

Sulla morte di Gwen ti ho già annoiato, lo so. Però ho parlato delle mie sensazioni, non di quello che poteva rappresentare l’inusuale scelta di far morire un personaggio fondamentale di una data collana, recidendo ogni speranza di un suo ritorno. Morti e resurrezioni, nei comics seriali USA, sono all’ordine del giorno, ma la fine di Gwen con la sua definitività porta il fumetto drammaticamente vicino alla peggiore realtà quotidiana. Infatti, esattamente come potrebbe accadere nella realtà, la sua morte sconvolge Peter fino a farlo vacillare nelle sue convinzioni morali.

Guarda qui:

Il volto di Peter non è semplicemente incazzato. Vabbè, dici tu, gli hanno appena ammazzato la fidanzata, ettecredo che è incazzato… Ma qui si va oltre: è l’espressione di chi è indifferente a tutto ciò che non sia la propria vendetta. È un volto quasi malvagio.
Facci caso: la tavola si apre e si chiude con la voce di Harry. Prima una sua richiesta di aiuto, alla fine una constatazione straziante: «Non lasciarmi così. Non lasciarmi, Peter… Resterò solo…»
Un eroe (anzi, un supereroe) targato USA non abbandona in questo modo un innocente in difficoltà. E Peter sa che Harry è innocente, ma se ne sbatte. Si arrangi, pensa. Non lo riguarda. Non più, non ora. Grandi poteri e grandi responsabilità? E ‘sticazzi… Da grandi poteri derivano solo grandi possibilità di fare il culo a chi ha fatto del male a te e ai tuoi cari. Ammettilo, ci sta.

Gli eventi successivi sono diretta conseguenza anche di quella rabbia, che priva Peter quasi di ogni razionalità. Non solo la morte del padre di Harry (ne parlo fra poco), ma pure la rottura fra Peter e quest’ultimo. Una rottura che sarà poi sanata nelle maglie della lunga e complessa (e non sempre razionale) continuity ragnesca, ma ora sto parlando solo di QUESTA storia, di QUESTO periodo. Dai numeri 121 e 122 di “Amazing Spider-Man” tutti escono segnati, sconfitti, senza speranze… E tutto questo avviene in un fumetto molto “mainstream”, non certo autoriale (posto che questo termine significhi davvero qualcosa). Gerry Conway, lo scrittore, non è un talento cristallino, di sicuro non è ricordato per la prosa geniale o innovativa. Peraltro il povero Gerry (“povero” perché all’epoca ricevette addirittura minacce di morte per aver “ucciso Gwen”) non aveva neppure la paternità esclusiva dell’idea. Sembra che l’iniziativa di eliminare la storica ragno-fidanzata sia stata presa in comune con John Romita, sicuramente con l’assenso di Stan Lee.

Anche la fine di Goblin, come quella di Gwen, ha un inconsueto sapore “definitivo” (indipendentemente dal fatto che Marvel anni dopo abbia rimescolato le carte, riportandolo in scena). Qualcosa di crudo, come lo “snap” del collo di Gwen. Il suo ridicolo aliante lo inchioda a quel muro scrostato di cui ti dicevo. Agli odori di prima si è aggiunta la benzina (quel ridicolo aliante va a benzina, ne sono sicuro):

La morte dell’arcinemico dell’Uomo Ragno sottolinea nuovamente il cambiamento di Peter. Mai, neppure davanti al crimine più efferato, lo si era visto vacillare nelle sue priorità morali, “non uccidere” in testa. Ma con Norman Osborn è diverso. L’Uomo Ragno lo affronta con rabbia, e si ferma poco prima di ucciderlo (scorri in alto, guarda ancora la tavola della lotta nel magazzino). E la fine del folletto verde è frutto della casualità, certo, ma davanti all’avversario morto Peter non prova pietà. Freddo e indifferente, si lascia andare ad alcune delle frasi più dure di tutta la sua storia:

Ma la pagina che ancora oggi mi commuove (l’hai capito: mi commuovo facilmente) è quella conclusiva di “Amazing” 122:

Mary Jane va da Peter, per essergli vicina in un momento così terribile, ma lui è distante anni luce. La sua condizione di rabbia e disperazione lo porta a essere duro, freddo, spietato: rinfaccia all’amica la sua “leggerezza”, mette in dubbio la sua sincerità, la sua capacità di provare dolore o di partecipare a quello altrui. Peter, dopo quelle frasi taglienti, resta con la testa fra le mani mentre Mary Jane apre la porta per andarsene… Ma immediatamente dopo, senza dire nulla, la richiude e resta accanto all’amico. Il volto di Mary Jane dice tutto: è ferita, certo, sa di non meritare le parole di Peter, ma sa anche che lui, accasciato sulla poltrona, ha bisogno di averla accanto.
È chiaro: in redazione avevano già deciso di cominciare da quel momento il “nuovo corso” della vita privata dell’Uomo Ragno (anni dopo Mary Jane rivelerà di conoscere da tempo la doppia identità di Peter e successivamente lo sposerà), ma quella scena prescinde dai futuri sviluppi sentimentali fra i due. E’ una pagina in cui c’è molta umanità, senza concessioni a quella “sospensione dell’incredulità” tipica del fumetto supereroistico. Ci sono solo due ragazzi, provati da una tragedia inattesa, davanti a un bivio.


Bene: ho promesso che alla fine avrei recuperato il gioco “ha detto/voleva dire”. E sono di parola.

Dunque, protagonista: Norman Osborn/Goblin. Lo ritroviamo tanti anni (“reali” e “narrativi”) dopo, resuscitato da una casa editrice che nella fossa sa lasciare solo Zio Ben e Gwen.

Ha detto (su “Thunderbolts” 120 – 2008):

(ossia, per i ‘gnurant like me: «Sono così felice di non aver mai lavato questo particolare costume. Profuma di morte, di bionde e di vittoria»)

Voleva dire:

«Niente. Voglio solo dare una significativa dimostrazione di quanto sono stronzo»

Avevo promesso pure che avrei rivelato perché ritengo il rapporto Goblin/Spider-Man un duetto, nella sua interpretazione letterale (composizione per due esecutori, con parti di uguale importanza dove l’una sostiene l’altra) e non semplicemente estensiva. Dico di più: gli episodi 121/122 di “Amazing” propongono una serie di duetti. Goblin/Spider-Man, Goblin/Gwen, Gwen/Peter e le combinazioni proseguono tirando dentro Harry, Mary Jane ecc. Duetti, non coppie: apparentemente perfetti e immutabili, nella realtà vediamo sempre arrivare un terzo elemento a scombussolare la loro esistenza. Il caso, l’odio, la sfiga, il fatto che di quell’equilibrio fra 1 e 2 esisterà sempre un 3 che vuole inserirsi. E alla fine, quando Mary Jane decide di starti accanto chiudendo quella porta, sappi che è solo un sollievo momentaneo. Anche quello finirà, non ci sarà neppure bisogno di un odioso folletto verde.

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