Playlist: L’amour, la concierge

Quasi | If I Can't Dance, It's Not My Revolution |

#1

Nel 1956 Edith Piaf, con quella voce che può andare ovunque, incide negli Stati Uniti Soudain, une vallée, un 45 giri che contiene quattro pezzi, come si usava allora. Nel disco ci sono due cover in francese di canzoni americane e due brani scritti proprio per quell’incisione. Uno dei due racconta di una barista che porta da bere alle coppie che vanno in quell’albergo da poco a fare l’amore: a un certo punto ne arrivano Les Amants d’un jour e tu lo sai bene con chi va sempre a spasso Eros. [PI]

#2

Tre anni dopo Herbert Pagani volge quel testo in italiano. Nel giro di un paio di anni Albergo a ore, col suo carico di tragedia impossibile da disinnescare quasi fosse una bomba a tempo, entra nel repertorio di Gino Paolo, Ornella Vanoni, Milva e Marcella Bella. Poi prosegue la sua corsa con una serie di parodie e reinterpretazioni. Leopoldo Mastelloni racconta la tragedia dei due amanti in napoletano. L’albergo è l’hotel Syrena. [PI]

#3

A raccontare amore e portinerie ci sono, per fortuna, anche canzoni allegre. Nel 2001, in Sémm partii, Davide Van de Sfroos incide Grand Hotel, che racconta un albergo di gran lusso e il suo ecosistema sgangherato. Tutti figli di una scalinata all’ombra della quale succede normalmente la vita. Copio un pezzo del testo solo perché mi piace leggere quelle parole scritte in una lingua che sente di lago. «Sèmm tücc fiöö de questa scalinada / Che urmai cugnussum basèll per basèll / Tücc bei vestii cumè suldaritt de tòla / Cun’t el baretén de stüpid e quaivön cun’t el gel / E i turisti cun la bùca sbaratàda / Quand che rüven sö la porta de entràda / E me una quaj valìsa l’ho purtàda / Una quaj mancia l’ho ciapàda / al Grand Hotel». [PI]

#4

Sofia Coppola ha diretto un film d’amore negato ambientato quasi esclusivamente in un hotel, Lost in translation. A un certo punto, in questo gioco irrisolto, i due protagonisti si ritrovano in mezzo a una festa con karaoke e un pezzo del dialogo e della seduzione viaggia sulle parole di altri. E in questo contesto, privo degli arrangiamenti Farfisa anni Ottante e della dentatura in bella mostra di Brian Ferry, riesco addirittura ad amare More Than This. [PI]

#5

C’è stato un tempo in cui Enrico Ruggeri lo si poteva persino ascoltare. Una sua canzone, poi, si inquadra perfettamente nel tema di amore e portinerie…
È proprio un portiere d’albergo che racconta la monotonia del suo lavoro («sapeste che pena / per chi organizza la scena / restare dietro al banco / come un cane con la sua catena») e la sua ossessione per una bellissima donna bionda, accompagnata sempre da uomini diversi, che si rivolge a lui solo per chiedergli da bere. Un’ossessione che lo porta a sognare che la donna si accorga finalmente di quell’oscuro portiere di notte, a fantasticare di scappare lontano con lei, per costruire assieme una nuova vita. [FB]

#6

Ho un rapporto controverso con Renato Zero. Preferisco non far sapere che, per certi versi, mi piace e, per alcuni, addirittura lo stimo. Ma visto che questa canzone è perfettamente in tema con l’amore e la portineria, vengo allo scoperto. [BB]

#7

Ma bando alle ciance e sprofondiamo nella turpitudine. Che ne dite di questa versione della Ramplig di quel gioiello che è Wenn ich mir was wünschen dürfte della Dietrich in Il portiere di notte? [BB]

#8

E’ il 1980, e a Sanremo, vestita da una camicina, piomba Lio con la sua Amoureux solitaire. Una canzone nichilista cantata con l’allegria di una bambina alla festa delle medie. Eppure gli innamorati solitari sono in una «ville morte», una città morta, e «dimmi che mi ami, anche se è una bugia, la vita è così triste!» Forse c’è più punk nello spirito di questa canzoncina di quel che sembra: infatti ne facemmo una cover punk tanti anni fa, e reggeva benissimo. Che la vita abbia l’aria di un film perfetto! [AS]

#9

Come dice Roland Barthes da qualche parte, il discorso sull’amore è complicato anche da quanto ridonda e rimbomba, fino a perdere apparentemente di senso, la parola amore. Tanto che, forse anche per difenderla, sarebbe meglio storpiarla un po’. Ecco, lasciamolo fare ai Rammstein, una band di storpiatori professionali, dal nome (raddoppio di una consonante nel nome di una località dove aerei – acrobatici – italiani mieterono decine di vittime nell’86) alle mises, alle chitarre fatte con la roba più stronza del Guitar Rig, al sauer-mix crucchissimo che fa sembrare tutto parente dello Schlager. Non so se va in difesa dell’amore ma mi piaceva parecchio, come diverse altre cose nell’album Reise Reise. [LC]

#10

Tra la gente più colpita dall’amore e le sue varianti e, allo stesso tempo, in grado di non farsi troppi problemi, ci sono i ragazzini. Questo pezzo dei The Subways è perfetto, dritto, netto, il sole, solo tu, piccola regina rock’n’roll, il cuore blue, tutto assoluto, tutto perfetto. L’effetto è duraturo, lo canti a squarciagola anche quando le decadi iniziano a impilarsi. Ricordi associati: il pub dove, a turno, facevamo i dj in cambio di bevute senza limiti fino a chiusura. Giuro che ho sempre compilato il bordereau della SIAE, o almeno, questo è quel che mi pare di ricordare. [LC]

#11

Alla fine dell’album Let Love In del 1994 si trova questo reprise – andava bene anche scegliere la parte 1, ma questo ha qualcosa di particolare in più, di arreso, di finale, come quando le luci si sono accese brutalmente a sancire la fine della serata nel locale in cui solo l’ombra proteggeva dalla sensazione di magazzino disperato in periferia (o di cantinaccia in centro). Così esci, è inverno, fa freddo e pensi a quanto non ti piace il mondo deteriorato in cui vivi, a quanto non ti piaci tu e alla persona alla quale, invece, vorresti proporre quel Do You Love Me? Nel pezzo non c’è risposta, solo insistenza – l’interlocutrice, decisamente, non pare essere lì. [LC]

#12

E niente, un pezzo ben più che bello, scritto e arrangiato divinamente, ingegnoso ed elegante, con tutto giusto al punto giusto. Se già non sei innamorato ti innamori di Polly Jean, garantito. Non c’è da scrivere molto, si rischia di fare del cicaleccio inutile. Volume alto, mi raccomando. [LC]

#13

Non ho mai tradotto esattamente il testo di questa canzone di George Brassens, sono sempre rimasto ipnotizzato dai suoni delle erre e delle ci che si concatenano nel ritornello, godendone incredibilmente e fermandomi lì. Ma ho capito almeno che parla di amanti e di panchine pubbliche. [FP]

#14

E visto che è la playlist degli amori segreti messi a nudo, calo senza vergogna un pezzo dal primo bellissimo disco di Carla Bruni. [FP]

#15

Ho sempre pensato non ci fosse modo migliore per esprimere il concetto, che questo di Paolo Conte: «Io e te, forse qualcuno ci avrà pure presentati / e abbiamo usato un taxi, più un telefono, più una piazza. / Io e te, scaraventati dall’amore in una stanza / mentre tutto intorno è pioggia, pioggia, pioggia / e Francia». [FP]

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