Quasi va in vacanza per un mese, ma non vogliamo che tu senta il morso della solitudine. Ti lasciamo un dono per l’estate da ascoltare e riascoltare.
Una playlist, in fondo, è la riattualizzazione dell’audiocassetta che i più anziani tra noi preparavano perché si arroventasse nell’autoradio durante i mesi più caldi. I padri dei più anziani tra noi, dotati di tecnologia discriminante anche meno stupefacente, si accontentavano di acquistare dei nastri – tipicamente piratati – con i quali poi ammorbavano le estati dei passeggeri. I più temuti tra questi nastri erano quelli di Fausto Papetti, un sassofonista di Viggiù che incideva sequenze di cover, esclusivamente strumentali, dei pezzi più ascoltati in quel momento. Papetti stipava a forza queste sequenze incongrue di suoni in cassette (forse esistevano anche i vinili, ma nessuno li ha mai visti) caratterizzate dal numero ordinale e dalla copertina con modella discinta. Vogliamo che tu, per una volta, possa provare quell’ebbrezza.

#01
Adele
è brava. Sono snob e devo far finta di non ascoltarla, ma lei è brava davvero. C’è poi il fatto che qualcuno la considera l’erede di Amy Winehouse (e, dannazione!, Adele è nata solo cinque anni dopo la cantante scomparsa nel 2011 a 28 anni) e io, una volta ho usato Winehouse per un esercizio di critica che, pur essendo divertentissimo, mi ha fatto scalare rapidamente la classifica degli stronzi antipatici. Insomma, tutto mi consiglierebbe di stare alla larga da Adele. Provaci tu a non canticchiare questa canzone. E poi guarda quel video e dimmi che non ti ci perdi. A me ricorda un sacco i libri illustrati di Thé Tjong-Khing, [Paolo]

#02
Gli è che avrei voluto mettere un rapper nella playlist. Chessò, Fabri Fibra che quella canzonetta, da quando è uscita, appena quattro mesi fa, è diventata onnipresente. In auto, in ascensore, in sala d’attesa, al supermercato. Davvero Propaganda. Poi, però, quando a casa cercavo di ascoltarla, mia figlia Carlotta conquistava l’attenzione dell’assistente vocale e imponeva una canzone sentita mille volte nei lunghi pomeriggi del postscuola alla materna. Versi che rasentano il capolavoro: «Uno, due, tre, alza / Il volume nella testa / È qui dentro la mia festa, baby». [Paolo]

#03
E poi c’è il disco più bello e potente di questo 2022: The line is a curve di Kae Tempest. Una volta José Muñoz mi ha detto che il fumetto era destinato a diventare come la poesia: una cosa fatta da pochissimi per pochissimi. Mi era parsa una maledizione terribile. Oggi, scorrendo il pollice sulla timeline dei nostri social preferiti, scopriamo che non c’è mai stato un momento nella nostra storia in cui sia stata scritta, detta, letta e ascoltata così tanta poesia. More Pressure. [Paolo]

#04
Propongo  tre pezzi da portare sotto l’ombrellone, solo perché mi piacciono. Rigorosamente a tutto volume. [Titti]
Taila, Zina

#05
Un’estate al mare, Giuni Russo

#06
Prima di andare via, Neffa

#07
Lo sai che amo i tormentoni estivi. Se quarant’anni fa impazzivo per DA DA DA, oggi nel bar sotto casa ci fosse ancora il jukebox come allora, ci butterei dentro monete a raffica per fare suonare questa. Fedez? Sì, Fedez. Ci sono più cose dentro una canzonetta che in tutta la filosofia di Massimo Cacciari e, questa, Fedez l’ha proprio azzeccata. [Boris]

#08
Il mio rapporto con il rap è contorto e conflittuale. L’altro giorno, chiacchierando con la banda di quattordicenni che bazzicano casa, mi lascio scappare che i miei ascolti di rap si fermano a Tupac e loro mi dicono che è ok, che Tupac ci sta, ma, se voglio essere meno vecchio, devo ascoltare questo. E mi piace. [Boris]

#09
E anche questa mica è male per l’estate. [Boris]

#10
Forse te l’ho già detto. Songs of the recollection dei Cowboy Junkies è uno dei miei album, finora, preferiti del 2022. L’album si chiude con una versione da brivido di Seventeen seconds dei Cure. l’ascolterò per tutta l’estate. [Boris]

#11
Fausto Papetti
lo conosco.
Stava in un’anta insieme a Mina e a Vanoni, sotto il giradischi inglobato nel mobile stereo di noce che oggi sarebbe considerato fighissimo.
Penso fosse il jolly che mio padre si giocava con mia madre.
In alcune sere, ogni tanto, lo vedevo sorriderle, prenderla per mano  e stringerla in un lento.
Sognavo.
Di quegli anni  è rimasto l’amore per il sax e  per tutti gli strumenti a fiato.
C’è stato un periodo in cui  ascoltavo Stefano di Battista. Mettevo Funny Moon e mi svegliavo. [Lella]

#12
Poi è arrivato Paolo Fresu. La sua tecnica circolare, inspiro e espiro contemporaneamente gli permette note con tempi lunghi; quando  voglio sciogliermi metto questo pezzo con Uri Caine, I loves you, Porgy. [Lella]

#13
Oggi ascolto Giovanni Falzone, un trombettista conosciuto in tempi recenti che ho avuto modo di sentire live spesso. Fa sperimentazione interessante e l’anno scorso è uscito il suo album Dialogo espressivo. Ascolta Il viaggio di Piero. Lo so, non è musica da spiaggia. Meglio al tramonto, dopo la doccia, con un Campari. [Lella]

#14
Partiamo dal fatto che, da appassionato di wrestling, mi perdo via a pensare personaggi e musiche d’entrata. E c’era questo mio ex compagno di allenamento che interpretava una gimmick stupenda: il coraggioso capotreno. E nella mia testa entrava con questo pezzo. [Stefano]

#15
Proseguiamo con la constatazione che non sono certo io l’espertone di musica che ti consiglia mille album superfighi chicche musicali da persone che ce ne sanno e bla bla bla io sono uno più alla buona da questo punto di vista, magari non uno zarro ma comunque vado un po’ così a braccio e associo i pezzi ai ricordi. E, visto che siamo in estate, mi ricordo questo pezzo che girava nell’autoradio dei miei quando andavamo in ferie vicino a Chioggia. [Stefano]

#16
Questi miei suggerimenti per una playlist si stanno configurando come messi insieme a un livello di acazzodicanismo stellare, ma un filo conduttore c’è ed è quello di ricordi, fantasticherie e reverie disimpegnati. E allora ci metto questo pezzo assurdo, che per me rappresenta la definizione stessa di ricordi lontani in un’epoca di disimpegno, per me gli anni Ottanta. [Stefano]

#17
È grazie a musicisti come Fausto Papetti se io odio il sassofono. Mi ronza nelle orecchie come un calabrone.  l’ho rivalutato nel Jazz ma ogni volta che parte in una canzone pop, con eccezioni che si contano sulle dita di una mano – un dito è Springsteen, un altro i Morphine – io mugolo e mi tappo le orecchie sbavando. Ma questa, questa l’ho consumata nei solchi del disco quando è uscita. E il sax tenore mi sgocciola nelle orecchie come un miele struggente. Hiroshima non amour degli Ultravox di John Foxx. L’amore dovrebbe essere così.

Il correttore che trasforma mon amour in non amour è un indizio da brivido dell’esistenza di una intelligenza artificiale semidivina che ne sa più di me delle dinamiche umane. [Arabella]

#18
E comunque è impossibile, al di là del sax, passare l’estate senza spararsi il disco più bello e interessante  del 2022. [Boris]

#19
A me questa estate fa solo venire i brividi (ma non di freddo, proprio no). E come ogni anno, questa stagione mi dà l’idea di malsano. Se non ricordo male, una qualche Playlist dell’anno scorso s’intitolava proprio “Odio l’estate”. Ebbene, continuo con questo mio disamore totale. Radioattività dei Baustelle mi sembra descriva bene, già solo dal titolo, l’effetto che produce tale stagione di festa obbligatoria e perenne. [FrancescoP]

#20
E parlando di feste, come non pensare immediatamente al festaiolo nostrano più in vista del momento. Un signore ormai attempato che, vista la sua posizione sociale, il suo capitale e il suo seguito, si è arrogato per la seconda volta il diritto di colonizzare alcune spiagge italiane col suo concerto, facendolo diventare l’estensione dei peggiori sogni dell’occidente post capitalista. Tutti lì a ballare sulle macerie.
Anni fa scrissi un pezzo che per una serie di coincidenze si era messo silenziosamente in diretta contrapposizione con lui. Dico silenziosamente perché su Spotify il mio pezzo aveva (e ha tuttora) qualche milionata di ascolti in meno del suo. Ma, a parte questo, lui aveva fatto Oh, vita; io, qualche mese prima, O Morte. [FrancescoP]

#21
Chiudo la tripletta con la più bella canzone festaiola di tutti i tempi. Una roba che, credo senza la minima intenzione dell’autore, ha subito un détournement completo al contrario: da David Riondino a Jerry Calà. La dedico all* nostr* colleg* Rosso Foxe, per cui il resto della redazione di QUASI, nella scelta dei brani delle Playlist, è «una banda di persone tutte attente a sembrare colte, intelligenti e di buon gusto». Questo pezzo mi sembra perfettamente in linea con la sua definizione. [FrancescoP]

#22
Ma visto che il tema del mese è “Tre a Uno”, ecco che dopo la tripletta c’è un tentativo di rimonta. Il mio “a Uno” è tutto rivolto al futuro, quando questa maledetta stagione finirà e verrà l’autunno. [FrancescoP]

#23
Non il miglior brano dei Baustelle. Ma il caso vuole che ultimamente io faccia girare in loop proprio il loro Sussidiario illustrato della giovinezza, e che il brano parli di vacanze. Per cui, sia o meno segno del destino o banale casualità, il brano che ti consiglio di ascoltare sotto l’ombrellone è questo. [Baro]

#24
Io, quando sento questo pezzo, penso che in un’altra vita ero brasiliana.
Mi viene da muovermi, cantarla, suonarla.
Estiva ma per tutte le stagioni.
Che bellezza la Vanoni. [Falca]

#25
Che estate è senza la cavallerizza che ci ricorda che «L’estate è arrivata in fretta, anziani rimpiangono la primavera»?
«Se solo ci provassimo a respirare col cuore
Riaccenderemmo i sogni e i lumi della ragione». [Tiziana]

#26
Un tuffo negli anni Ottanta con Mango di Bella d’estate. [Tiziana]

#27
«È accumminciata ‘a storia rinfriscate ‘a memoria» cantano gli Almamegretta in Black Athena. [Tiziana]

#28
E l’ultima è questa profonda consapevole riedizione di Neneh Cherry con Anohni.
«You got to be fortunate, you got to be lucky now
I was just sitting here; thinking good and bad
But I’m the kind of woman that was built to last
They tried erasing me, but they couldn’t wipe out my past». [Tiziana]

#29
Non ho mai capito se considero Lana Del Rey qualcosa di più e di diverso da un prodotto ben assemblato – certo è che se l’autrice dell’assemblaggio è lei stessa, come pare di intuire dalle note biografiche, non è che un punto a suo favore. Certo, il risultato è decisamente pop, anche se il taglio “Hollywood sadcore” con riporti vamp-fatalona (senza mai però avvicinare un livello lynchiano. Se volessimo questo ci rivolgeremmo a Chrysta Bell, per esempio), è una scelta piuttosto rischiosa ma pagante che alla fine riesce a dare, sia alla musica che all’immagine di lei, un qualcosa di più sottile e elaborato rispetto al livello medio del tormentone da inizio estate. Era il 2012 e questo era un po’ l’inno col broncetto per un esistenzialismo di facile consumo, grande resa per l’autrice e robusta presa sulla memoria del pubblico. [Lorenzo]

#30
L’estate moderna non è villeggiatura ultramensile, come invece erano portati a credere gli abitanti della penisola italiana degli anni Ottanta (ma anche dei decenni successivi, anche se la finestra temporale si andava via via riducendo, sia perché la famiglia monoreddito si sarebbe quasi estinta, sia perché i quattrini necessari per sparire dalla città per più di una settimana diventavano via via troppi). Ecco quindi che le Bananarama ci ricordano dell’inospitalità della città quando fa caldo e si anela la presenza di qualcuno che non c’è (sarà andato a Milano Marittima?). Singolare che i tormentoni estivi siano, non raramente, canzoni tristi. [Lorenzo]

#31
E infatti se torniamo in patria vediamo che il palcoscenico dell’heartbreak è tipicamente quello della vacanza estiva, e qui ci troviamo assolutamente a braccetto con i cugini trasalpini, perché questo pezzo nasce come Une Belle Histoire e l’autostrada della vacanza è, ovviamente, l’autoroute des vacances. La versione italiana è di Franco Califano e c’è, immancabilmente, un’esecuzione di Mina, ma quella che ricordo di più è questa, del 2001, dei Delta V. Anche qui, sentimentalmente parlando, le cose non sono andate benissimo ma c’è una nota di fatalismo che sembra dirci che è esattamente così che devono andare. Un po’ come a dire, anche, che non ci sono vie di fuga, se non momentanee, perché poi si deve tornare lì dove si deve essere. Nella corvée del lavoro e della vita con l’agenda piena. Ma questo la canzone non lo dice sennò l’ascoltatore passa dallo spleen direttamente alla depressione clinica. E senza passare dal via. [Lorenzo]

#32
Porgy and Bess era uscito l’anno prima e nel 1936 Billie Holiday, appena ventunenne, pubblica la prima (e forse anche la più memorabile) cover di Summertime. Qui i problemi di cuore e la tendenza all’autodistruzione non vivono tanto nel cantato quanto piuttosto nel vissuto della cantante. Non andò benissimo a Billie, come sappiamo. Però, se non ci facciamo prendere dalla tristezza per lei, ci possiamo abbandonare al mood New Orleans style di questa esecuzione col suo misto di sentimenti, tra cui fa capolino anche un po’ di spensieratezza. [Lorenzo]

#33
In panchina, pronti a entrare (se non li vuole “prendere” nessun altro, ovviamente) The Lovin’ Spoonfuls, Summer in the City. [Lorenzo]

#34
Simple Minds
, Someone Somewhere in Summertime. [Lorenzo]

#35
Devo averlo già detto in altre occasioni che sono completamente scollegato da tutto quello che è nuovo nel mondo musicale. Per cui è quasi un evento che abbia scoperto recentemente, grazie al notevole film-concerto diretto da Spike Lee, un disco di appena quattro anni. American Utopia di David Byrne sta girando ormai ininterrottamente nel mio stereo e mi accompagna sempre in quelle rare volte che vado in ufficio (una medicina per le brutture che mi attendono…). Tra le tante canzoni belle (praticamente tutte), un piccolo gioiello in cui si cita Brian Eno, il dada, il surrealismo… [Omar]

#36
Una mia cara amica mi ha casualmente ricordato questo gruppo, le Pipettes, che per un lungo periodo sono state una presenza fissa nel mio lettore MP3. Un gradevole (e irresistibile) sound anni Sessanta che cercava di recuperare le inconfondibili produzioni di Phil Spector. Ad accompagnare la musica un video che cita Hollywood Party con una spruzzatina di John Waters. [Omar]

#37
E al solo nominare Phil Spector non si può non ascoltare questo. Dopo centinaia (migliaia, forse?) di ascolti, quell’attacco di batteria mi dà ancora i brividi. [Omar]

#38
Infine, non può essere estate senza la presenza di questo gruppo, l’unico che realmente mi dispiace di non essere mai riuscito a vedere. Ogni volta che mi capita di riprendere in mano i loro primi due dischi, non posso fare a meno di ascoltarli almeno una decina di volte. Questo è per te, Helno, che ci hai lasciato troppo presto. [Omar]

#Bonustrack

Il solo modo che conosciamo per affrontare senza paura il calore estivo è affidarsi alla cumbia. Es un cambio que empieza con un cambio: bueno, bonito y barato. [Titti y Paolo]

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