Pezzo a pezzo. Una lettura ideologica di One Piece. Il pennarello e il manga, ovvero come e perché tutto è cominciato.

Boris Battaglia | L'invasione dell'ultrapop |

Dove l’autore, famigerato perdigiorno e inveterato procrastinatore, si dilunga in un’introduzione, in realtà non strettamente necessaria, spacciandola quale indispensabile viatico per capire perché avrebbe deciso di parlare distesamente dell’opera a fumetti di Eiichirō Oda, e perché il lettore abbia presente il suo punto di vista ideologico.

Non porto simpatia alcuna al presidente francese Emmanuel Macron. In realtà non porto simpatia a nessun presidente, femmina, maschio o di qualsiasi altro genere, francese o di qualsiasi altra nazionalità, elettə democraticamente o messə lì, a vita, da un colpo di stato, che sia. Sono convinto (e nel lungo discorso che sto per cominciare, questa convinzione ideologica ha il suo peso: per questo te la rivelo subito, in modo che tra noi non ci siano incomprensioni e travisamenti) che chiunque si candidi a governare la mia vita, e la tua e quella di chiunque altro, meriti spernacchi, finché la sua resta una candidatura, e la lama della ghigliottina quando la candidatura diventa una realtà di fatto.
Di alcuni presidenti, però, seguo, con alterno interesse, le comunicazioni istituzionali e quelle social. Così il 31 gennaio del 2022 mi capita di vedere, su Twitter, una foto con cui Macron… cioè, la sua o il suo social media manager, sponsorizzava una di quelle elemosine in forma di buoni o tessere annonarie per ottenere beni, il più delle volte, di totale inutilità, che gli stati e i governi, ogni tanto, elargiscono – quale palliativo di una vera e degna redistribuzione della ricchezza – ad alcune categorie di cittadini.
Nella fattispecie si trattava dell’estensione del pass culture (un bonus per comprare libri, dischi, e biglietti per il teatro) fino ai quindicenni.
La prima cosa che ho notato, appoggiato con finta noncuranza sul cuoio del sottomano per scrivania, è stato il pennarello papermate grinta nero. Il contrasto, quasi paradossale, tra l’assoluto lusso – lusso in quanto il sottomano in cuoio, se usi un pennarello morbido come i papermate, non serve a un cazzo, non rischi di graffiare il legno prezioso della scrivania presidenziale– della cartella di cuoio, e il pennarello da 1,20 euro mi è sembrato subito evidente.

Perché, mi sono chiesto, Macron non ha appoggiato su quella scrivania una stilografica Sheaffer come quella da cui de Gaulle non si separava mai, o una Waterman, la preferita da Mitterand, o – al limite – una francesissima Herbin? Non sarebbe stata molto più in linea con il resto degli oggetti sulla scrivania? No. Per un motivo preciso. Ma ci arrivo tra un attimo.
Ho cercato un po’ in rete e ho scoperto che Macron si tiene sempre nel taschino della giacca un pennarello papermate, preferibilmente blu, con il quale non solo firma tutti i documenti ufficiali, ma con cui scrive tutti i suoi discorsi e le lettere aperte (ho scoperto che questo presidente è un grande scrittore di lettere aperte) ai suoi sudditi. Un atteggiamento decisamente pop, sapientemente postmoderno e al contempo snob quanto basta. L’uomo più importante di Francia, uno che potrebbe permettersi una Montblanc Meisterstück Gold-Coated con la stessa noncuranza con cui chiunque di noi potrebbe comprarsi una Bic Crystal, utilizza come strumento di scrittura, un comunissimo pennarello. Non perché è simile a noi, ma perché lo storytelling costruito dalla sua fotografa ufficiale, Soazig de la Moissoière, richiede che in ogni circostanza, anche la più paludata e ufficiale, della vita pubblica del presidente, ci sia un rimando pop, a significarci che Macron vive e comprende la contemporaneità e la sua cultura.

Torniamo alla foto.

Sulla sinistra cartelle e incartamenti ufficiali: il lavoro del presidente, impostato alla devozione che porta al suo paese, devozione sottolineata dall’orrendo cinturino tricolore dell’orologio. Nel centro un post-it con la nota che l’estensione del buono cultura è finalmente una realtà, il pennarello di cui ti dicevo, poi, sulla destra i consumi culturali del presidente. Le Mémoires di Charles de Gaulle, un volumone Gallimard da circa 70 euro che raccoglie le Mémoires de guerre e le Mémoires d’espoir, due scritti con cui il padre della Quinta Repubblica ha costruito il proprio mito. Non è trascurabile il fatto che de Gaulle abbia scritto tutte le sue memorie con la sua Sheaffer d’oro. Sotto al tomo gaullista, un volume dal titolo Esperer pour la France, autobiografia di Hubert Germain, ultimo membro dell’Ordine della Liberazione, onorificenza creata proprio da de Gaulle per premiare chi si era distinto durante la lotta per la liberazione della Francia dai nazisti. Da notare due cose: il libro non è messo lì a caso, non solo stabilisce una continuità ideologica e storica con quello di de Gaulle, ma ricorda un combattente per la Francia, morto pochi mesi prima che venisse scattata la foto. Quando muore, l’11 giugno 2021, Germain ha 101 anni, la sua autobiografia è una lunga intervista rilasciata un anno prima di morire a Marc Leroy. Non posso quindi sostenere che abbia usato per scriverla una stilografica, ma sicuramente un uomo di quell’età, nella maggior parte della sua vita, per scrivere non potrà che aver usato un pennino o una stilografica.

Il terzo volume, Des Siécles d’immortalité, è la paludatissima storia (talmente paludata da sembrare di essere stata vergata con la penna d’oca) dell’ Académie française, scritta da Hélène Carrére d’Encausse, una tra le più importanti storiche di Francia, e – non per caso messa lì – mamma di un altro famoso Emmanuel: l’autore di Vite che non sono la mia.
In quella pila di tre libri è scientemente riassunta la storia politica e culturale francese degli ultimi ottanta anni.

Sotto a questi tre volumi (li regge o ne è schiacciato?), quasi nascosto, un fumetto. E tu ti aspetteresti, un Asterix, un Lucky Luke, un’Adéle Blanc-Sec. Invece qui Macron ti spiazza. Addirittura di più di quanto ti aveva spiazzato con il pennarello. Quel fumetto è il numero 100 del One Piece di Eiichirō Oda. Una montagna di storia polverosa e illeggibile da chiunque sia nato dalla seconda metà degli anni Settanta in poi (Macron è uno spartiacque in senso, essendo nato nel 1977), da cui sfugge fuori, come un topolino (ce l’hai presente la quarta delle lettere dal carcere di Antonio Gramsci, vero?), un giornaletto da pochi euro (ricordi il pennarello?) che è però una delle principali icone pop della nostra epoca e (forse) la lettura più diffusa tra chi è nato nel nuovo secolo. Pensaci. Un fumetto francese, un classico album da 48 pagine, sarebbe stato molto più connotativo dal punto di vista dell’orgoglio culturale nazionale sottolineato dall’orologio e dai libri impilati sulla destra, ma avrebbe tagliato fuori (nessun ragazzino legge Adéle Blanc-Sec) tutta la generazione interessata dall’estensione del bonus culturale di cui Macron fa vanto in quella foto. Due elementi ultrapop (un pennarello e un manga) inseriti con discrezione, ma in modo assolutamente deciso, nell’accademismo culturale della storia francese.

Mentre guardo questa foto, ammirato dal risolto paradosso culturale che chi ha composto l’inquadratura è riuscita creare, non ho ancora mai (lo ammetto) letto il manga di Oda (né ho mai guardato l’anime).
Ancora non so che il paradosso non è solo culturale, ma anche ideologico (e sono convinto che non lo sapessero nemmeno Macron è la sua, o il suo, social media manager… dubito che abbiano mai veramente letto il fumetto). Però lo imparo presto, perché quella foto mi convince a recuperare i primi volumetti Star Comics di One Piece e a leggerli. Da questo momento nasce una vera passione che si trasforma in ossessione. Ci sono più cose in uno di quei volumetti che in tutta l’accademia francese (figurarsi in quelle italiane). Come per ogni ossessione devo liberarmene. E l’unico modo che conosco è scriverne. Pezzo a pezzo. Se hai vogli di seguirmi, in questo percorso liberatorio, dal prossimo capitolo cominciamo.

Ti è piaciuto? Condividi questo articolo con qualcun* a cui vuoi bene:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

(Quasi)