La lega delle donne straordinarie: tredicesimo passo

Francesco Pelosi | Mappaterra del Mago |

La Lega degli Straordinari Gentlemen è, in ordine cronologico, il primo titolo nato nel 1999 per l’etichetta ABC della Wildstorm.
Alan Moore racconta che appena saputo che la Awesome di Rob Liefield (per la quale, oltre a scrivere Supreme, stava orchestrato il rilancio di altre testate satellite, come Glory con i disegni di Brandon Peterson e Youngblood con Steve Skroce) era fallita e non avrebbe più pubblicato i suoi fumetti, si è messo subito a pensare a dove convogliare tutta quell’ «energia creativa» che il lavoro su Supreme aveva contribuito a risvegliare.
Appena si diffuse la notizia che Moore era di nuovo uno sceneggiatore senza editore, il telefono di casa sua cominciò a squillare ininterrottamente e le proposte di ingaggio si moltiplicarono. Alla fine decise di accettare l’invito della Wildstorm di Jim Lee, una persona con la quale si era trovato bene nel lavoro e, nelle sue parole, «un gentiluomo, un uomo molto premuroso».

L’idea fu quella di creare un’intera linea di fumetti scritti da Moore nella quale coinvolgere tutti gli autori che erano con lui in Awesome e che avevano improvvisamente perso il lavoro.
Recuperando alcuni nomi di personaggi ritrovati in un taccuino e ideati chissà quando, Moore cominciò così a lavorare alla linea ABC – America’s Best Comics, quattro serie più una, per un mucchio di disegnatori: Tom Strong con Chris Sprouse, Promethea con J. H. Williams III, Top Ten con Gene Ha e Zander Cannon e poi l’antologico Tomorrow Stories che raccoglieva Jack B. Quick con Kevin Nowlan, Greyshirt con Rick Veitch, The Cobweb con Melinda Gebbie, First American e U. S. Angel con Jim Baikie e Splash Brannigan con Hilary Barta. A questa sfilza di titoli va aggiunta La lega degli straordinari gentleman con Kevin O’Neil, inserita nel progetto ABC ma che, come vedremo a breve, ha una continuity a sé e che era già in lavorazione prima del contratto con Wildstorm e Lee. Anche per questo la Lega è l’unico di questi progetti di cui Moore ha mantenuto i diritti e ciò la salvò dal piccolo terremoto che accadde di lì a poco.
Immediatamente dopo l’ufficializzazione del rapporto infatti, Wildstorm fu assorbita da DC Comics, l’editore con cui Moore aveva giurato di non lavorare mai più. Lee e l’editor Scott Dunbier andarono in aereo a Northampton per comunicare la cosa di persona a Moore, nella speranza di arrivare prima che lo scrittore lo venisse a sapere da altre fonti. Andarono di persona probabilmente perché consci dell’enorme problema che si stava creando, ma a quanto pare Lee non aveva avuto scelta nel mettere il suo marchio sotto l’ala DC.
Leggenda vuole che Moore li stesse aspettando all’aeroporto impugnando il suo bastone con il pomello a testa di serpente e che Lee e Dunbier appena lo videro temettero che volesse usarlo contro di loro. In realtà lo scrittore ancora non sapeva nulla e quando scoprì la cosa la prese molto male, ma decise comunque di non mandare tutto all’aria e di continuare il lavoro su ABC, anche per non danneggiare tutti gli altri autori già coinvolti nel progetto (che oltre ai disegnatori comprendeva ovviamente anche coloristi e letteristi e eventuali inchiostratori).
Sì mise così a scrivere contemporaneamente cinque pubblicazioni a scadenza mensile (che ben presto accumularono ovvi ritardi), una delle quali  – Tomorrow Stories –comprendeva quattro/cinque titoli diversi per un totale di dieci serie al mese. Un’esperienza di scrittura davvero al limite, nella quale però Moore realizzò, dal 1999 al 2006 (quando, sulle pagine di Promethea e Tom Strong, mise fine all’universo ABC), alcune fra le sue storie migliori di sempre.

La Lega degli straordinari gentleman, staccata dalle vicende editoriali di ABC e Wildstorm, è proseguita poi fino al 2019, passando agli editori indipendenti Top Shelf e Knockabout, ed è ad oggi l’ultimo fumetto pubblicato dall’autore, quello con cui ha dato l’addio ai comics.
L’idea della Lega è semplice e complessa allo stesso tempo: riunire in una supersquadra i grandi protagonisti dei romanzi di fine Ottocento, trattando la narrativa fantastica mainstream, come dice Moore, «come una continuity di supereroi».
Nei primi due volumi della saga vediamo allora in azione Allain Quatermain, l’avventuriero di H.R. Haggard, Mina Murray dal Dracula di Bram Stoker, l’uomo invisibile di H.G. Wells, il Dottor Jekyll/Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson e il capitano Nemo di Jules Verne.
Uno spunto del genere, come dimostrato dal film che ne ha tratto Stephen Norrington (che, ahilui, segna anche il ritiro dalle scene di Sean Connery, qui nel ruolo di Quatermain), può concretizzarsi in un pastrocchio imbarazzante di situazioni grottesche e roboanti, o in un capolavoro che travalica le opere di partenza, brillando di luce propria. Neanche a dirlo, il fumetto di Moore e O’Neil si inscrive nella seconda categoria.
L’idea di per sé è davvero geniale e divertente e i due autori la realizzano in maniera magistrale, creando una storia che bilancia perfettamente la tensione intellettuale con quella della pura avventura, e il risultato è un successo di pubblico che Moore non aveva dai tempi di Watchmen.
Ma dalla fine del secondo volume il gioco comincia a cambiare e le cose si complicano notevolmente. In appendice al fumetto si trova infatti L’Almanacco del Nuovo Viaggiatore, un lungo testo dove Moore imbastisce in maniera puntuale e ossessiva com’è nel suo stile, la geografia completa del mondo “omnicomprensivo” della Lega, gettando nella mischia una quantità incredibile di luoghi e personaggi della letteratura e della mitologia (dal Paese delle Meraviglie a Narnia, da Arkham a Shangri-la e via così, per intenderci). In questo modo, oltre a dare ancor più spessore e profondità all’operazione, costringe il lettore allo stesso patto forzoso del successivo Providence, mettendo in chiaro che per leggere la Lega e apprezzarla appieno, bisogna avere una conoscenza enciclopedica della letteratura, o per lo meno prendersi la briga di andare a cercare ogni citazione nascosta nel testo.
Ma nel terzo volume, Black Dossier (uscito direttamente in formato libro nel 2007, al contrario dei precedenti, serializzati in comic books), anche lo stile del racconto cambia completamente e il grande pubblico non riesce più a seguire, abbandonando la serie.
Dice a questo proposito Moore, qualche anno prima che uscisse il libro:

«(…) potremmo andare ancora oltre e le cose potrebbero farsi davvero interessanti, perché la Lega… Basta solo usare il cacciavite in un paio di punti per farla diventare praticamente una serie underground: è sulla linea di confine. Non intendo “underground” nel senso di sesso, droga e rock and roll, mi riferisco a una serie che non sia più mainstream, che abbia interessi un po’ più grandi».

Il Black Dossier infatti, ambientato non più nell’Inghilterra vittoriana come i primi due episodi, ma in quella del 1958, in un contesto post dittatura del Grande Fratello dal 1984 di George Orwell, racconta le precedenti incarnazioni della Lega, dal XVII secolo a oggi, dividendo l’opera in pagine di fumetto (poche) e di prosa (la maggior parte) dove Moore si diverte a imitare stili e formati delle più disparate pubblicazioni letterarie, fra resoconti di viaggio, diari, racconti beat e pornografici e una parte finale leggibile con gli occhiali 3D, grazie anche all’abilità di Todd Klein, storico e pluripremiato letterista che in ABC si occupa anche di impaginazione grafica.
Così prende forma pian piano il mondo fantastico accennato precedentemente nell’Almanacco del Nuovo Viaggiatore e il puzzle dei rimandi letterari si fa sempre più ostico e arzigogolato (ciò che Moore chiama «il nostro rompicapo letterario in stile “unite i puntini: che cosa apparirà?”»), anche per questioni di copyright: James Bond, ad esempio, che sarà il villain principale da qui fino al termine della saga, non viene mai nominato esplicitamente, ma al massimo viene chiamato “Jimmy”.
Il seguente capitolo, Century, pubblicato tra il 2009 e il 2012 e diviso in tre albi ambientati rispettivamente nel 1910, 1969 e 1999 del mondo della Lega, spinge sull’acceleratore aggiungendo ai characters di pura fantasia anche quelli ispirati a personaggi reali.
L’esempio migliore riguarda il personaggio di Oliver Haddo, preso dal romanzo del 1908 di William Somerset Maugham, Il Mago, nato per essere una caricatura di Aleister Crowley e contro il quale lo stesso Crowley scrisse una critica, spacciandosi per Haddo. Nel corso di Century, Haddo prenderà il possesso del corpo del Tom Riddle aka Lord Voldemort della saga di Harry Potter di J. K. Rowling, creando un cortocircuito davvero notevole di personaggi reali che si fingono fittizi.

Fra il 2013 e il 2015, Moore e O’Neil realizzano poi una sorta di spin-off che racconta le gesta della figlia del capitano Nemo, Janni Dakkar, in una trilogia che la vede venticinquenne in Nemo: cuore di ghiaccio (ambientato al Polo Sud nel 1925, fra gli orrori antartici di Edgar Allan Poe, H. P. Lovecraft e Verne), quarantenne e sposata nel 1941 in Nemo: Le rose di Berlino mentre invade la Metropolis di Adenoid Hynkel (l’alter ego chapliniano di Adolf Hitler di Il grande dittatore), e infine morire ormai ottantenne durante la sua ultima avventura in Sudamerica nel 1975, in Nemo: fiume di spettri.
Janni Dakkar/Nemo è forse il personaggio più interessante e umano di tutta la Lega, quello con cui si ha la possibilità di empatizzare di più, vedendola crescere e cambiare attraverso i suoi dolori e le sue ossessioni, la maledizione del sangue di suo padre. Ma nella trilogia di Nemo comincia anche a delinearsi chiaramente una delle particolarità assolute di questa saga all’interno di un contesto come quello dei comics, profondamente segnato dall’ottica maschilista.
La lega degli straordinari gentleman infatti, a dispetto del nome (che a questo punto si evidenzia come uno dei giochi lessicali e metatestuali con cui Moore si diverte spesso) è un fumetto profondamente femminista. Le protagoniste principali, coloro che vengono rappresentate come le vere eroine della saga e a cui chi legge si affeziona e per le quali parteggia, sono tutte donne che non accettano le imposizioni maschili che il mondo pretenderebbe per loro.

La tempesta addirittura, volume finale della saga pubblicato in sei albi fra il 2018 e il 2019, ha per protagoniste assolute, oltre a Mina Murray, Emma Night, ovvero la Emma Peel dello storico telefilm inglese degli anni Sessanta The Avengers, e Orlando, immortale figlio dell’indovino Tiresia, il cui corpo, come quello del mitico genitore, cambia sesso continuamente (il character originale viene dal racconto Orlando: una biografia di Virginia Woolf). Due donne (di cui una, Mina, orgogliosamente divorziata) e un personaggio non binario, tutte assolutamente a proprio agio con la sessualità, e che hanno continui rapporti fra loro, amandosi nella più totale tranquillità e naturalezza.
In un contesto umano evoluto e libero da pregiudizi tutto questo sarebbe normale, ma nel mondo dei comics è davvero una piccola rivoluzione.

[continua]

Arnesi del cartografo

La lega degli straordinari gentleman è edita in Italia da Bao in sei volumi:
Vol. 1: Maggio 1898
Vol. 2: Luglio 1898
Black Dossier
Vol. 3: Century
Nemo
Vol. 4: La tempesta;

sul sito “Annotations” di Jess Nevins si possono trovare tutte le certosine annotazioni alla quasi totalità dell’opera, con autori, riferimenti, e tutto quello che la vostra ossessività da completisti possa pretendere;

per quanto riguarda invece la sola trilogia di Nemo, anche Zeno Saracino ha realizzato delle belle note in italiano sul suo blog;

le interviste di Moore citate, sono tratte da Le straordinarie opere di Alan Moore di George Khoury (Black Velvet, 2011);

la canzone di chiusura, Sebben che siamo donne (La lega), è un canto di monda di autrici anonime, diffuso in Italia settentrionale tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX.

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