Cessate il fuoco!

Claudio Calia | QUASI |

Quei due lavativi dei direttori hanno pensato il tema del mese, “Cessate il fuoco!”, per poi lanciarlo come una pietra rovente in mezzo alla redazione. L’ho raccolto io, il ragazzo che spedisce i pacchi. Il prossimo mese all’editoriale tornano quei due, non preoccupatevi!
Ndrcsip

Era il marzo 1991. Quella rivista costava un sacco, o comunque più del mio abituale budget per i giornaletti, e fare entrare in casa quella copertina mi avrebbe messo in difficoltà. Quel titoletto, “Fantasie adulte”, quella bionda che mostra il seno avvolto da una lingerie di pizzo… la mia vita da adolescente è stata costellata da episodi del genere: cercare di fare entrare in casa riviste apparentemente equivoche, per motivi puramente intellettuali, con le stesse tecniche che si sarebbero dovute applicare per garantire l’accesso ai giornalini porno. Eppure, io dovevo averla. E non per la promessa di fantasie adulte al me sedicenne, ma per i nomi che ci leggevo sopra. C’era Frank Miller, quello di Devil, Elektra Assassin, il Dark Knight (l’ho amichevolmente sempre chiamato così, da sempre, “il Dark Knight”). C’era Dave Gibbons, quello di Watchmen. C’era Howard Chaykin, e quella donna in copertina era proprio un disegno suo, e Chaykin lo conoscevo poco ma mi aveva affascinato con The Shadow e iniziato a stuzzicare con American Flagg sulla rivista “All American Comics” edita da Comic Art. E poi… poi Roberto Baldazzini, mi dava un senso di sicurezza. Baldazzini appariva sulle pagine della rivista “Comic Art” con storie sempre troppo lunghe di cui non riuscivo mai a recuperare tutte le puntate, e da appena un paio di mesi era tra gli autori che avevano dato vita a “Cyborg” per Star Comics. BebDeum non lo conoscevo, ma era proprio il bello delle riviste, questo presentarti sempre qualcosa di noto e qualcosa da scoprire. Dopo qualche incidente di percorso scolastico, mi ritrovo da un po’ fermo alla prima superiore e da qualche tempo si muove in me qualcosa. Sul cosa sia questo “qualcosa”, sul cercarne una definizione, potremmo perdere ore. Quel che al tempo mi sembrava «odio mosso da amore», come mi ispiravano i 99 posse, oggi non riesco a definirlo in modo così netto ma insomma, mi si aprivano le porte dell’attivismo politico, che avrei incontrato qui e mi avrebbe accompagnato in diverse forme per tutta la vita. In questo periodo l’attivismo politico non poteva che nascere in reazione alla prima guerra raccontata passo per passo dai media: l’invasione dell’Iraq. Compro “Nova Express” numero 1 in edicola e la prima pagina comincia così:

«Questo spazio era originariamente riservato ad alcune righe che spiegassero cosa sarà la nostra rivista. Ve lo diremo un’altra volta, oppure lo capirete da soli. Ora è molto più pressante manifestare lo sdegno che ha colto tutti noi la notte fra il 16 e il 17 gennaio.»

QUASI ha una redazione eterogenea. Non è necessario oggi sapere quali siano le opinioni che si agitano nelle menti di tuttə quellə che generosamente ci donano i loro scritti e disegni. Mentre chi scrive potrebbe non avere nessun problema a affermare francamente “Stop al genocidio!” altri tra autori e lettori potrebbero sentirsi urtati da quella parola: guardatevi in giro, in rete, si srotolano dizionari come piovessero per sottolineare perché sì o perché no. Non saremo noi a cercare di spiegare ai colonizzatori come almeno provarci, dannazione, a convivere col colonizzato, e a insegnare al colonizzato le forme di lotta accettabili per liberarsi dell’invasore. Ci fermiamo prima, noi menti ingenue che ricorriamo ai fumetti, per interpretare il mondo in cui viviamo. Ci fermiamo a un minimo comune denominatore, una cosa che quando ero piccolo io era interpretata come un segno di maturità mentre oggi rischia di essere accostato alle rivendicazioni terroristiche. Ci limitiamo a dire: Cessate il fuoco!

Piacerebbe proseguire con un segnale di apertura come «e poi ne parliamo», ma sappiamo che tra gente perbene ci si può parlare e si può trovare una soluzione, almeno quanto sappiamo che non è la gente perbene il problema, quanto alcuni anziani signori potenti che per interessi che poco hanno a che fare con il bene dei loro popoli si avvantaggiano delle situazioni di conflitto. Per affari, per consolidare il proprio consenso, per mille ragioni. Tra tutte quelle che possiamo vagliare non ce n’è una che possa valere il massacro degli ultimi mesi. “Cessate il fuoco!”, è il minimo comune denominatore anche se a volte non riesco proprio a resistere, e vedendo quell’incipit di “guerra in casa nostra” che sono state le cariche di Pisa, un mostro che mi si agita e spinge dentro riflette sui mille usi creativi delle fiamme e su quanto ingiusto sia che il monopolio della forza ce l’abbiano sempre i cattivi.

Ma qui non è dove devo dire come la penso io, dobbiamo smetterla di dare sempre tutta questa importanza al nostro pensiero, siamo tuttə fallibili e spesso non abbiamo a disposizione neppure tutto il quadro d’insieme per farci una reale opinione sulle cose.

Ora è molto più pressante manifestare il nostro sdegno.

Cessate il fuoco!

E poi ne parliamo.

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