Mi benedica, padre

Rosso Foxe | Quasiamore |

«Quando è morto il nonno, è stata una liberazione. Non sopportavo più quel corpo appassito, quelle braccia che ricordavo forti, che sollevavano il mio corpo bambino senza sforzo, ora svuotate. Esauste, stese sul letto, incapaci di reggere anche solo il cucchiaio della minestra. Avrei preferito che la morfina lo spegnesse. Che non mi riconoscesse più. Invece, no. Appena entravo in quella stanza dall’odore insopportabile, gli occhi si illuminavano e mi sorrideva. Ma quel sorriso era una riga tirata su un teschio. Quando è morto ho sentito solo gioia. E a dirlo ora mi vergogno, mi sento in colpa. Mi sentivo in colpa anche durante la veglia. Lo avevano vestito bene, e truccato. Aveva finalmente un bell’aspetto. Era meglio da morto che da vivo. Decisamente meglio. Non riuscivo a smettere di guardarlo. Ed è stato quello il momento in cui mi sono accorto di avere un’erezione.»


«Non vedo l’ora che sia il mio turno di fare la lavatrice. Mi infilo nel sottoscala e separo la biancheria. Inizio con il cotone bianco, poi lo scuro e poi il colorato. Chiudo la porta a chiave e annuso le mutande e le maglie usate. Dopo giorni sul fondo della cesta hanno un odore fortissimo. A volte è acre, acido, altre vira verso quello di animali selvaggi, altre ancore dolce… Ci immergo il volto, quasi volessi essere abitato da quello che sentono le mie narici. Poi mi masturbo lentamente. E alla fine mi pulisco sul cotone imbevuto di odori che stringo in pugno. Nel lavaggio, abbondo sempre un po’ con l’ammorbidente. Quel profumo mi tranquillizza. Non vorrei che mi scoprissero.»


«Ho nascosto i soldi di mamma. Li teneva in un barattolo, sul fondo dell’armadio. Ne ho presi un po’ alla volta. Non per bisogno, ma per il gusto di veder crescere il mio mucchio. Adesso lei non può più pagare l’affitto, e io faccio finta di niente.»


«Piange per niente. Forse perché ha tutto. È colpa di mia moglie. Troppo permissiva. E lui ne approfitta. Al minimo problema, piange. Eravamo da soli in casa e ha iniziato a farlo. Gli ho detto di smettere, ma invece gridava più forte. Gli ho dato una sberla, una di quelle rumorose che non fanno male e non lasciano segni. Non è servito a niente. Allora mi sono alzato, ho preso il cane per il collare e gliel’ho trascinato davanti. A quel punto con la ciabatta, ho iniziato a colpirlo forte. Lui non capiva e guaiva. Piangeva sempre più forte. Mio figlio ha smesso di piangere subito, ma io ho continuato a pestare il cane per un po’. Adesso, quando arrivo in casa, tanto mio figlio quanto il cane si nascondono e mi guardano spaventati. Finalmente un po’ di pace.»


disegno di Titti Demi

«Mi alzo dal letto con una fame così forte che vorrei gridare. Mi avvicino al frigo. Lo apro e ingoio qualsiasi cosa trovo. Il freddo della carne, il grasso che si attacca alla lingua. Poi butto le carte nella spazzatura in fondo, così non se ne accorgono. Accanto al cesto dell’indifferenziata c’è quello dell’umido. Lo apro e ci trovo quello che è stato lasciato sul fondo dei piatti. Bucce di frutta, un avanzo di pasta, un osso spolpato male… ci infilo le dita e seleziono i bocconi migliori.»


«Faccio l’amore con il marito di mia sorella. Mi guarda in maniera inequivocabile da quando è entrato in casa il giorno della presentazione a mamma e papà. Non mi piace, non mi è mai piaciuto. Ma mia sorella è sempre stata la preferita di casa, ha sempre avuto tutto. Mi piace portarle via qualcosa. Negli ultimi mesi hanno provato ad avere un bambino, ma tutte le sedute di inseminazione artificiale sono andata male. Non sarebbe male diventare madre del figlio di suo marito. Rimanesse incinta prima di me, dovrò tifare per l’aborto.»

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