Occhio per occhio

Boris e Paolo | Strani anelli |

La testa del signor Ahi è un occhio gigantesco. Cioè… è una grossa sfera bianca con al centro un’iride e una pupilla. Il signor Ahi sembra sia molto amico di Jones, che ha un occhio solo e questo è molto strano. Il tetto della casa del signor Ahi, nella sua terza storia, ha un buco che è stato visibilmente rattoppato con una lamiera.

Sì, hai ragione, la testa del signor Ahi fa venire in mente quella di Misteryo, il nemico dell’Uomo Ragno. Quando Quentin Beck faceva la sua prima comparsa in Italia, sull’Uomo Ragno n.11, era il settembre del 1970 e Franco Matticchio, che è il creatore del signor Ahi, aveva 13 anni. È probabilissimo che tra le sue letture ci sia stato quel numero scritto da Stan Lee e disegnato da Steve Ditko.

Ma è ancora più probabile che l’idea di quella testa a forma di bulbo oculare abbia il suo vero seme iconico in quel famosissimo dipinto, il Falso Specchio, che René Magritte realizzò nel 1928. È un anno interessante il 1928, a guardarlo da un punto di vista ottico. Infatti con il regio decreto 1334 in Italia viene finalmente regolamentata e riconosciuta la professione dell’ottico, fondamentale, per noi ipermetropi e presbiti. Finalmente avevamo qualcuno che ci fabbricava occhiali con competenza. Ma soprattutto, in quell’anno, Georges Bataille pubblica, sotto pseudonimo, la sua famigerata, perseguitata e censurata (almeno fino al 1946… strano, proprio quando Dalì conclude il suo dipinto L’occhio) Storia dell’Occhio. La cronaca dell’estremo rapporto erotico tra due uomini e una donna (la cui eco smorzata ed edulcorata ritroveremo nel 1953 nel Jules e Jim di Henri-Pierre Roché) che terminerà con l’omicidio di un prete a cui, dopo averlo ucciso, i tre caveranno un occhio. (Il destro, ops… come quello che manca al Jones di Matticchio.)

Circa cinquant’anni dopo, quest’opera di Bataille ispirerà a Guido Crepax il più teorico dei suoi fumetti: Storia di una storia. Un’annoiata Valentina recita, per se stessa e per il lettore, il ruolo di Marcelle, rivelando come la propria vita di personaggio dei fumetti non sia che la ciclica struttura del nostro sguardo: che ci viene strappato. In fondo, Valentina lo sa che come cantava Peter Gabriel, la completezza di un personaggio può compiersi solo nello sguardo del lettore.

«In your eyes I’m complete».

Uno strano anello dentro questo strano anello. Che ci riporta alla conclusione del libro di Bataille.

Per sfuggire alla giustizia i tre scappano in Andalusia, dove sperano di imbarcarsi per il Marocco. Qui, sul loro sguardo verso la costa africana, il romanzo si conclude.
Nel 1929, l’anno dopo la pubblicazione del romanzo di Bataille, il tema dell’occhio ritorna. Luis Buñuel cambia per sempre la storia del cinema, girando Un Chien Andalou.

L’avrai visto anche tu, come noi, almeno una trentina di volte e ogni volta, lo sappiamo, la sequenza iniziale, quella in cui lo stesso Buñuel, affila un rasoio, guarda la luna e poi squarcia (è lui? non aveva la cravatta prima) l’occhio sinistro di una donna, ti arriva come un pugno. Lo stesso pugno che ti sei preso quando hai letto Black Hole di Charles Burns. Attraverso lo squarcio nel ventre della rana che si trasforma nel taglio da cui, come ci ha insegnato Gustave Courbet, tutto deriva, Keith cade nella voragine della storia, trascinandoti con sé.

È da un buco simile, nel centro della storia, che Bonvi guarda se stesso – spaventando il mondo con quell’occhio che compare dal nulla, in una delle sue storie più belle, Seezza della quasità. È da quello squarcio nel cielo delle vignette che il nostro sguardo di lettori precipita e dà un senso alla storia. Non necessariamente in modo sequenziale, ma giravoltando mentre precipita a formare strani anelli.

Ti ricordi che nella terza storia del signor Ahi il tetto di casa sua mostra un buco riparato? Ti sei mai chiesto perché invece nell’ultima storia del signor Ahi il buco nel tetto è ancora aperto e nessuno lo ha riparato?

Lo strano anello si compone di:

  • Franco Matticchio, Il Signor Ahi e altri guai, Rizzoli Lizard, 2018
  • Stan Lee e Steve Ditko, La sfida di Misteryo!, L’Uomo Ragno n.11, 1970
  • René Magritte, Falso Specchio, 1928
  • Georges Bataille, Storia dell’occhio, SE, 2013
  • Salvador Dalí, L’occhio, 1945/1946
  • Guido Crepax, Storia di una storia, ES, 2016
  • Peter Gabriel, In your eyes, dall’album So, 1986
  • Luis Buñuel, Un Chien Andalou., 1929
  • Charles Burns, Black Hole vol.1, Coconino, 2003
  • Bonvi, Seezza della quasità, in Incubi di provincia, Mondadori, 1981

Mentre percorrevamo questo strano anello ci è sembrato naturale ritemprarci con qualche Dry Martini, secondo la ricetta che ci ha raccontato don Luis nella sua autobiografia, Dei miei sospiri estremi:

«Ecco la mia ricetta personale, frutto di lunghi ed elaboratissimi esperimenti, garantita per i suoi risultati perfetti. Prima che arrivino i vostri invitati, mettete tutti gli ingredienti, bicchieri, shaker e gin in frigorifero. Utilizzate un termometro per accertarvi che il ghiaccio stia a 20° sotto lo zero – il ghiaccio deve essere molto ghiacciato e duro, cosicché non si sciolga… non esiste niente di peggio che un martini annacquato. Non togliete niente dal frigorifero, finché non siano arrivati i vostri invitati. Allora, fate sgocciolare poche stille del Noilly Prat e mezzo cucchiaino di Angostura bitters sopra il ghiaccio. Mescolate e poi scolate il liquido tenendo solo il ghiaccio, che manterrà il tenue gusto di entrambe. Versate il gin sul ghiaccio, agitate di nuovo lo shaker e servite.»

Il Noilly Prat è un vermut francese, non facilmente recuperabile da noi. Puoi sostituirlo con un vermouth bianco “Gamondi”. Per il gin, don Luis non dà indicazioni. Per una volta, neppure noi.

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3 risposte su “Occhio per occhio

  • R Good

    Francamente uno che mi dice di usare il termometro per misurare la temperatura del ghiaccio a -20 lo manderei… a lavorare. Altro che marca del gin. Sveglia !
    Saluti

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