QUASI

«Cos’è rapinare una banca a paragone del fondare una banca?»

Ti ricordi di quando i banchieri si riconoscevano dalla velocità con cui contavano il denaro? Afferravano mazzette di banconote alte un paio di centimetri, se le infilavano tra i medi e gli indici di entrambe le mani e, a velocità folle, sgranavano quei fogli di carta frusciante. Movimenti impercettibili delle palpebre e delle narici. Alla fine dicevano un numero. Ed era esatto. Proprio un trucco da banchiere. Pareva che quella capacità di contare il denaro dicesse l’abitudine a frequentare la ricchezza. Una ricchezza materiale e concreta fatta di carta, fogli stampati su cui erano impressi valori e valute. Erano tempi in cui ai ricchi non faceva schifo mostrare di avere del denaro. Lo agitavano con noncuranza, e nei film ci si potevano accendere addirittura il sigaro. Forse, a ripensarci, ai ricchi ricchi faceva già un po’ schifo: infatti, anche nei film, avevano sempre qualcuno che lo portava per loro.
Poi, un po’ alla volta, il mondo è diventato sempre più immateriale. Schede di plastica custodite in tasca o APP nei nostri cellulari ci consentono di minimizzare i contatti con il denaro. E prova ad accenderti un sigaro con una scheda di plastica; al massimo ci tiri dritta una striscia di polvere bianca, ma anche quella è diventata un’abitudine da poveracci. Le banconote in giro sono sempre meno. Se sei fortunato, se te lo puoi permettere, se hai l’adeguata confidenza con la tecnologia, se frequenti i posti giusti, se tutti i negozi da cui ti servi hanno dispositivi in grado di interagire con le tue tessere di plastica o con le tue APP, ecco, se tutto questo si avvera, puoi godere di intervalli molto lunghi tra una fila davanti al bancomat e la successiva.
Adesso che ci pensiamo, ci viene in mente che, da un sacco di tempo, non vediamo più una fila davanti al bancomat.
La ricchezza, quella vera, non ha più la forma esclusiva di banconote e monete. Non è più solo metallo giallo. Non è neanche solo immobili. Ha la forma prevalente di società, strumenti finanziari e, da qualche tempo, criptovalute.

George Grosz e i suoi faccendieri

Noi che facciamo QUASI di denaro ne capiamo veramente poco. Infatti costruiamo un settimanale gratuito pieno di idee e di amore e commerciamo pubblicazioni con un editore che rifugge il profitto (a proposito, ne stiamo preparando due nuove e nei prossimi giorni te ne parliamo). Abbiamo poca dimestichezza con banche e soldi, sappiamo convivere con qualche debito e la povertà non è un’ipotesi che siamo in grado di escludere completamente dal nostro futuro. Quando il consulente finanziario della banca su cui appoggiamo il rosso moderato dei nostri conti ci chiama per proporci investimenti, gli chiediamo in cambio se ha la mappa dei condotti che portano al caveau. Lui sorride e, poi, non ci chiama più.

La frase di Bertolt Brecht che abbiamo scelto come tema della settimana non ci è mai parsa paradossale. È una domanda retorica su cui non abbiamo alcun dubbio. Se fosse possibile rapinare una banca, senza violenza e godendo di buone probabilità di non essere messi in cella, prenderemmo in seria considerazione l’ipotesi di farlo. (Per favore, non dire nulla al consulente finanziario che in passato ci ha tampinati, perché ha scritto nella nostra scheda che abbiamo una propensione al rischio nulla.)
Già. Nonostante la dematerializzazione della ricchezza, esistono ancora soldi, di carta e metallo, che passano di mano in mano e che, quindi, possono essere rubati. Pare proprio che – lo dice la Bank for International Settlements – nel mondo ci siano 6.662 miliardi di dollari in banconote e monete (già, c’è un 666 là in mezzo: non ce lo siamo inventati). Sembrano tantissimi soldi, ma ricordati che gli umani sono quasi otto miliardi e quindi, se la spartizione fosse equa, ognuno di noi avrebbe poco meno di 833 dollari in tasca. Fortunatamente (per te e per noi) quella spartizione non è equa e ci avvantaggia un sacco.

I cinquecento individui più ricchi del mondo, secondo l’assurda classifica di Bloomberg, hanno, tutti insieme, un capitale netto di 7.777,7 miliardi di dollari (e anche qui, quel numero delirante non ce lo siamo inventati… non senti anche tu puzza di zolfo? Nel medioevo, ci ha spiegato Le Goff, il denaro era Lo sterco del diavolo. E se fosse vero?).
Ora, è evidente che la ricchezza di questi individui non è fatta di accumulo di banconote e monete. Anche perché mancherebbero, nel mondo intero, 1.115 miliardi di dollari per sfamare la brama di totale devastazione di questi predatori. Sospettiamo, anzi, che umani così ricchi non mostrino mai l’intenzione di toccare denaro.

Tutti questi numeri, rapportati alla nostra incapacità di rapinare una banca, ci hanno messo di cattivo umore. Dobbiamo rimediare. Nei prossimi giorni, per fortuna (nostra e tua), infiliamo una settimana di QUASI che, come sempre, cerca di stare dalla parte giusta.

Buona domenica.

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