Playlist: Non ora non qui / Musica per nonluoghi

Quasi | If I Can't Dance, It's Not My Revolution |

#1

Un collage di feedback e delay di chitarre, di inizi e code di canzoni. Rumore. onde di suono. Arc è una follia di quasi quaranta minuti che Neil Young ha messo insieme alla fine del suo Live Rust del 1991 insieme ai Crazy Horse. Quei suoni dissociati e dissocianti sono la colonna sonora perfetta della mia intimità quando sto per entrare – forzatamente – in un qualsiasi supermercato. [FP]

#2

È fin troppo facile citare i Beatles, che in quel capolavoro di animazione che è Yellow Submarine, diretto da George Dunning nel 1968, parlano proprio di un non luogo, in cui sta un omino. [AS]

#3/4

Neil Gaiman ha scritto Nessundove, ovvero Neverwhere, nel 1996: inizialmente era nato come serie tv in onda nel 1996 su BBC2, prodotta da Clive Brill, diretta da Dewi Humphrey: La sigla di testa e di coda sono di quel genio di Dave McKean, che con Gaiman ha collaborato tante volte. Il romanzo è uscito quando la serie era arrivata al terzo episodio. I nessunluoghi sono quelli di una Londra sotterranea e parallela. Il tema della serie sarebbe perfetta per un ascensore da cui escono tutti sballati. [AS]

#5

L’ascensore, il centro commerciale, il risponditore automatico mentre aspetti che un umano ti risolva un problema, il bar, il ristorante, il mezzo di trasporto (la nave, l’aereo, ma anche il torpedone di linea), la hall dell’hotel, la reception dell’ufficio… Posti in cui ameresti vivere nel tuo silenzio e, invece, manco ti avessero montato la sagra rionale dietro casa, ti riempiono le orecchie di suoni che non volevi. Scopro così i tormentoni dell’estate. Ecco… Fedez, J-Ax, Giusy Ferreri, Noemi, Nina Zilli, Colapesce e Dimartino li ascolto così. Come se fossero olio di ricino che qualcuno introduce nel mio corpo, a forza. Qualcuna di queste canzoncine, poi, mi ritrovo anche a canticchiarla, maledicendomi. Questa, per esempio, ha una produzione meravigliosa. [PI]

#6

Il nonluogo in cui ho ascoltato le canzoni che mi sono rimaste addosso per più tempo è la spiaggia della riviera adriatica sulla cui sdraio i miei genitori mi depositavano per qualche settimana negli agosto della mia adolescenza. I Righeira mi hanno frastornato con tre canzonette che, per quanto io cerchi di ripulirmi, non mi lasciano più: Vamos a la playa, No tengo dinero e L’estate sta finendo. Oggi scelgo questa.[PI]

#7

E, a questo punto, confesso tutte le turpi voglie, quelle di cui mi vergogno di più. Mica Bach, come quello lì, proprio robe irripetibili. Per un’intera stagione, in ufficio ho tenuto su compilation tipo Buddha Bar e Chill out. E poi ti chiedi perché il bassista Lorenzo e io non lavoriamo più insieme… Ha ragione lui. Perdonami, Lo. [PI]

#8

Alla venticinquesima ora, specie con un pezzo sboronissimo, maramaldamente psichedelico, si può pensare di poter fare tutto, di più, di avere chi e cosa si desidera. I Dukes erano l’alter ego band degli XTC di Andy Partridge. Come spesso accade quello che fai per scherzo o per gioco viene preso maggiormente di quello che fai sul serio e gli album dei Dukes of the Stratosphear finirono per vendere più di quelli degli XTC. E pensare che Partridge e soci si erano anche imbarcati nell’impresa in incognito… [LC]

#9

Se non ricordo male, in The Big Lebowski, fa da sottofondo alla presentazione di Jesus («Nobdy fucks with Jesus!») di John Turturro. Hotel California è un non luogo da tanti punti di vista, sia musicalmente che no, ma alla fine ci si deve passare in modo praticamente obbligato. Lebowski al tassista prova a dirglielo («I had a rough night and I hate the fucking Eagles, man») ma non si prevedono eccezioni. Il such a lovely place del pezzo nasceva già un po’ ambiguo in origine, nel tempo ha assunto connotazioni abbastanza distopiche, collegando la tinsel town dell’epoca dei moghuls del cinema a una modernità che sembra più adatta a essere raccontata da Pynchon o Ballard. I Gypsy Kings non c’entrano una mazza con Hotel California, la rifanno come l’Orchestra Raoul Casadei rifarebbe Enter Sandman, se ne esce prevedibilmente straniti… [LC]

#10

Andrew Wood è stato probabilmente la più importante meteora seminale del grunge: nel biennio 1988-90 con i Mother Love Bone, il che vale a dire con due quinti dei futuri Pearl Jam, pubblica un EP e prepara un album, Apple, che non fa in tempo a vedere pubblicato perché finisce nell’abbraccio mortale di una overdose di eroina. Il mio livello di attenzione musicale dell’epoca fece in tempo a cogliere il tributo che venne rimesso insieme, con Eddie Vedder, Chris Cornell, a formare i Temple of the Dog. Il palco per Wood è Shangri-La, la terra magica oltre le montagne dove accadono cose portentose, ma anche un po’ un altare rituale su cui darsi in pasto a un pubblico. C’è aria tirata di cupio dissolvi e una cifra stilistica, specie vocale e chitarristica (vedi alla voce Stone Gossard…) che ha già sgretolato e superato l’hard rock anni ’80. Gli Skid Rowpotevano essere fighi quanto volevano ma da ora in poi comandano Seattle e dintorni, senza appello. [LC]

 #11

Nel film di Jim Jarmusch che nel ’95 andammo a vedere col mio amico Francesco in un cinema di via Faenza che quasi sicuramente non esiste più, la colonna sonora di Neil Young è parte integrante dell’opera. Senza quella mancherebbe qualcosa di essenziale. Si parla poco in questo film, Young non canta o proferisce parola, ci mette solo tanta chitarra sul bianco e nero di Jarmusch. Il non-luogo qui diventa l’America, l’intera fallita supposta civilizzazione occidentale e il Far West diventa un piano inclinato del destino sul quale il protagonista William Blake diventa il killer di uomini bianchi che non aveva intenzione di diventare ma che alla fine forse era il caso di diventare. Il suo Virgilio, Nobody, d’altro canto racconta di una costa orientale nelle cui città veniva condotto e esposto a folle delle quali non sapeva dire come potessero spostarle da una città all’altra. Non-luoghi coast-to-coast, una allegoria di invivibilità inappellabile, con il bonus di un Iggy Pop delinquente in abiti femminili in una scena delirante intorno a un falò. [LC]

#12

Non so com’è andata ma sto continuando a riferirmi a opere filmiche, segno che i non-luoghi sono probabilmente anche radicati in modo decisivo nell’immaginario visuale. La colonna sonora della serie Chernobyl è appropriatamente accorata e agghiacciante come si conviene, con la conferma che gli autori islandesi sembrano avere l’armamentario creativo giusto per queste occasioni. Onestamente, non sono riuscito a finire di vedere la serie, forse non era il momento, forse è proprio troppo emotivamente impegnativa – però Chernobyl è uno di quei luoghi che sono molto di più e molto di meno allo stesso tempo, da un «non mangiate le fragole per un mese» nei telegiornali italiani dell’86 a un qualcosa di molto simile alla Zona che Tarkovskij ha immaginato nel suo Stalker del ’79. Solo che nella Zona di Alienazione vera non si esaudiscono desideri, se non quello di avere un’area grande il doppio di Roma in cui gli umani non abitano, a parte una manciata di samosely. Passerà anche questa ma, personalmente, provo un certo affetto per come la natura pare sapersi tenere in equilibrio in quella bolla da cui ci siamo esclusi per la nostra improponibile hybris. [LC]

#13

Nonluoghi sono anche quelli che non vogliamo guardare. [FP]

#14

Anche ground zero è un nonluogo. Pieno di tanto, vuoto di molto. Incredibile pensare a come certi eventi umani, oltre a scaricare drastici impatti sulla vita delle persone direttamente coinvolte, producano riverberi così duraturi e profondi da cambiare il corso delle civiltà. La credevo una proprietà delle forze naturali ma, come dice il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso, l’umanità é diventata ormai una forza tellurica, in grado di cambiare radicalmente l’ambiente in cui vive, distruggendolo, esattamente come un virus. [FP]

#15

Un paio di settimana fa è uscita la ristampa per Becco Giallo di Carlo Giuliani, il ribelle di Genova, scritto dal tradrittore di Quasi Francesco Barilli é disegnato da Manuel De Carli. Intenzionato a recuperarlo, ho fatto il giro di tutte le librerie della città in cui vivo ma non ne ho trovato nemmeno una copia. Quando ho chiesto ai commessi di due grosse catene librarie se fosse in arrivo, magari per la settimana seguente, mi é stato risposto che non ne avevano in ordine nemmeno una copia. Forse é stata una coincidenza, ma non posso fare a meno di pensare che in questa nostra Italia liberal-fascista, ci sono luoghi, fatti e persone che saranno sempre nonluoghi, nonfatti, nonpersone. [FP]

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