Assassinio sul Nailon: elementari, Watson!

Francesco Pelosi | Para & Meta testi |

Polsino, al secolo Leonardo Lotti, è un fumettista attivo da qualche anno nell’auto produzione, soprattutto all’interno di Alambicco Comics, collettivo che ha fondato nel 2021 insieme a Marco Poggi e Diego Martini, a cui si sono poi aggiunti Adele Di Tella e Carnaccio (Andrea Cappelli).
Il suo ultimo lavoro si intitola Assassinio sul Nailon ed è un omaggio-parodia del genere giallo, a partire anche dal formato tascabile scelto per la pubblicazione. L’albo è disponibile da qualche settimana sul sito www.alambiccocomics.it e sarà presente anche fisicamente alle varie fiere del settore (il primo appuntamento in cui trovarlo è il Betty B Festival di Vignola, in provincia di Modena, il 14 e 15 ottobre).
Quella che segue è la mia postfazione al volume.

Le storie di genere, si legge sul sito di Alambicco Comics, sono il rimedio per tutti i mali, la Panacea Universale degli alchimisti. 
E come contestare questa definizione? I generi ci accolgono nelle loro narrazioni confortanti, zeppe di detective dalla razionalità infallibile, esploratori stellari dal passato oscuro, superuomini e superdonne dalla morale al botulino tanto quanto i loro corpi, spietate femme fatale e diabolici gangster deformi. E una volta lì, catturati in quelle stanze chiuse dall’interno, ecco che si compie il delitto perfetto e le narrazioni di genere ci uccidono di trame marmoree e perenni, inscalfibili e immodificabili, e noi lasciamo che il nostro cadavere si areni languidamente su quei lidi famigliari dell’immaginazione. Ci sentiamo a casa, al sicuro. Perché se così non fosse, se promettessero imprevedibilità e sovvertimento delle regole, non sarebbero storie di genere. Sarebbe decostruzionismo. 
Non sarebbe il Marlowe di Hawks, sarebbe il Marlowe di Altman. Non sarebbe il Topolino di Gottfredson, sarebbe quello di Faraci e Cavazzano. Non sarebbe Flash Gordon, sarebbe Blade Runner. Non sarebbe Il Signore degli Anelli, sarebbe Il Trono di Spade. Non sarebbe Superman, sarebbe Watchmen.

Solve et coagula è una formula alchemica che, ridotta all’osso, ci dice che ogni azione di un soggetto su un oggetto passa attraverso due momenti separati: il solve, ovvero l’analisi che smonta l’oggetto in questione per vederlo nudo in ogni minimo particolare che lo costituisce, e il coagula, la sintesi che lo rimonta insieme, creando un tutto unitario, cristallino.
La cosa curiosa delle storie di genere, per come si sono affacciate alla letteratura occidentale dalla fine del XIX secolo in poi, è che sembrano aver fatto il giro contrario: prima il coagula e poi il solve. Watchmen, la componente analitica dei comics supereroistici, il solve, è arrivato molti anni dopo Superman, la parte coagula, e solo a seguito della sua esistenza. E lo stesso ovviamente si può dire a proposito del noir, della fantascienza, del fantasy o dell’horror.
La Golden Age dei supereroi in cui sono stati creati Superman, Batman e Capitan America, gli anni che hanno visto nascere il canone delle loro avventure, sono contraddistinti dalla spensieratezza e dalle morali tagliate con l’accetta, senza dubbi o approfondimenti psicologici di sorta. La Modern Age invece, quella di Watchmen ma anche di Dark Knight Returns con il suo Batman anziano, depresso e incattivito, si bea del proprio razionalismo e cinismo, facendo a fette tutti i miti dell’infanzia che gli capitano a tiro. Un processo contrario quindi a quello alchemico citato anche in V for Vendetta che, parlando del concetto di anarchia, dice che per creare una nuova società bisogna prima distruggere quella vecchia. Nella letteratura di genere invece si è creato e poi distrutto, senza che ancora il nuovo sia sorto.
È però venuto a crearsi qualcosa che sembra stare perfettamente a metà fra il coagula degli anni Venti e Trenta del Novecento e il solve degli anni Ottanta fino al nostro presente.
L’ultimo lavoro di Polsino, questo Assassinio sul Nailon che abbiamo appena letto, si posiziona esattamente in quell’ambito, un mondo di mezzo fra L’Età dell’Oro e quella del Ferro. Un luogo onirico, pertinente ai reami dell’immaginazione, che potremmo chiamare Sentimento Elementare, dove Elementare sta sia per “base”, “fondamento” o “particella elementare”, sia per “scuola elementare”, in tutte le accezioni positive che quel termine può ricordarci.

I fumetti di Polsino, da Le Avventure Galattiche del Capitano Crociera di cui Assassinio sul Nailon è lo spin-off, portano in loro una qualità basilare che attinge direttamente dal sentimento bambino con cui ci approcciamo ai fumetti in quell’età della nostra vita, il periodo delle scuole primarie appunto. Le sue trame prendono tutte spunto dai topoi delle narrazioni di genere per poi farne parodia. Non parodia cinica e irrisoria però, ma affettuosa e appassionata, un po’ come quando Leo Ortolani su Rat-Man giocava con le creazioni di Jack Kirby, fino a mutuarne lo stile di disegno e di scrittura dei dialoghi. La battuta serve a omaggiare, non a dileggiare o distruggere. Queste parodie elementari si muovono nello spirito del coagula, non del solve.
Lo stesso trattamento Polsino lo dedica ai personaggi. Il protagonista di questo volume, Monsieur Chinder, è certamente la caricatura dell’Hercule Poirot di Agatha Christie ma anche, e soprattutto, l’incarnazione di quell’ “ovetto” Kinder che tutti i bambini nati negli anni Ottanta e nel decennio seguente hanno amato (anche grazie alla sostanziosa campagna pubblicitaria che batteva le televisioni italiane in quegli anni, inducendo a desiderarli senza resa).
Monsieur Chinder non è però una citazione della cultura pop come quelle usate, ad esempio, da Zerocalcare quando prende personaggi di videogiochi, cartoni animati e fumetti per metaforizzare le sue tensioni interiori, o da Sio quando fa lo stesso coi personaggi dei manga shonen più famosi, entrambi con la certezza di comunicare in maniera infallibile con un certo tipo di pubblico. Gli omaggi alla cultura pop di Polsino, sono soprattutto omaggi al sé stesso bambino, a quel Sentimento Elementare che, sono convinto, muove tutto il suo fare fumetti. Come quando, soli nella cameretta di un vuoto pomeriggio domenicale, prendevamo alcuni pupazzi di marche differenti e li facevamo interagire fra loro, senza preoccuparci delle rispettive continuity. I G.I. Joe con I Cavalieri dello Zodiaco, Batman con He-Man, BraveStarr con Gli Sbullonati, in un postmodernismo spontaneo che ogni bimbo che abbia giocato con gli eroi dei suoi mondi immaginari preferiti conosce perfettamente.

In Nailon è soprattutto questo Sentimento Elementare che muove la narrazione: non è la nostalgia, è il gioco. È l’omaggio al grande giallo classico, attraverso i protagonisti di un’infanzia Ottanta-Novanta: da Babar a Il Libro della Giungla Disney e da Dodò dell’Albero Azzurro fino alla leggendaria colla Pritt, rimasta a marcire nell’astuccio di tutti i nostri cuori, e che qui risorge in una improbabile fusion col terribile Fu Manchu e forse anche un po’ col nipote di Tiramolla.

I fumetti di Polsino sono un aggregante spontaneo di giochi di bambini: il coagula degli alchimisti, la Pritt prestata dal compagno di banco. Un bellissimo mezzo per rientrare in contatto con quel Sentimento Elementare alla base del nostro amore per i fumetti.

Ovviamente, c’è la possibilità che tutta questa mia disamina, si basi su deduzioni fallaci dovute a un’interpretazione arbitraria degli indizi lasciati da Polsino nelle sue opere e dalla letteratura di genere tutta. Nulla di più facile.

Certo, se fossimo in un racconto di Agatha Christie o Arthur Conan Doyle, questo non sarebbe assolutamente possibile. Ma d’altra parte, se è vero che è la coscienza individuale a fondare la realtà di ognuno di noi attraverso la sua lettura della stessa, direi che allora il caso è, senza alcun dubbio, risolto.

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