Milady nel 3000 di Magnus

Paolo Interdonato | post-it |

La relazione tra Max Bunker e Magnus, presso Editoriale Corno, per quanto proficua, non si conclude benissimo. Dopo anni di lavoro fianco a fianco che avevano portato alla creazione di Kriminal, Satanik, Dennis Cobb, Gesebel, Maxmagnus e infine Alan Ford, qualcosa si rompe.

In una dozzina d’anni, Magnus ha disegnato oltre 250 albi a fumetti.  Nel settembre 1975 esce “Cala la tela per Superciuk”, settantacinquesimo numero di “Alan Ford”. È l’ultimo albo a riportare nel colophon i nomi di Max Bunker e Magnus affiancati. (Per amor del vero, succederà un’altra volta, nel febbraio 1986, per festeggiare la duecentesima uscita del mensile, con l’episodio “Hic… Hic… Hurrà!” edito ormai da Max Bunker Press.)

Nell’ultima pagina di “Alan Ford” 75, Magnuds saluta i suoi lettori. Si disegna (con il solito nasone e con un paio di baffi, per distinguersi dal personaggio Bob Rock) nei panni del capitano della nave “La sfonda”. È vestito come Corto Maltese di Hugo Pratt, come per dire che è tempo di muoversi verso territori di narrazione più matura, nei quali esprimere una maggiore autorialità. Però, il fumetto per Magnus, anche quando è mosso da pulsioni artistiche maggiori, è un mestiere. E allora c’è quello scambio di battute, probabilmente scritto da Bunker ma che racconta molto bene le contraddizioni di Magnus.

Il capitano Magnus dice a Superciuk che sale a bordo: «Ma benissimo. Per mille balene, sembri robustino, c’è da sdrumare qui…»

Già, c’è da sdrumare.

È abilissimo a sbagliare mira, Magnus. Per produrre un grande fumetto d’autore, si accomoda alla corte di Renzo Barbieri che, con i suoi marchi editoriali, pubblica testate del calibro di “Fiabe Proibite”, “Candida la marchesa”, “Zora la vampira”, “Lando” e “Rolando del fico”. Quell’approdo fa sì che, sul numero successivo di “Alan Ford”, ci sia una noterella editoriale che avvisa i lettori, con una malignità giustificabile solo ipotizzando una rottura brusca,  che Magnus ha abbandonato la testata per dedicarsi alla pornografia. L’ineleganza è firmata MGP, Maria Grazia Perini, ma è veramente poco probabile che sia stata scritta da lei.  MGP, che avrebbe ispirato a Magnus il personaggio di Frieda Boher, la scienziata pazza che rianima il mostro erotomane Necron, per tutta la sua vita, interrottasi nel 2012, dichiarerà di non aver mai perdonato Luciano Secchi – vero nome di Max Bunker – di averle attribuito, con un gesto assai scorretto, quella nota infamante.

Per Edizioni del vascello di Barbieri, Magnus firma il suo capolavoro assoluto, Lo sconosciuto. Ma non è di questo che ti voglio dire oggi.

Dopo l’interruzione della serie, durata appena sei numeri, il fumettista continua a lavorare per le etichette di Barbieri: realizza un po’ di albi autoconclusivi, tra i quali Vendetta macumba e Il teschio vivente, la serie La Compagnia della forca e l’inizio de I Briganti.

Nel 1980, Magnus decide di riprovare ad approdare alle riviste di fumetti, dopo aver frequentato, durante i dodici anni di collaborazione con Bunker, “Eureka”. Inizia a collaborare con “Il Mago”, mensile edito da Mondadori. Mostrando la consueta difficoltà a centrare tempi e obiettivi, inizia a serializzare la storia Minady nel 3000 su una rivista agonizzante. Riuscirà a pubblicare le prime 29 pagine prima che la tetstata chiuda definitivamente.

Nel febbraio 1984, Alfredo Castelli e Silver dirigono “Eureka!”. Quella rivista contiene “Album”, un inserto mensile che contiene un fumetto completo. E in quel mese, quelle pagine sono riservate alla conclusione di Milady: le ultime 33 tavole. Ho tra le mani, in questo momento, due edizioni in volume di quella storia. La prima, quella Glénat del 1988, quando l’ho comprata – qualche anno dopo la sua uscita in una libreria remainders – mi era parsa bellissima: di grande formato e a colori. Adesso, proprio per quei colori, mi è insopportabile. La seconda è quella in bianco e nero contenuta nel volume Magnus: Erotico e fantastico, curato da Fabio Gadducci per Rizzoli Lizard nel 2009.

Gadducci ha scelto di collocare questa storia in apertura di quel volume che contiene anche Socrate’s Count-down, Il sogno dello scroscio di pioggia, Le 110 pillole, Diva, Exibition, Le femmine incantate, i fumetti del Lunario 1995 e le Storie strane uscite su “Comix”. La scelta di collocare Milady in apertura di quella sequenza di storie che racconta uno degli archi dell’evoluzione artistica di Magnus è illuminante (a quest’arco che ti dico ascriverei anche I Briganti; gli altri sono, secondo me, quello che parte da La compagnia della forca, attraversa Necron, e atterra su quel dannato texone e quello che tocca tutte le diverse incarnazioni dello Sconosciuto).

Riguardo Milady nel 3000 e osservo che c’è ancora il Magnus che cerca la velocità realizzativa, quello delle grandi campiture nere, dei primi piani, delle scale e delle tende per risolvere, con grande eleganza, uno sfondo. Però compaiono gli alberi dettagliatissimi, le distese di fogliame, gli abiti curati nei dettagli, i diademi e le armature miniate. Ad astronavi che, tutto sommato, più che alla novità visuale di Guerre stellari, continuano a far riferimento al medioevo tecnologizzato disegnato da Alex Raymond in Flash Gordon, si contrappone una vitalità estrema nelle scene in cui la fantascienza è meno evidente. E quando fanno capolino i cerimoniali di palazzo, il sesso come strumento di potere e l’erotismo sensualissimo di corpi che si amano, troviamo tutto il Magnus che avremmo letto da lì in avanti.

Ecco. Milady nel 3000 è una finestra sul Magnus che verrà. Aprila e respira a pieni polmoni.

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