Intro 1. Se non l’avete ancora fatto, correte a leggere la lunga intervista esclusiva che los tres amigos (ovvero Omar Martini, Francesco Pelosi & me medesimo) hanno realizzato col Magus di Northampton in persona! Trovate tutto QUI!

Intro 2. Su Anteprima n.404, pagina 79, Panini ha annunciato una nuova data per l’edizione del Bumper, ovvero… ottobre 2025! Ipotizzo, giusto in tempo per Lucca: in precedenza, si era parlato di maggio! Così vanno le cose. L’annuncio fa sollevare anche un po’ il sopracciglio, confesso: seppur sia lecito puntare l’attenzione su Alan Moore, non vi è alcuna citazione chiara e diretta al co-autore Steve Moore, relegato, nel box a sinistra, nell’elenco dei vari autori che hanno contribuito al volume; non solo, il testo descrittivo dell’opera si sovrappone sullo spazio di copertina in cui dovrebbe comparire il nome di Steve Moore; dulcis in fundo: nello stesso testo si legge che “nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, Alan Moore, […], è diventato un mago”, un errore marchiano per chi conosce lo Scrittore di Northampton. Incrociamo quindi le dita per il grimorio italiano: verrebbe quasi da correre ad acquistare l’intrigante versione brasiliana arricchita da poster, segnalibri e… dal tempio montabile!

Ripartiamo con la (mia? nostra?) lettura del grimorio. Pagine da 134 a 145: quarto capitolo di The Soul, dal titolo Tree of Darkness, ovvero L’Albero dell’Oscurità. Adeline, alla luce dei recenti eventi, inizia la sua esplorazione consapevole dell’Albero della Vita e delle varie Sephirot, sia col supporto di Hamilton sia in solitaria. Tra rituali, meditazioni e riverberi nella vita reale della protagonista che rimandano a quell’oscurità indicata nel titolo dell’episodio, Adeline esplora le sette sfere inferiori.
Mi cimento, sotto, con la traduzione (ci provo almeno) della descrizione della dea che Adeline intravede nella sua incursione su «Yesod, il regno lunare dei sogni posizionato appena sopra Malkuth nel diagramma Cabalistico»: lo stile ricorda gli allucinati resoconti delle avventure di Dennis Knuckleyard nell’Altra Londra.
«Un volto femminile senza pelle, appiccicoso e luccicante, rabbia e risentimento nelle palle da biliardo infossate nelle orbite che erano i suoi occhi; vene e muscoli che si intrecciano in rampicanti di nebbia viscosa sul marmoreo traliccio osseo scolpito di un cranio splendidamente articolato. Un dagherrotipo medico, orrido e improvviso come una cicatrice provocata da un fulmine, un’insanguinata gioielleria intricata e tremolante…»
Adeline si è spinta fino ai limiti dell’Abisso che separa le tre sfere più elevate e sfuggenti: saranno queste le sue mete nella prossima puntata?

Segue una corposa sezione di ventidue pagine (da pagina 146 a 167) dedicata ad un grande classico dell’esoterismo: Scegli una carta, una qualunque: Guida per principianti ai TAROCCHI. Dal punto di vista grafico, gli Arcani Maggiori del mazzo marsigliese vengono affiancati alla versione stilizzata ideata da John Coulthart.
«Per il mago praticante, i Tarocchi sono uno strumento prezioso e di vasta applicazione. Come campo di studio, con le sue immagini tratte da un’ampia varietà di culture, mitologie e sistemi magici, i Tarocchi sono un ottimo modo per familiarizzare con il vasto territorio dell’occulto e, al contempo, padroneggiare la capacità magica della divinazione.»
I Tarocchi vengono approfonditi sotto diversi punti di vista, in particolar modo in relazione al loro legame con la Cabala. Lascio a voi il piacere della lettura e della scoperta. Ma non mi trattengo da… due spoiler. A seguire, traduzione del testo relativo alla mia carta preferita:
«Il Magus o il Mago
La carta numero uno è quella del Magus e raffigura il mago come un essere umano completo, in controllo delle quattro armi magiche e quindi in controllo della sua Volontà, delle sue emozioni, del suo intelletto e delle circostanze materiali. Avendo un raggio d’azione quasi illimitato, il mago, in quanto artista consumato, può evocare e combinare questi elementi in qualsiasi forma o esito desiderato, ed è alimentato dall’estasi creativa che è al centro dell’esperienza magica.
Sebbene sia la carta maschile più alta del mazzo, la sua posizione sull’Albero della Vita corrisponde al percorso che collega la prima sfera, Kether, con la terza, Binah, la sfera femminile più elevata, situata in cima al Pilastro della Severità che è il lato sinistro e femminile dell’Albero.
Forse distinguendo l’arte e il mestiere del Mago, pazientemente accumulati, dal misticismo fortemente intuitivo e spontaneo del Matto, possiamo vedere le energie di Kether, intese in senso sia magico che scientifico, discendere attraverso il pilastro femminile dell’Albero come un modo per indicare che la Magia in sé, come fenomeno, è femminile.»
Infine… il finale (tranquilli, c’è tanto da leggere prima d’arrivarci!):
«[Il mazzo del Tarocchi] nel suo uso quotidiano, è un prezioso aiuto per analizzare e comprendere una situazione, un’altra persona o se stessi. Può essere utilizzato per fornire una nuova prospettiva e un nuovo approccio a importanti decisioni o per suggerire come potrebbe andare un colloquio di lavoro. Può offrire una visione intelligente dei problemi che sorgono nelle relazioni interpersonali.
Non esiste ambito dell’esperienza umana a cui non possa essere applicato, con sufficiente riflessione e inventiva. E rivela il futuro.»
Siamo giunti a pagina 168 e al quinto episodio della biografia di Alessandro: tra farsa e tragedia, il culto di Glicone si diffonde e conquista Roma, imperatore incluso.

E si chiude calando un tris di Grandi Incantatori, dal ventiquattresimo al ventiseiesimo, di eccelso livello. Ben Wickey ci regala una sontuosa “splash page” per Jacob Böhme («Böhme credeva che l’uomo fosse un microcosmo sia dell’Universo che di Dio visto come l’Adam Kadmon menzionato nella letteratura cabalistica.») a seguire Emanuel Swedenborg («che affermò: “Gli angeli non sanno cosa sia il tempo.”») e, infine, l’immortale poeta e pittore William Blake («Rientrato a Londra, nel costruire la sua visione del mondo attraverso la poesia e il disegno, disse: “Devo creare un sistema, o essere schiavo di quello di un altro uomo.”»).

(continua…)