Non camminano fra noi

Stefano Tevini | Due calci al balloon |

Dal vocabolario dell’enciclopedia Treccani:

Vacanza: s. f. [dal lat. vacantia, neutro pl. sostantivato di vacans -antis, part. pres. di vacare (v. vacare), attrav. il fr. vacance]. – 1. Il fatto, la condizione di essere o di rimanere vacante;

Dal dizionario Il nuovo De Mauro:

Ricco: 3b. fig., che possiede determinate capacità intellettuali o doti morali: essere ricco di fantasia, d’ingegno, d’inventiva; essere ricco di virtù
3c. denso, pieno: parole ricche di significato | caratterizzato da un gran numero di avvenimenti: mese ricco di eventi culturaliuna vita ricca di esperienze
4. vivace, fervido: avere una ricca fantasia, una ricca immaginazione                                                                10. fam., appagante, soddisfacente: farsi una ricca dormita

Questo gioco di parole apre due strade, afferma due punti inquietanti, due crateri di merda fumante verso cui il futuro, il nostro, sta rotolando inesorabile. Il primo: chi è ricco, non in senso figurato ma in senso economico, non è tra noi. Non lo si vede per strada, non lo s’incontra in giro. Ve lo dice persino l’ultimo degli imbonitori da fiera che fa streaming per vendervi i suoi corsi da una piscina a Dubai: se vuoi diventare come me (e già qui io mi farei delle domande…), isolati, allontanati dai tuoi amici sfigati. Che gli amici sfigati magari sono gli amici di una vita, quelli che ti hanno raccolto con un cucchiaino quando stavi messo come uno straccio ma, intendiamoci, perdersi di vista ci può stare per mille motivi, la vita non è per niente sotto il nostro controllo in tutte le sue variabili, tutt’altro, ma perderli perché vuoi diventare come quello che ti vende i corsi dalla piscina di Dubai io lo trovo un pelo misero. A ogni modo, è un’espressione, l’ennesima, che tappa la bocca a chi davvero crede nella fiaba che la lotta di classe no, non esiste, è finita. Te lo dice Warren Buffet, che è uno dei tuoi idoli, coglione. Loro non vogliono essere come te, loro non ti vogliono nei paraggi. A tal riguardo ti giro un piccolo articolo, se leggi l’inglese.

L’altra strada che il dizionario apre, pensa un po’ per quali strade ci si arrampica, leggendo, porta a una dimensione popolata da persone che sì, non sono tra noi, ma sono inquietantemente vicine. Il libro è Incel in una stanza: il cinema dei maschi brutti, soli e cattivi, scritto da Dikotomiko e pubblicato da Shatter Edizioni. Un libro che parla di film, sì, ma fino a un certo punto, molto diverso dal tipico lavoro pubblicato da Shatter che di solito sta addosso alle opere, ne parla in termini molto pratici. Dikotomiko no, parte dalle pellicole ma le usa quasi come pretesto per fare un approfondimento tematico cupo e dolorosamente lucido, indagando una realtà di cui tanto si parla e spesso a sproposito. Una realtà, quella Incel, dove i ricchi, in senso figurato o meno, sono in stato di vacanza, una terra brulla di vite a modo loro devastate. Sì, perché per quanto l’Incel pensiero possa far senso, sempre di vittime si tratta. Vittime che magari sbagliano da tanti punti di vista, vittime a rischio costante di passar dall’altra parte della barricata, ma senza la plot armor di certi Stati canaglia che sfruttano la memoria di un passato mai del tutto archiviato, persone che per qualche ragione, magari non quelle che loro individuano ma tant’è, si trovano in un angolo buio del darwinismo sociale, come pentole a pressione lasciate sulla fiamma.

Perché questo è la sconfitta sociale che vivono, una fiamma, un fornello a gas acceso sempre che non smette di bruciar e, questo Dikotomiko lo dice con una chiarezza che taglia, una pentola a pressione se non la levi dal fuoco una cosa fa: scoppia. Taglia. Ferisce. Ustiona. Uccide. E non serve demonizzare. Non serve l’ennesimo mostro da sbattere in prima pagina per almeno quindici giorni, fino al prossimo titolo clickbait, perché la verità non è quella. Il mostro ci fa comodo nella misura in cui non lo vediamo per quel che è: una mutazione genetica. Pericolosa, orribile a vedersi ma che con noi condivide il DNA. Forse, come il Joker di The Killing Joke, è diverso da noi solo per una serie di giornate di merda. Non è una strada facile, quella lungo cui ci conduce Incel in una stanza: il cinema dei maschi brutti, soli e cattivi, ma è necessaria. Il libro di Dikotomiko è uno di quelli che servono, qui e ora, perché ci porta a una verità dolorosa ma, magari rischia di causare un brusco risveglio.

Il punto è questo, che la fine della storia di Fukuyama, il there is no alternative della strega morta mai troppo presto, è un mondo in cui a pochi viene permesso di prosciugare tutto. Quel che resta sono i ricchi da una parte e la vacanza dall’altra. Tutto e niente. Un parco a tema recintato con i nidi di mitragliatrice all’ingresso da una parte e una terra brulla senza niente dall’altra. Loro e noi. Loro e tu, perché se stai leggendo questo pezzo può anche essere che tu di quella schiatta desideri pure farne parte, ma dubito che succederà mai.

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