I ragazzi di Donovan… E la fine della prima serie

Francesco Barilli | C'era una volta il west |

Se vuoi sapere di cosa sto parlando sarà meglio che recuperi le puntate precedenti.

Il 9 maggio 1984 la commissione parlamentare sulla P2 pubblica la propria relazione conclusiva. Passano poche settimane e il 7 giugno a Padova, durante un comizio, Enrico Berlinguer viene colpito da emorragia cerebrale, spegnendosi dopo pochi giorni di agonia.

Non ho «il mito» dello storico segretario del PCI, ma spiace comunque. Basta pensare a chi e cosa arriverà in seguito…


Per leggere Sciopero hai dovuto aspettare un bel po’. L’episodio successivo, I Ragazzi di Donovan, si fa attendere molto meno.

Maurizio Mantero e Carlo Ambrosini ci mostrano Ken ancora a Boston. Se ricordi, Sciopero si concludeva con il triste commiato fra il protagonista e Kianceta. Qui abbiamo un’incongruenza che, seppure tempo fa ti avessi promesso di evitare toni da nerd malato di continuity, non ho mai compreso. In quella scena, infatti, Ken appare in salute, mentre ora lo trovi semincosciente, a seguito della pallottola alla schiena che lo ha raggiunto durante la manifestazione operaia in cui ha ucciso un poliziotto. Sul volume n. 31 della ristampa edita da Mondadori Comics Berardi, intervistato in proposito, se la cava con un laconico «Ken è un duro. I duri non mostrano le ferite in famiglia», probabilmente accompagnato da un sorriso. L’incongruenza resta senza una spiegazione migliore, ma passiamo oltre.

Ricercato dalla polizia, Lungo Fucile è accudito da un gruppo di ragazzi che conosci lungo il racconto. Giovanissimi, tutti appartenenti all’immigrazione arrivata a Boston e a famiglie poverissime e numerose. Vivono di espedienti, capitanati dal quindicenne Donovan O’Hara e, seppure consapevoli della taglia pendente sul loro ospite…

… non sfuggono al dovere di solidarietà fra chi, proprio come loro, è in fuga dalla polizia.

Con uno sguardo alle “simpatiche canaglie” e uno a Il Monello di Chaplin, la storia, in perfetta continuità con la precedente, si sofferma sulle sfortunate vite del sottoproletariato nel Nuovo Mondo. Dove strappare un salario è già un’impresa (lo hai visto in Sciopero) e sopravvivere dignitosamente sembra impossibile. Anche perché, nonostante le parole di Ken…

… la legge decisamente non è uguale per tutti…

… e a pagarne le spese sono gli sfruttati.

La sorte di KP è appesa a un filo, anche perché catturarlo, per la National dove ha lavorato, è ormai un fatto personale e d’immagine.

Anche stavolta Ken, guarito dalla ferita, riuscirà a cavarsela. Ripaga i ragazzi di Donovan, aiutandoli contro una violenta banda rivale, e al termine dell’episodio si congeda. Ma non solo da loro…

Questo «doppio addio» devo spiegartelo bene. Ti ho già detto che la storia segue cronologicamente il tragico epilogo della precedente e abbraccia qualche settimana, necessaria a rimettere in piedi Ken. È quindi collocabile tra la fine del 1879 e l’inizio del 1880. Più interessante, in questa occasione, è inquadrarne il contesto editoriale.

Come dicevo l’altra volta, trascorrono sette mesi tra l’uscita del n. 57 e il successivo. Non ti ho detto però una cosa importante. A chiusura di Sciopero un editoriale di Berardi annuncia la chiusura della serie con il numero seguente.

In sintesi: basta col formato bonelliano; proseguimento con storie lunghe e a colori, sganciate da una rigida periodicità e foliazione; storie affidate a pochi disegnatori fidati (Berardi cita esplicitamente solo Milazzo e Trevisan nell’intervista sul n. 30 dell’edizione Mondadori Comics, lanciando fra le righe una frecciatina ad altri collaboratori, non perfettamente in linea con il suo progetto narrativo); si riparte dalle riviste, a cominciare da “Orient Express”.

Confesso: io lessi la serie originale di 59 numeri grazie a un caro amico che me la fece conoscere. Poi, quando lui cominciò a passarmeli, gli episodi successivi li affrontai con la puzza sotto il naso. «Figurati se sono all’altezza della collana storica!» mi dicevo. Cazzate, avrei trovato delle vere gemme. Ma saranno materia di chiacchiere future.


I Ragazzi di Donovan non segna dunque la fine di Ken Parker. Semmai un nuovo inizio. Fuori dall’edicola, nel mondo reale, non accade molto di interessante… Se non che nel luglio 1984 mi diplomo. Te ne fregherà poco, okay, ma per me è una svolta importante, proprio come per Lungo Fucile. Le sue storie proseguono, come la vita, ma il sapore ora è diverso. Dalla prossima puntata comincerò a parlartene.

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