The Moon and Serpent Bumper Book of Magic: 12. Paesaggi Magici, Spiriti guida e altri incantatori

smoky man | Visiting Professor |

Mentre il mondo da sempre più evidenti segnali di irreversibile deragliamento, ci si ritrova su queste pagine digitali, a distanza di quasi due mesi, per continuare l’avventura del grimorio dei Moore (che tanto è chiaro che non mi/ci legge davvero nessunə!).

Da pagina 172 a pagina 191, ecco i Magical Landscapes ovvero Paesaggi Magici: la descrizione di venti “territori” magici, uno per pagina, incastonati nelle magistrali illustrazioni di John Couthart, capaci di unire eleganza formale, spesso con un forte richiamo Art Noveau, a densità di riferimenti e rimandi esoterici. La lista completa include: le immancabili “undici” Sephiroth (Malkuth, Yesod, Hod, Netzach, Tiphereth, Geburath, Chesed, Daath, Binah, Chokmah, Kether), le Qliphoth, l’Altromondo sciamanico, i Tattva, il Piano Astrale, il Regno delle Visioni, il Paese delle Fate, il Paesaggio Alchemico, gli Aethyr Enochiani e il Sabba delle Streghe.

Per la vostra gioia, anticipo qui la mia traduzione del testo dedicato a Daath:

«Nella distesa inesplorata e sperduta al di là dello spaziotempo o della comprensione umana conosciuta come Abisso, il desolato baratro che separa le sfere divine più elevate dell’Albero della Vita dalle Sephiroth dell’Universo materiale sottostante, troviamo la cosiddetta Sephira “falsa” o “invisibile” chiamata Daath, che significa “Conoscenza”, e di cui in realtà si può sapere molto poco. In termini di forze creative che discendono dall’Albero, l’Abisso rappresenta una sorta di spazio di innesco attraverso il quale le energie devono incanalarsi e manifestarsi dalla terza sfera superiore, Binah, al cosmo fisico corrispondente alla quarta sfera, Chesed. Tuttavia, da una prospettiva umana, l’Abisso è una sconvolgente e selvaggia landa spirituale in cui si è presumibilmente abbandonati persino dal proprio sé superiore o anima, e che persino i maghi più esperti considerano così pericolosa da essere di fatto invalicabile, una destinazione tollerata solo dai vanitosi o da chi è precipitosamente troppo sicuro di sé. Presumibilmente abitato da entità quasi lovecraftiane o dal “Demone della Dispersione” che distrugge il mondo, Choronzon, è la traduzione di Daath come “Conoscenza” a fornire senza dubbio il maggiore fascino, con la conoscenza vista quasi come una sostanza che, a differenza della “saggezza” o della “comprensione”, esiste di per sé senza un osservatore o partecipante umano. Alcune tradizioni sostengono che l’Abisso esista solo a causa di una frattura catastrofica nell’Albero stesso, con Daath a rappresentare le rovine di una Sephira cancellata. Se ha un numero, potrebbe plausibilmente essere il rapporto “senza fondo” pi greco, che come 3,142 si trova tra il tre di Binah e il quattro di Chesed. Essendo la Sephira “invisibile”, il suo colore è forse l’ultravioletto, e il suo corpo celeste potrebbe corrispondere al pianeta distrutto che forma la fascia degli asteroidi. Attraversato dal sentiero della Gran Sacerdotessa, dove i maghi “maschi” diventano magia “femminile”, Daath non è un luogo da visitare. È un luogo in cui si finisce.»

Ora (pp. 192-194) la consueta dose di Grandi Incantatori messi in scena con consumata maestria da Ben Wickey. Il ventisettesimo mago è il Conte di Saint-Germain che tanto ha colpito l’immaginario popolare, dai romanzi ai fumetti fino ai videogiochi; non da meno è un altro “conte”, Cagliostro; il trio si chiude col meno noto ma non certo meno rilevante Francis Barrett, autore del primo grimorio moderno, Il Magus, e fondatore del primo ordine esoterico inglese.

Segue la quinta puntata (pp. 195-203) di Cose da fare in una giornata di pioggia, sottotitolo: Imaginary friends, ovvero Amici Immaginari. «[…] Evocare o convocare un’entità immateriale è probabilmente l’ambito più controverso della magia, eppure, allo stesso tempo, ne rappresenta anche l’immagine più emblematica: quella degli stregoni al sicuro all’interno di pentacoli protettivi, mentre favolosi esseri infernali o celestiali si ergono davanti ai loro occhi, accompagnati da pennacchi di fumo decorativo. […]». Andando al di là dell’evidenza fisica di queste entità, ma il sottotitolo lascia intendere quale sia la preferenza dei Moore, questa sezione indica rituali e attitudine per mettersi in contato con presenze altre, siano esse definibili come dei, demoni, angeli o “semplici” creature fittizie.

Non a caso, le pagine da 204 a 213, presentano Lo Spirito Guida, ossiala descrizione di dieci entità in cui l’aspirante mago potrà incappare, prima o poi. L’elenco, illustrato dall’impeccabile Coulthart, include: Spiriti animali, Spiriti dei luoghi, Spiriti dei morti, Dei, Loa, Demoni, Angeli, Spiriti planetari, Angeli enochiani, Entità immaginarie.

Poiché prediligo il lato oscuro, vado a proporvi la traduzione di un estratto della scheda sui Demoni (pagina 209): «Con gli Dei sempre più percepiti come troppo remoti e potenti per interagire con gli esseri umani, i demoni furono concepiti come una classe necessaria di spiriti intermediari capaci di mediare tra l’umanità e la divinità. Né buoni né cattivi, i demoni (e i loro equivalenti arabi, i djinn) erano considerati, in tutto il mondo antico, forze elementali neutrali. In effetti, l’avvento della filosofia vide Socrate formulare il suo “daimon” interiore come equivalente alla concezione odierna di un “sé superiore”. Soltanto con l’avvento del giudaismo, una religione perseguitata che sembra aver adottato per rappresaglia una mentalità protettiva ed esclusivamente monoteistica, assistiamo alla “demonizzazione” di queste entità, precedentemente non allineate, come rappresentanti del male: è necessario sia per spiegare gli eventi avversi come qualcosa di estraneo all’opera di Dio, sia come una categoria a cui le divinità rivali potevano essere retrocesse, un esempio è la dea babilonese Ishtar degradata a diventare il demone Astaroth. […] ». Prima di salutarci, anche se son sicuro che non avete letto nulla, ancora dettagli e dietro le quinte generosamente condivisi da JOHN COULTHART.

Puoi parlarci del tuo lavoro per le sezioni Paesaggi Magici e Lo Spirito Guida? Qual è stato il tuo approccio? Come hai proceduto nella realizzazione delle illustrazioni?

John Coulthart: Paesaggi Magici è stata l’ultima parte del libro ad essere completata, anche se ho preparato tutti i bordi in anticipo e ho anche illustrato la prima pagina in modo che tutti potessero vedere come sarebbe stata la sezione una volta terminata. L’ho lasciata per ultima perché c’erano così tante illustrazioni coinvolte e volevo finire con tutto il resto prima di immergermi nel lavoro. La Guida Spirituale è stata realizzata prima, e principalmente in stile collage, dato che erano necessari molti riferimenti pittorici antichi: angeli, i demoni di De Plancy, le “Torri di Guardia” di John Dee e così via. Ho anche pensato che usare il collage mi avrebbe consentito di velocizzare il lavoro, ma alcune pagine hanno richiesto più tempo del previsto. Ho tutte le illustrazioni delle Torri di Guardia di Dee in un opuscolo sulla magia enochiana, dove sono mostrate come semplici disegni a tratteggio, ma Alan e Steve volevano che la tabella fosse una delle versioni a colori che credo siano state create dalla Golden Dawn. Tutte le copie che ho trovato online sono minuscole, in colori RGB molto saturi, quindi, non sono utili per la stampa. L’unica opzione era creare una copia di una delle Torri di Guardia da zero. Gran parte dell’illustrazione è coperta dal testo ma si è rivelata utile quando ho dovuto realizzare la pagina enochiana per i Paesaggi Magici.

Quali le principali difficoltà che hai dovuto risolvere per bilanciare testo e immagini?

Entrambe le sezioni sono state relativamente facili da realizzare, poiché l’aspetto e il contenuto di ciascuna erano descritti attentamente nelle note di Alan e Steve. La cornice di Paesaggi Magici si basa su un design di Alphonse Mucha, con la richiesta di pagine che ricordassero i primi libri illustrati dall’artista ceco, e le immagini incorniciate sono abbinate a riquadri di testo. I libri di Mucha cambiano la cornice per ogni pagina, una cosa che avevo preso in considerazione per la mia sequenza, ma per questo libro mi è sembrata un’opzione migliore mantenere la forma della cornice coerente pur cambiando il contenuto. Alan aveva anche fornito piccoli schizzi per ciascuna delle pagine di Paesaggi Magici, quindi, una delle sfide è stata cercare di rimanere il più possibile fedeli alle linee guida. Questo ha funzionato bene per la maggior parte delle pagine, ad eccezione di Geburah, dove la bozza di Alan presentava due stretti riquadri di testo che correvano lungo la pagina, con la figura al centro. Ho provato diverse varianti, ma in tutti i miei tentativi le colonne di testo affollavano la figura che aveva bisogno di spazio per le braccia tese. La soluzione è stata quella di seguire la forma della pagina precedente, il che consente anche di ottenere un layout a doppia pagina soddisfacente, con due figure dalle molteplici braccia una di fronte all’altra. Ho anche modificato il riquadro di testo di Daath da un rettangolo a un cerchio, poiché il testo fa riferimento al fatto che Daath ha il pi greco come numero sull’Albero della Vita. I lettori degli altri lavori di Alan potrebbero notare che alcune delle immagini nelle prime undici pagine corrispondono al simbolismo che appare nel viaggio lungo l’Albero della Vita in Promethea. Non credo che questo sia stato deliberato, ma piuttosto il risultato del modo in cui Alan immagina queste sfere.

Quali sono le tue pagine preferite? Hai qualche aneddoto o evento “strano” accaduto mentre lavoravi a quelle illustrazioni?

La sfida più grande è stata la richiesta che la pagina del Paese delle Fate fosse affollata quanto uno dei dipinti di Joseph Noel Patton, che mostra centinaia di fate e altre creature di tutte le dimensioni e forme riunite in scene boschive. La mia scena è affollata, ma sembra spoglia se confrontata con i dipinti di Patton, ognuno dei quali deve avergli richiesto almeno un anno di lavoro. Sono comunque soddisfatto di come è venuta la mia scena. C’è un piccolo riferimento al mondo fatato di Richard Dadd e al suo The Fairy Feller’s Master-stroke. E ho inserito una vecchia veduta di Northampton sullo sfondo dell’immagine alchemica nella pagina a fronte. Quest’immagine si basa sulle tavole incluse nei vari Splendor Solis, molte delle quali presentano piccole scene paesaggistiche sullo sfondo. Dato che stavo facendo lo stesso qui, ho pensato di usare qualcosa di pertinente. Non credo di avere delle preferenze specifiche, ma mi piace l’aspetto di queste pagine insieme: una visivamente rumorosa e dettagliata, mentre l’altra è molto calma e ordinata. La pagina enochiana ha presentato un’altra sfida, poiché la descrizione richiedeva una vista prospettica di una delle Torri di Guardia di Dee, che mostrava come la griglia fosse formata da una disposizione di piramidi colorate con sommità piatte. Questo è stato un altro motivo per cui ho disegnato una delle Torri di Guardia per la pagina della Guida Spirituale; così facendo avevo un’immagine accurata del tutto, con colori pronti per la stampa e con tutti i simboli enochiani necessari. Ho realizzato l’immagine in grafica vettoriale in Illustrator prima di inserirlo nella pagina a livelli. Uso sempre Illustrator per questo genere di lavori e di solito lo trovo più facile e veloce quando creo qualcosa che implichi forme audaci o costruzioni geometriche.

Puoi condividere del materiale preliminare o di lavorazione?

Ecco alcuni estratti dal work-in-progress per le pagine enochiane. Di solito sono riluttante a mostrare sketch e simili per le ragioni che lo stesso David Bowie diede: condividere le prime lavorazioni, i primi passaggi di un’opera può in qualche modo modificare la percezione del lavoro finale, qualunque esso sia. Ma in questo caso si tratta di diagrammi che esistono anche al di là dell’opera completa. [Vedasi le tre immagini a corredo dell’intervista, sm]

Continua (forse)…

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