Angoulême, febbraio 2025 – Ratiche 1 e 2
Chiunque, durante il Festival di Angoulême, se ne scenda – senza fretta e con un po’ di curiosità per il mondo che lo circonda – lungo rue Hergé, non può fare a meno di fermarsi all’altezza del civico 37 e guardare (stupito) il palazzo del XV secolo che si innalza come una piccola torre davanti a sé. Su quella torre domina una sorta di stendardo con scritto OFF des OFF FESTIVAL. È la casa di Isabelle Beringer, animatrice, insieme a Yves Poinot e a Florence Cestac di una piccola associazione, la OFF des OFF appunto, che dà il nome a questo festival dentro il festival. Qui si tiene la consegna del premio dedicato a Charlie Schlingo. Un premio indipendente, slegato dall’organizzazione e dall’ufficialità del FIBD e fortemente voluto da Cestac (e quest’anno vinto da Romain Dutreix con il suo divertente Mamie n’a plus toute sa tête).

Ma soprattutto, in questi giorni Isabelle apre casa sua a tutti gli editori e agli autori, che non possono permettersi i costi del FIBD, per organizzare esposizioni e presentazioni. La sera poi, nel jardin clos in fondo alla casa, dedicato a Georges Wolinski, si scatenanao feste imperdibili organizzate dalla redazione di “Fluide Glacial” (le amo, per il tasso alcolico e per la bella gente che ci incontri – non ci ho mai incontrato quelli che mi stanno sul cazzo, vorrà pur dire qualcosa!).

Una volta che la tua attenzione è stata attirata dalla costruzione e dal manifesto, puoi decidere di entare: attraversi una sorta di antica cantina dove puoi goderti un’esposizione sempre molto interessante. Poi cominci a salire una scala proprio tipica di una torre, che ti porta nelle stanze della casa di Isabelle. In una di queste trovi i libri degli editori che non possono o non vogliono prendere nemmeno un piccolo stand nell’area degli editori indipendenti (Le Nouveau Monde). Per esempio, c’è tutto quello che pubblicano i tipi bordolesi di Le Requins Marteaux, ma anche di molti altri, come Ouïe/Dire (bordolesi pure loro).
A proposito: procurati senza indugio il loro Portraits Nomades scritto da Marc Pichelin e illustrato da Troubs, pubblicato proprio a fine agosto. La cronaca di quattro anni trascorsi in un rifugio d’emergenza per senza fissa dimora chiamato Hestia, che non solo ci immerge nelle vite martoriate di chi ci viene accolto, ma che attraverso il racconto di quelle vite ci mostra come, forse, è solo per fortunate circostanze se anche la nostra non è tra quelle. Di certo sai quanto stimo il lavoro di Troubs.

Finito l’inciso, torniamo ad Angoulême, al 37 di rue Hergé in quel freddo giorno di febbraio. Mentre con il mio bel calice di rosé curioso tra i titoli, noto un albetto che ha lo stesso formato del nostro “Topolino”. Si chiama “Ratiche” e ricordo che Paolo ne aveva parlato in un post-it dell’ottobre 2023, esprimendo il desiderio di volerne ancora. Qui c’è anche un secondo numero, uscito nel primo trimestre del 2024. Praticamente un numero all’anno all’inizio dell’anno stesso. Quindi, penso, dovrebbe uscire a breve il terzo. Intanto prendo i due numeri, li pago e me li ficco in una delle tasche del parka.
La giornata è scivolata via molto lunga, con un sacco di tappe. Quel tipo di tappe che alla fine non ti ricordi più né dove né cosa. La mattina dopo mi sveglio con una certezza e un dubbio. La certezza è che i “Ratiche” nella mia tasca non ci sono più: o li ho lasciati da qualche parte o li ho regalati a qualcuno in un inconsapevole impeto di generosità. Il dubbio: come cazzo lo potrei rendere Ratiche in italiano senza perderne la duplicità di senso?
Marseille, agosto 2025 – Ratiche 3

Come sempre, appena posso, me ne vengo a Marsiglia per periodi più o meno lunghi. Questo è stato piuttosto lungo ed è venuto a trovarmi anche il figlio grande. Dopo aver pranzato in uno dei miei posti preferiti (Le Jardin d’à Côté in Cours Julien) lo porto in una bella libreria di fumetti che sta proprio a due passi dalla brasserie: La réserve a bulles, al 58 di rue des 3 fréres Barthélemy. Ben esposti, sul bancone centrale ci sono i tre “Ratiche”. Come tre? Quelli che avevo preso e perso ad Angoulême erano due. Vedi? All’inizio di quest’anno è uscito il terzo numero! Li prendo tutti e tre e prendo pure un’altra cosa.

La prima cosa che noto è che il terzo volume non è più edito da Le Requins Marteaux, ma è passato – guarda caso – ai tipi di Ouïe/Dire.
Ogni volumetto di “Ratiche” è composto di tre storie gustosissime con protagonisti il topo Ratiche e tutta una serie di comprimari molto caratterizzati, ambientate in un mondo fognario situato proprio sotto al nostro. Le storie sono autoconclusive, ma formano tra loro e con le storie degli altri volumi un unico agglomerato di senso, tenuto insieme da redazionali e pagine di giochi perfettamente costruite per questo scopo. Gli autori sono vari e si alternano. Come usava il “Topolino” dei tempi d’oro, sono autori invisibili, riconoscibili – da un occhio allenato – per il segno. I loro nomi sono indicati minuscoli solo nel colophon. Intendiamoci non è una parodia del mondo Disney italiano (quello che i francesi leggono su “Picsou Magazine”), quanto un’intelligente e provocatoria attualizzazione (non priva di violenza e sessualità). A scrivere le storie è Marc Pichelin, a disegnarle si alternano tra gli altri Louise Collet, Guillaume Guerse (il suo è un segno che adoro!), Olivier Besseron.
Ma non sono le storie, per quanto adorabili (te ne consiglio assolutamente la lettura), il punto di vero interesse di questa operazione editoriale.

Il punto di interesse (almeno, il mio) è il formato scelto per “Ratiche Poche”, che è sostanzialmente quello del “Topolino” italiano. Non, come sarebbe stato più ovvio trattandosi di un diretto riferimento al mondo disneyano, quello del “Journal de Mickey”, che è sempre stato un lenzuolo, né quello di “Picsou” che ha avuto sempre un formato simile al libro con una montagna di pagine e una grafica che sfigura persino nelle edicole delle stazioni – le ultime rimaste in Francia. Questa scelta di un formato da edicola tipico del mercato italiano, lo trovo decisamente provocatorio. Va detto che, Le Requins Marteaux già aveva “stupito” i lettori francesi proponendo una collana di fumetti porno-erotici d’autore nel formato dei vecchi pornazzi italiani da edicola (i BDCUL che puoi leggere tradotti in italiano – anche da me – nella collana FUMETTIZOZZI di Comicon edizioni). Formati, sia il libretto “Topolino” sia il porno Ediperiodici, che nelle poche edicole francesi superstiti non possono trovare spazio, perché si perderebbero in mezzo a quell’ammasso di riviste formato magazine, ma che nelle librerie è comunque fuori collocazione non essendo né album, né Roman Graphique, né manga. Quindi perché questa scelta provocatoria?
Io credo che sia per un motivo semplicissimo. Perché tutte le librerie francesi di fumetto, anche quella in culo ai lupi nel più sperduto paese del Mercantour, ha un angolo dove trovare le cose fuori formato. Ci puoi trovare le geometriche serigrafie di Le Dernier Cri, come il volumone 30×40 di Menu. Ecco lì un formato strano come quello di Topolino si colloca a proprio agio e trova di sicuro il suo lettore. Perché dicevo che questa cosa è interessante? Perché dimostra che è lo spazio in cui trova collocazione ha definire la natura del formato e non viceversa. Quello che da noi viene percepito come un formato per prodotti popolari e commerciali, da edicola insomma, in Francia è un prodotto, passami il termine, elitario, da libreria specializzata. È probabile che ci libereremo da questi cazzo di pregiudizi quando, finalmente e probabilmente abbastanza presto, non ci sarà più né un’edicola, né una libreria specializzata.

Ah, dimenticavo. L’altra cosa che ho preso insieme a “Ratiche Poche” è “Fantomix Popoche”, una nuova serie concepita con lo stesso criterio, che racconta le avventure di una lupa che, nelle notti di luna piena, diventa un’umana. Mi è piaciuto tantissimo e probabilmente te ne parlerò dettagliatamente in un altro post-it. Come dici? Non mastichi il francese? Allora facciamo così (visto che, tra l’altro, mi è venuto in mente come rendere Ratiche in italiano), mettiamo insieme tutti quelli che hanno difficoltà con il francese ma – convinti prima da Paolo o adesso da me – hanno comprato “Ratiche Poche” e lanciamo un crowfounding. Se raggiungiamo una cifra accettabile, lo traduco io e poi mando la traduzione a tutti i partecipanti. Che ne dici, organizziamo?
Non fa un cazzo da anni, ma è invecchiato lo stesso. Vive a Milano, e non potrebbe farlo in nessun’altra città italiana. Legge e parla di fumetti dal 1972 (anno in cui ancora non sapeva leggere). Ha una cattiva reputazione, ma non per merito suo. Ama e praticava la boxe, poi si è rotto. Beve tanto in compagnia di gente poco raccomandabile, tipo Paolo con il quale – per colpa di una di quelle bevute – si è ritrovato a curare QUASI.