Ti avverto: il pezzo che stai per leggere contiene SPOILER. Giganteschi SPOILER. Ciclopici SPOILER. Di quelli che se ti stanno a cuore le sorprese ti mandano a remengo la visione del film di cui sto per parlare, che nella fattispecie è Bugonia di Yorgos Lanthimos con un ottimo Jesse Plemons e un’Emma Stone magistrale. Ultimo avvertimento: se vai avanti sbatti il muso contro uno SPOILER; quindi, se scegli di continuare poi non farmi le palle alla julienne.

Ora, Bugonia sembra scritto da Jon Ronson. Hai presente? Quello di L’uomo che fissava le capre, quel film divertente tratto da un saggio che attingeva a piene mani dalla realtà e questo non fa che rendere tutto più surreale? Ecco. Ronson ha scritto un altro libro in cui racconta, in soldoni, la sua ricerca di quelli che si suppone, stando a quanto afferma una serie di gruppi di complottari che ha intervistato, si ritroverebbero in un determinato posto, tutti insieme, a prendere decisioni che influenzano il mondo intero. Ecco, in quel posto Ronson c’è andato e sì, ha trovato gli uomini più influenti del mondo riuniti lì a scopi, stando a quanto dichiarano, ludici. Dopo ovviamente sei lì, tutti insieme, lo stesso circolino di amiconi la cui influenza si estende su tutto il globo, vuoi non prenderla una decisione o anche due che avranno ripercussioni sull’intera razza umana?
Ecco, Bugonia racconta una storia che funziona secondo un principio analogo. Un complottaro, Teddy, rapisce insieme a suo cugino la manager Michelle, CEO dell’industria farmaceutica che ha mandato in coma sua madre a causa di una sperimentazione con un nuovo farmaco. Michelle naturalmente cerca di insabbiare l’accaduto e per compensare finanzia le cure della madre di Teddy che, tuttavia, crede che lei sia un’aliena proveniente da Andromeda e la rapisce per usarla come merce di scambio al fine di convincere il suo popolo a lasciare in pace il pianeta Terra. Ora, il punto è che Michelle è DAVVERO un’andromediana. L’imperatrice, nientemeno.
Bene, non entro oltre nel dettaglio perché sono arrivato dove volevo, al punto che rende Bugonia un film che con tanta precisione ritrae la realtà odierna («Quasi una fototessera», e qui chi indovina la cit. colta vince una birra). Parla di declino cognitivo, teorie del complotto, cervelli frullati sempre meno in grado di processare la complessità. Solo che il complotto ha un fondo di verità, e nemmeno tanto piccolo.

«Ecco…», ti verrà da pensare, «…ti sei bevuto il cervello per mandar giù le patatine all’aperitivo e sei diventato complottaro pure te». No. Cioè, ok in gioventù mi sono divertito e non escludo che ciò abbia avuto delle ripercussioni su quella spugna grigia che porto fra le orecchie, ciò non di meno seguimi per un istante. Hai presente QAnon e tutto il baraccone che avevano messo in piedi con la teoria che negli Stati Uniti una cabala di pedofili con la tessera del Partito Democratico facesse festini con bambini procurati loro per l’occasione grazie al loro potere e alle loro amicizie? Te lo ricordi?
Bene. Ora hai presente la vicenda di Jeffrey Epstein? Insomma, non un centro perfetto ma nemmeno un buco nell’acqua.

E il bandolo di questa matassa, il punto di questo pippone non è tanto una recensione di Bugonia, che ne trovate a secchiate in giro per la rete e comunque sì, merita e andatelo a vedere, ma l’assurdità di un tempo, il nostro in cui quel che fino a pochi anni fa sembrava un delirio da scoppiati ha, diciamo, una sorta di senso. Gli eventi di cui veniamo a conoscenza sono tanto fuori di cotenna che se a certi prima si sarebbe semplicemente detto di posare il fiasco ora pensi beh sai che però a scavare a fondo un granello di ragione ce la trovi. Ed è assurdo perché quella ragione risiede in fatti che sembrano le trame di film trash, di thrillerini da edicola, di post fiume pubblicati sui profili del complottaro di turno. E magari non perché lo scoppiato in questione ci veda lungo, ma perché è la realtà a essersi spostata in quella direzione. Più veloce di noi, dotati di senso critico e capacità di analisi.

E Jimmy Savile, nel frattempo, se la ride dalla fossa ricordandoci che nessuno ha inventato un cazzo.

Stefano Tevini e l’Onorevole Beniamino Malacarne sono un reboot del classico Dottor Jekyll e Mister Hyde ma, invece di seguire il trend contemporaneo dell’inclusività, deviano dal canone nel fatto di essere ambedue dei fetenti. Nati entrambi nel 1981, uno è una specie di scrittore (romanzi, fumetti, articoli, quella roba lì), l’altro è un lottatore di wrestling. Tevini ti parlerà di fumetti, fantastico e simili, Malacarne di Wrestling (oltre a occuparsi della gestione operativa dei reclami e soprattutto di chi li esprime).