La storia su cui mi appresto a ragionare non è notizia nuova, ha circa dieci anni e pure il documentario che me l’ha fatta tornare in mente, Nobody speak: le complicazioni della libertà di stampa, si trova su Netflix, ha qualche annetto a sua volta. Mi è capitato di vederlo solo di recente e il tutto, se ora è attuale, all’epoca fu narrativa d’anticipazione e, al tempo stesso, la storia più vecchia del mondo. I protagonisti godono di una loro attualità, uno perché il suo corpo è morto ma il suo spirito è considerato immortale, Hulk Hogan, e l’altro è uno dei villain dei nostri tempi, Peter “Palantir” Thiel. Nel mezzo c’è un giornale web chiacchierone che ha subito quell’effetto boomerang che ti fa tornare nei denti la volontà sconsiderata di rompere le regole non per fare del bene, quello è accidentale e lo dichiara il proprietario stesso dei denti colpiti dal ritorno della metaforica arma tradizionale degli aborigeni di cui sopra, ma per denunciare l’ipocrisia dei nostri tempi e, perché no, farci qualche milione di visualizzazioni con relativa monetizzazione nel contempo. Questa storia non ha buoni né cattivi e non è edificante, racconta solo di stracci che volano fra persone con troppi soldi e nessun modo veramente costruttivo per spenderli.

Tutto succede negli anni Dieci del XXI secolo, quando Hulk Hogan non se la passava tanto bene e il suo caro amico e celeberrimo conduttore radiofonico americano, Bubba The Love Sponge lo ha spronato, bontà sua, ad andare a letto con sua moglie per svagarsi e rilasciare un po’ di tensione. E fin qui niente di male se consideriamo che si trattava di una coppia aperta in cui della promiscuità sessuale non si fa un dramma, anzi. Il problema è che le telecamere di sorveglianza della casa di Bubba The Love Sponge hanno registrato tutto che, non entro nei dettagli della vicenda perché se n’è detto e stradetto all’epoca e si trova quel che c’è da sapere senza sforzi eccessivi, è finita su “Gawker”, un sito di notizie che su gossip, sextape et similia ha costruito il suo successo. Il video va virale, compresi i passaggi in cui Hogan usa un linguaggio apertamente razzista. Nel 2016 la vicenda finisce in tribunale e, in virtù del diritto di cronaca sancito dalla Costituzione e relativi emendamenti, “Gawker” e il suo fondatore Nick Denton la spuntano. E fin qui, si potrebbe anche dire, chissenefrega, e sarei pure d’accordo. Ma è a questo punto che il villain entra in gioco e la vicenda si fa più oscura.

Peter Thiel, infatti, si schiera al fianco di Hulk Hogan e lo aiuta economicamente con le spese legali fino a ribaltare il verdetto. A Denton viene imposto un risarcimento faraonico e, dopo diverse vicissitudini, “Gawker” chiude i battenti salvo un rilancio dalla vita breve nel 2021. Ma perché il signor Palantir, sovrano dei nostri dati e controllore supremo delle nostre vite, ha aiutato un altro milionario che magari non aveva la sua potenza di fuoco economica ma proprio con le pezze al culo non stava, a chiudere una testata fastidiosa e gossippara quanto vuoi ma insomma, la censura anche no? Il fatto è che Thiel è stato più volte bersaglio degli strali di “Gawker” che lo ha bersagliato nei suoi articoli fino a provocare un coming out non esattamente nei piani del villain che se l’è legata al dito. Ecco, il punto dolente della storia è questo qui. In che senso?

Semplice: un milionario ha aiutato un altro milionario a zittire una testata giornalistica che gli aveva pestato un callo.

E di calli “Gawker” ne aveva pestati, in precedenza, ma questa volta ha pestato il callo sbagliato, troppo ricco da infastidire. Perché se sei un povero cristo e ti rovinano la vita te la metti via, sparisci per un po’ e se ce la fai magari riparti da zero. Forse però, eh, c’è gente che si uccide in situazioni del genere. Se invece sei nel giro giusto, sei amico di Trump, hai abbastanza soldi e fama da rivelarti una leva funzionale c’è uno della tua schiatta pronto a venire in tuo soccorso per tappare la bocca di chi gliel’aveva fatta sporca seppur, a quanto pare, nel rispetto della legge. Peter Thiel è anche questo, uno che se gli fai girare le balle ti annienta perché può farlo. Ecco, con il potere smisurato che si sta ritrovano in mano tutto questo dà da pensare, e i momenti divertenti della vicenda, come quello in cui l’Hulkster spiega in tribunale la differenza fra il pene di Hulk Hogan e quello del suo alter ego Terry Bollea non alleggeriscono la vicenda, perché il coinvolgimento di uno dei miei miti d’infanzia in una vicenda del genere non può che farmi male.
Stefano Tevin e l’Onorevole Beniamino Malacarne sono un reboot del classico Dottor Jekyll e Mister Hyde ma, invece di seguire il trend contemporaneo dell’inclusività, deviano dal canone nel fatto di essere ambedue dei fetenti. Nati entrambi nel 1981, uno è una specie di scrittore (romanzi, fumetti, articoli, quella roba lì), l’altro è un lottatore di wrestling. Tevini ti parlerà di fumetti, fantastico e simili, Malacarne di Wrestling (oltre a occuparsi della gestione operativa dei reclami e soprattutto di chi li esprime).