Volevamo il cyberspazio, le IA senzienti, i fantini della console e le zaibatsu; ci siamo ritrovati con la miseria dei social media, OnlyFans, la profilazione commerciale e il culto anestetizzante di se stessi. Un viaggio nostalgico e rabbioso che parte dalle scoperte letterarie degli anni Novanta – tra William Gibson, Bruce Sterling e il taccheggio in libreria – per arrivare a una conclusione inevitabile: il cyberpunk è morto semplicemente perché si è realizzato, ma nella sua versione più mediocre, noiosa e alienante.
critica sociale
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White Collar (1939): il “romanzo senza parole” di Giacomo Patri
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White Collar (1939) è il “romanzo senza parole” di Giacomo Patri, artista italiano emigrato negli Stati Uniti, che racconta la crisi del 1929 e la presa di coscienza sindacale di un impiegato travolto dalla Grande Depressione. Realizzato in linoleografia e stampato artigianalmente in casa, il libro si inserisce nella tradizione dei wordless novel inaugurata da Frans Masereel e sviluppata da Lynd Ward. Tra impegno politico, sperimentazione tecnica e uso simbolico del colore arancione, l’opera diventa un caso esemplare di graphic novel ante litteram, a lungo dimenticato e poi riscoperto dalla critica.
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Colpiti alla gola
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Due tragedie negli USA – l’omicidio di Iryna Zarutska e quello di Charlie Kirk – mostrano come violenza, manipolazione del linguaggio e strategie comunicative influenzino la percezione pubblica, tra empatia, memoria storica e confronto generazionale.