Il mercato del fumetto italiano rallenta: calano fatturato e marginalità, Bonelli riduce la produzione e il magazzino diventa il vero indicatore di crisi. Tra manga che tengono, graphic novel che cedono ed edicole sempre più vuote, resta una domanda sull’innovazione che non arriva.
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Non vado ad Angoulême. Neanche a Lucca. Neppure a PLPL…
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Partendo da una frase di Barry Windsor-Smith sul disgusto per l’industria del fumetto, Il Tradrittore riflette sullo stato dell’editoria italiana tra festival, boicottaggi, fiere indispensabili e compromessi inevitabili. Da Angoulême a Lucca, da Più Libri Più Liberi al caso Zerocalcare, fino ai meet&greet a pagamento e alla perdita di “poesia” nel fumetto: un percorso personale e politico dentro un sistema che sopravvive, ma fatica a interrogarsi davvero su sé stesso.
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Ma tu ci vai ad Angoulême?
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L’edizione 2026 del Festival di Angoulême non si farà. Non per un’improvvisa fatalità, ma per il collasso di un sistema opaco che ha trasformato un evento pubblico in una macchina commerciale privata. Tra inchieste giornalistiche, boicottaggi di autori ed editori e il ritiro dei finanziamenti pubblici, il festival europeo di fumetti più importante muore sotto il peso della propria malagestione. Un editoriale su potere, soldi e la fine di un’idea di festival.