Il wrestling non è solo sport, è meraviglia che passa per gli occhi. Partendo dal documentario Netflix Hulk Hogan: Real American, l’onorevole Beniamino Malacarne esplora la costruzione visiva del mito: dal gigante biondo in rosso e giallo, simbolo del sogno californiano di Vince McMahon, alla sua nemesi in bianco e nero, Hollywood Hogan. Una riflessione su come il corpo, il costume e la mimica facciale diventino strumenti narrativi capaci di vendere un sogno (e milioni di biglietti) prima ancora di salire sul ring.
narrazione visiva
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In America tutto è più grande, specialmente lui
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Architettura e narrazione visiva. Da Assurbanipal a Chris Ware
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Cosa accomuna gli scultori del sovrano assiro Assurbanipal a un maestro del fumetto contemporaneo come Chris Ware? La risposta risiede nell’uso dello spazio fisico come dispositivo narrativo. Esplorando i rilievi della caccia ai leoni del British Museum, l’articolo svela come le sale del Palazzo di Ninive fossero progettate secondo una logica sequenziale di vignette e “volta pagina” architettonici. Una riflessione sulla potenza del linguaggio visivo capace di generare empatia oltre la propaganda e attraverso i millenni.
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Leggere Persepolis oggi
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A distanza di oltre vent’anni dalla prima lettura, Persepolis di Marjane Satrapi si rivela ancora un’opera capace di disorientare. Il racconto della rivoluzione iraniana filtrato attraverso lo sguardo di una bambina rompe la linearità delle narrazioni storiche adulte, restituendo ambiguità, contraddizioni e processi di apprendimento morale sotto pressione. Lo stile visivo essenziale amplifica questa prospettiva, costruendo una grammatica emotiva immediata. Riletto oggi, in un presente segnato da nuovi conflitti, il libro genera un cortocircuito tra passato e presente, rendendo impossibile considerare la storia come qualcosa di distante e concluso.
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Il ponte di Heinz Janisch e Helga Bansch
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Leggere un albo illustrato con un bambino significa assistere a qualcosa di più di una semplice storia: immagini e parole attivano insieme memoria, empatia e immaginazione. Partendo da questa idea, il testo entra in Il ponte di Heinz Janisch e Helga Bansch (Orecchio Acerbo), un albo di apparente semplicità in cui un orso e un gigante si incontrano al centro di un ponte troppo stretto per due. Attraverso scelte visive raffinate – inquadrature, dettagli, montaggio delle tavole – il libro mette in scena il meccanismo stesso del conflitto e la difficoltà di trovare un equilibrio. Da qui la riflessione si allarga: non solo ai libri illustrati e alla fiducia nelle immagini, ma anche a quelle relazioni che restano sospese, ferme nel punto esatto in cui basterebbe un passo diverso per non tornare indietro.