Francesco Pelosi riflette su Bonvi partendo da una questione privata: perché le storie brevi sono l’ossatura del fumetto e dell’immaginario. Attraverso confronti con letteratura, serialità e altri grandi autori, il pezzo difende la brevità come forma essenziale, artigianale e onesta del narrare, capace di segnare il gusto e il modo di guardare il mondo.
Sturmtruppen
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Bonvi e la morale che inciampa
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Un incontro giovanile con le Sturmtruppen diventa l’occasione per ripensare l’opera di Bonvi come un grande laboratorio morale: ridere non come evasione, ma come esercizio critico contro il potere, la guerra e l’obbedienza automatica.
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Bonvi e l’avventura: Dal pulp al paradosso
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Un viaggio dentro l’avventura secondo Bonvi: niente eroi granitici, niente mitologie viriliste, ma figure fragili, paradossali, umane. Dal mito tecnicizzato all’immaginario comunitario, dalle Sturmtruppen alle suggestioni pulp, il fumettista modenese smonta le icone del potere per restituire al racconto d’avventura la sua sostanza: rischio, paura, vulnerabilità.
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Il corpo di Patsy
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Dalle Sturmtruppen a Nick Carter, il corpo disegnato da Bonvi si muove anche quando è immobile: polsi spezzati, posture esasperate, spasmi congelati nella vignetta. Questo articolo ricostruisce la lunga storia del corpo comico – dalla commedia dell’arte al mimo, dal vaudeville al cinema muto, da Totò a Jerry Lewis – che Bonvi eredita e deforma per creare una fisicità unica nel fumetto italiano.
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Il Bonvi
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Editoriale di dicembre di (Quasi), dedicato ai trent’anni senza il Bonvi. Un mese trascorso tra retini, nebbie, soldatini tedeschi e criminali rimbalzanti. Il cazzeggio redazionale viene interrotto da un’assenza che ci pesa. Nessuna celebrazione, però. Solo immersione. Prendiamo tutto il Bonvi che amiamo e che ci serve e lo coccoliamo e gli facciamo i dispetti. Per un mese intero. Come sempre si fa con i veri amori.