Strani anelli

La cuccia del gatto

Il gatto soriano di Ofelia e Amedeo, ritrovato sul tetto del condominio di loro proprietà, è proprio stecchito. Non c’è nessuna schrödingeriana probabilità che la morte sia solo apparente e il gatto sia ancora vivo, altrimenti non si avvierebbe il film. È vero che un film, e quello di cui ti stiamo parlando è stato girato da Luigi Comencini nel 1977 con Mariangela Melato e Ugo Tognazzi nei ruoli di due fratelli proprietari del condominio e del gatto, è a suo modo una scatola quantica, ma non è il gatto l’oggetto dell’esperimento (forse più sociale che) mentale che Comencini e il suo sceneggiatore Rodolfo Sonego ci invitano a fare. L’oggetto è Wanda Jugovic (interpretata da una bellissima, ma non particolarmente brava, Dalila Di Lazzaro): è lei che con la probabilità di esserci o non esserci, nell’appartamento in affitto – queste gabbie in cui conduciamo le nostre esistenze minacciati a vita da quella fiala di veleno che è lavoro salariato che ci serve a pagarci l’affitto della gabbia – influenzerà il finale del film. Il gatto invece è proprio morto.

Esattamente come è proprio morto e stramorto el gatt di Ivan Della Mea, a cui quella orrenda vecchia della Ninetta «la panscia al g’ha sbusàa». Certo, ti starai chiedendo cosa c’entra questa canzone con la fisica teorizzata da quel nazista di Heisenberg
…ecco, perdonaci, adesso ti tocca una piccola digressione (un anello nell’anello). Perché va detto: l’attuale fortunata narrazione costruita attorno a quel gruppo di splendidi ventenni che rivoluzionarono il mondo con la fisica dei quanti – su tutti il Carlo Rovelli di Helgoland e il Terry Rudolph di Quanti, ma anche il romanzetto di Gabriella Greison, Ucciderò il gatto di  Schrödinger – tende a rimuovere – ed effettivamente dal punto di vista della mera applicazione tecnologica, non sono questioni rilevanti – da un lato l’adesione al regime nazista di Werner Heisenberg e la sua assoluta noncuranza etica per le conseguenze delle sue scoperte, dall’altro la pavida ambiguità di Erwin Schrödinger nei confronti di quello stesso regime. L’adesione al nazismo di Heisenberg non fu certo per questioni ideologiche, non gliene fregava niente di tutto ciò che non fosse la concretizzazione delle sue teorie fisiche, e in quel momento, in Germania a consentirgli la ricerca era il nazismo, allora a lui andava bene il nazismo, ma gli sarebbe andato bene qualsiasi altro regime, a patto che gli avesse consentito di realizzare la fissione nucleare. Come poi l’avesse usata, quel regime, non era un problema suo. Questa cosa, che lui stesso ammette e rivendica, in una sfilza di interviste, e soprattutto in quel gioiello (perché è un gioiello letterario, nonostante sia sostanzialmente aberrante molto più di qualsiasi pamphlettino celiniano) che è Fisica e Filosofia, gli costò l’amicizia con Niels Bohr. Poco più di un paio di decenni fa Michael Frayn ci ha raccontato, in Copenhagen, una piece teatrale del 1998 che noi abbiamo avuto la fortuna di vedere al Piccolo per la regia di Mauro Avogadro con Umberto Orsini nella parte di Bohr, il fallimentare tentativo di Heisenberg di spiegare le proprie ragioni, durante una visita all’amico danese in una Copenhagen occupata dai nazisti. L’incontro avvenne davvero, nel 1941, e segnò la completa rottura tra i due fisici, uno Bohr, divorato dai dilemmi morali, e l’altro Heisenberg, indifferente alle conseguenze – al tempo esclusivamente militari e al servizio di un regime mortifero – di quello che avrebbe prodotto la fissione nucleare. Una bomba dalla portata distruttiva senza eguali, che poi avrebbe usato, almeno due volte di troppo, un altro regime (democratico però), che aveva il suo Heisenberg (altrettanto eticamente indifferente) in Robert Hoppenheimer: quello che Peter George caricaturerà nel suo mediocre romanzo del 1958, Il dottor Stranamore, e che Kubrik renderà immortale nell’omonimo film del 1964.

Nel 1971 Kurt Vonnegut, in quello che – dopo Mattatoio n.5, è l’altro suo capolavoro, Ghiaccio Nove (il cui puntuale titolo originale è, guarda caso, Cat’s Cradle) ci racconterà, della leggerezza morale di questo Felix Hoenikker, che dopo aver inventato la bomba atomica, progetta, con la leggerezza di un bambino mentre gioca con il suo gatto a rubargli il gomitolo dalla cuccia, un ordigno che distruggerà ogni forma vivente trasformando tutta l’acqua in un ghiaccio insolvibile.

Simpaticoni, questi fisici quantistici.

… tornando al Della Mea, ti chiedevi cosa c’entrasse il suo gatto con i quanti. Ora. Lo sai che il tipo che spezza la gamba buona alla Ninetta (che l’altra era sifula) per vendicare la morte del suo gatto, finisce in galera. E lo sai che, secondo la teoria di Schrödinger esposta in Che cos’è la vita?, la neghentopia è una sorta di entropia al contrario, una funzione che rimette ordine nel caos. Ecco. La galera, il carcere, è un’istituzione sociale, oscena quanto la bomba atomica, per cui si vorrebbe riportare un ordine prestabilito – con un’indifferenza morale che tutto livella – nel disordine delle strutture sociali. Ci piace troppo l’entropia, e non ci ha mai convinto la neghentopia, come troviamo insopportabili tutti quelli che vogliono chiudere, anche solo per un esperimento mentale, un gatto in una scatola. Figurati gli uomini in una gabbia.

Questo strano anello è composto da:

  • Il Gatto, di Luigi Comencini, 1977.
  • El me gatt di Ivan Della Mea dall’album Ballate della violenza, 1963.
  • Carlo Rovelli, Helgoland, Adelphi, 2020.
  • Therry Rudolph, Quanti, Adelphi, 2020.
  • Gabriella Greison, Ucciderò il gatto di  Schrödinger, Mondadori, 2020.
  • Werner Heisenberg, Fisica e filosofia, Il Saggiatore, 2015.
  • Michael Frayn, Copenhagen, 1998.
  • Il dottor Stranamore, di Stanley Kubrik, 1964.
  • Kurt Vonnegut, Ghiaccio nove, Feltrinelli, 2013.
  • Erwin  Schrödinger, Che cos’è la vita?, Adelphi, 1995.

Neanche ci sarebbe da dirlo. Mentre abbiamo percorso questo strano anello, ci siamo idratati con un cocktail adeguato: l’Atomic. Versati tre parti di vodka, tre parti di brandy, una parte di sherry, mescola con convinzione, poi versa tutto in mezza coppa di champagne. Mescola con delicatezza e dissetati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *