Popporno

Boris e Paolo | QUASI |

Neppure a noi è chiaro se lo facciamo per disinteresse o per distrazione. Poi, siccome dobbiamo mantenere quella allure  da snob conquistata a fatica, ci sforziamo di far credere che non ci stiamo accorgendo dei fenomeni pop più consolidati, lasciando intendere che a noi quelle cose fanno così tanto schifo che è addirittura superfluo rimarcarlo.
Fatto sta che infiliamo un’altra settimana al passo coi tempi, inciampandoci con assoluta casualità.
Da martedì a sabato, in un teatro deserto, si terrà il settantunesimo festival della canzone italiana di Sanremo. L’amico Massimo Giacon, con chirurgica precisione metaforica, fa osservare che è La maschera della morte rossa di Poe che diventa realtà: «Un’enclave di privilegiati si esibisce senza pubblico in un teatro deserto, mentre fuori la peste dilaga». Non ci viene in mente nulla di più popporno di così.

Eppure, anche a questo tema ci siamo arrivati per un caso assoluto. E te lo diciamo con tutta questa franchezza, perché sappiamo che ormai ti sei convinto che siamo dei bugiardi impuniti, con grande capacità di programmazione, che non sanno quando è arrivato il momento di smettere e non sanno neppure recitare. Ecco… dopo questa descrizione non sappiamo più se stavi parlando di noi o dell’industria della pornografia. Non distraiamoci: torniamo al tema della settimana.

I numeri non mentono. Internet è il veicolo perfetto per le cose veramente pop. Pare, infatti, che il 30% delle ricerche in rete riguardi proprio materiali pornografici. Guardando i dati che raccontano quali sono i siti più visitati al mondo, possiamo ipotizzare che il restante 70% del tempo venga sperperato tra “mipiace” e acquisti compulsivi. Con internet, il porno è diventato veramente di massa. Lo era anche prima, intendiamoci, ma chi si infilava in una sala a luci rosse correva sempre il rischio di essere visto dal vicino di casa e chi acquistava riviste o videocassette riusciva a leggere riprovazione nello sguardo (quasi sempre indifferente) del commerciante. E questo, lo sai, faceva sì che quei consumi fossero appannaggio quasi esclusivo di un pubblico di maschi.
Non è più così. Ormai il nostro consumo di pornografia è un segreto tra noi e il nostro provider. E poi vuoi mettere quanto sono più comodi un cellulare o un tablet rispetto a una rivista da sfogliare con una mano sola?

Quando, nel 2008, Pop porno de Il Genio è diventato un tormentone in cui si incappava continuamente (al bar, in ascensore, al ristorante, al supermercato e in tutto i posti in cui l’alternativa del silenzio non ci è mai parsa così malvagia) ci abbiamo messo pochissimo a trovare insopportabile quella canzone. Siamo convinti di aver vissuto un momento che ci autorizza a odiare visceralmente i tormentoni.
Nel maggio del 1985 avevamo diciassette anni e ci stavamo infilando nella lunghissima estate dei liceali quando, inaspettatamente e ovunque, abbiamo iniziato a sentire una canzoncina divertente. «L’estate sta finendo e un anno se ne va / sto diventando grande lo sai che non mi va / in spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più / è il solito rituale, ma ora manchi tu», cantavano i Righeira. Gli stessi che un paio di anni prima ci avevano ammorbato con Vamos a la playa. E ora cantavano L’estate sta finendo. A maggio! Ahahah… Che ridere!
L’abbiamo sentita tutti i giorni, più volte al giorno, mentre sguazzavamo in mare, ballavamo in discoteca, tentavamo approcci con coetanee, addentavamo un cornetto, giocavamo a racchettoni, addirittura limonavamo in spiaggia… La colonna sonora dell’estate dei nostri diciassette anni. Poi, all’improvviso, ci siamo ritrovati in spiaggia per trascorrere tra amiche e amici l’ultima serata prima di tornare in città e, pochi giorni dopo, in aula. Mentre l’angoscia già pesava sul nostro cuore di sbarbo, da qualche parte è partita quella canzone.
La si sentiva benissimo.
E faceva un male cane.

Da allora odiamo profondamente i Righeira. E odiamo Il Genio. E se un disco che ci è molto piaciuto, all’improvviso, si trasforma in un fenomeno e ce lo fanno sentire ovunque, odiamo pure lui (è successo con Clandestino di Manu Chao, che aspettavamo con ansia dallo scioglimento della Mano Negra).
Non ci puoi chiedere di muovere il seppur minimo interesse, fosse anche solo sociologico, per un festival che ambisce a creare fenomeni pop da ascoltare, in pubblico, ovunque. Potrebbero farci male.

Preferiamo di gran lunga i fenomeni pop sotterranei e nascosti, consumati da tutti, ma proprio tutti, in gran segreto.

Buona domenica.

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