Post-it: settembre 2022

Paolo Interdonato | post-it |

La lista della spesa, quella da tenere appiccicata al frigorifero, di QUASI.

L’ultimo weekend di gennaio è un appuntamento immancabile per gli operatori del fumetto europeo (e non solo). C’è il festival di Angoulême. È un bel festival, ed è in un bel posto. Ma è pur sempre un festival. Ci si va per lavorare e chiacchierare, tipicamente tra noiosoni e noiosone con pulsioni monomaniacali. L’ultimo giorno di agosto è uscito per Casterman il nuovo libro di Bastien Vivès che si chiama, appunto, Dernier week-end de janvier. Lui è bravissimo e non è più giovanissimo (l’aggettivo che ci toccava usare tutte le volte che si parlava dello straordinario autore del Gusto del cloro). Ho guardato le pagine messe in rete dalla casa editrice e mi paiono uguali a quelle di tutti gli altri suoi libri. Bellissime, eh. Ma, per capire che storia sto leggendo, devo tornare indietro a riguardare il titolo. Comunque questa volta racconta di un fumettista che va al festival di Angoulême per fare il firmacopie dell’ultimo volume della sua serie (una robetta leggera che si chiama Opération Hitler). Qui conosce la moglie di un collezionista e scoppia l’amorazzo. Molto Vivès.

Sempre qualche giorno fa, il 26 agosto, è uscito per Dupuis il cinquantaseiesimo volume della serie canonica di Spirou et Fantasio. Si chiama La mort de Spirou e, dopo un sacco di tempo, ho voglia di leggere un volume di quelli che si innestano nel canone. Che è bello leggere le riscritture di Bravo e Zidrou e , ma a me le avventure realizzate da Franquin mancano un sacco (bella forza, dirai, quello era un dio), ma anche quelle di Tome e Janry. L’editore presenta così questo volume:

«À l’approche du centenaire des Éditions Dupuis, Spirou et Fantasio ont la mauvaise idée de disparaître de la surface de la Terre ! Peut-être justement parce qu’ils sont en dessous. Dans la cité sous-marine de Korallion, qu’ils avaient déjà visitée lors d’une précédente et mythique aventure de Franquin : Spirou et les Hommes-Bulles… Merveilleuse passerelle entre le glorieux passé de Spirou et les codes narratifs de l’aventure contemporaine, La Mort de Spirou lui offre une renaissance enivrante, entre grande aventure et réflexion sur notre société.
Aux manettes graphiques de ce Spirou “next gen” : Olivier Schwartz, dont le dessin vintage pratiqué sur « Le Groom vert-de-gris » se mue en merveilleux traducteur de la modernité contemporaine. À l’écriture du scénario, un duo piquant, composé de Benjamin Abitan, auteur et homme de radio, et Sophie Guerrive, auteure des remarqués Tulipe et Le Club des amis.»

Alla fine di agosto è uscita anche la nuova edizione del dittico firmato da Hugo Pratt e Milo Manara. Questa volta il volume s’intitola Panamericana: Tutto ricominciò con un’estate indiana e contiene anche El gaucho. È un  volumone con intervista e disegni preparatori inediti. Il motivo per cui prenderò questa edizione è che c’è la postfazione di Boris Battaglia e quello non me la gira mica: tocca comprarla. Il libro è sicuramente importante, ma a me piace sottolineare che il mio socio sta compilando un’infilata di postfazioni a tutti (proprio TUTTI) i fumetti di Milo Manara nella collana edita da Feltrinelli comics (e siccome questo usciva per Rizzoli Lizard, ha trovato il modo di infilarsi). A me quella di Manara è sempre parsa una traiettoria di banalizzazione dell’erotismo. Da anni, ogni volta che sfoglio un suo fumetto, mi avvolge una nuvola di noia. E più è recente il fumetto, più grande è la noia. La prima mezz’ora di tutte le serate tra me e Boris è occupata dal mio assillante prenderlo in giro per questa nuova ossessione manariana. Lui sghignazza come sa fare solo Boris, bofonchia qualcosa che non capisco bene ma che, sicuramente, riguarda la materia fecale che mi compone, e poi mi riempie il calice per farmi tacere. Dopo tanto dileggiarlo, prendo quei libri, leggo quelle postfazioni, mi diverto e mi ritrovo costretto a riguardare (a volte, addirittura, a leggere) il fumetto di Manara. Non mi sta facendo ricredere su tutto, ma su alcuni pregiudizi sì: il maledetto Boris sta riuscendo a farmi rivalutare alcune cose di quel insopportabile banalizzatore dell’erotismo chiamato Manara.

I cataloghi delle prossime uscite – come avrai intuito se guardi i miei post-it – non li so proprio leggere. Mi illudo che stiano per uscire fumetti che poi compaiono mesi dopo e ignoro le pubblicazioni più eclatanti. È proprio questa mia dabbenaggine manifesta che fa sì che, quando vedo comparire una copertina in libreria o in edicola, sia sempre un’epifania. Per esempio, adesso, sono convinto che a giorni uscirà, per Saldapress, lo spin-off di The Walking Dead fatto da Tillie Walden: Clementine. Questa giovane fumettista a me sta simpaticissima già dal cognome. Le poche pagine che ho visto di questa storia, poi, hanno un gran ritmo. Mi aspetto divertimento e leggerezza.

Per Cosmo esce in edicola Marshall Bass. Detta così sembra una quisquilia, ma quella è una serie molto bella, realizzata per il mercato francese da Darko Macan e Igor Kordey. Macan è un bravo sceneggiatore che lavora per i mercati croato, statunitense e francese. Kordey, per questa serie, si innesta all’incrocio tra Jean Giraud e Richard Corben, regalandoci  un western che sente di Blueberry e Mondo Mutante. I volumi francesi di Marshall Bass contengono 54 pagine di fumetto; Cosmo annuncia albi da 144 pagine: temo ci siano un sacco di pagine da riempire di cose a caso.

Nona Arte pubblica il primo volume de La Bestia di Zidrou e Frank Pé. Se non l’hai ancora letto, fallo. Un paio di anni fa, parlavo di quel fumetto proprio su QUASI.

Per Bizzarro Books esce Skin di Peter Milligan e Brendan McCarthy. È la stessa casa editrice che qualche tempo fa ci ha permesso di leggere in italiano Inner City Romance di Guy Colwell: bisogna mostrarle gratitudine. A meno che tu non acquisti normalmente fumetto prodotto nel Regno Unito, hai avuto una sola possibilità di leggere questa storia durissima di skinhead e focomelia. A metà degli anni Novanta (secolo e millennio scorsi), è stata pubblicata a puntate sulla rivista “Tank Girl”, una rivista edita da Magic Press. Quella pubblicazione è durata pochi numeri (sei o sette), era impaginata in ogni modo che potesse essere un deterrente alla lettura, ma ha pubblicato Tank Girl di Alan Martin e Jamie Hewlett (prima dei Gorillaz) e fumetti di Sandro Staffa e Maurizio Ribichini.

Canicola pubblica in un solo volume Cinema Zenit di Andrea Bruno. Lo so, tu una roba così non te la sei fatta certo sfuggire e hai già a casa i tre albi giganti, ma vuoi mettere quanto può essere bello provare a leggerlo sul divano, quel fumetto, tutto in una volta. Se invece non lo conosci, ti racconto un aneddoto. Una quindicina di anni fa, alla fine di un’intervista, stavo chiacchierando con José Muñoz dei disegnatori che ci piacciono di più. I nomi che venivano fuori erano sempre gli stessi. A un certo punto, José mi ha guardato abbassando la voce come quando si confida un segreto. «E poi c’è un ragazzo italiano che è bravissimo.», ha detto con il suo magnifico accento rioplatense, «Si chiama Andrea Bruno.» Ti ho convinto?

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