E avrà i tuoi occhi

Paolo Interdonato | post-it |

Lucca 2014 me la ricordo bene. Sono passati nove anni, eppure è ancora lì, vivida nella memoria.
Mi ricordo soprattutto il primo novembre. Era sabato. Una giornata affollatissima. L’ultimo anno in cui gli spettatori arrivavano, compravano il biglietto ed entravano. Non c’era il numero massimo di biglietti vendibili in un giorno. La città, cinta da quelle mura che amo, si stipava all’inverosimile di maschere, follia e curiosità.
In quella giornata, in particolare, ho moderato un sacco di incontri. Ho gestito l’antipatia di Bryan Lee O’Malley, che è uno di quei pochi fumettisti che amerei di più se non lo avessi mai incontrato. In una sala stipata di ragazze con i capelli coloratissimi come quelli di Ramona Flowers da Scott Pilgrim vs. The World, ho chiacchierato di Seconds, l’ultimo fumetto dell’autore, con un tipo scocciatissimo da quanto fossero poco canadesi tutti gli individui che si trovava attorno. Mi sono infilato in una chiesa sconsacrata a chiacchierare con Robert Crumb e Gilbert Shelton e ho goduto di una gentilezza squisita e di una generosità veramente inattesa. A quel punto mi sono infilato tra la folla e ho sgomitato fino alla sala del Palazzo Ducale in cui dovevo chiacchierare con Tuono Pettinato. Infine ho improvvisato una sessione di cazzeggio sfrenato con Joan Cornellà e con un’ interpreta straordinaria (di cui non saprò mai il nome), in una sala piegata in due dalle risate, portando a casa uno dei complimenti più belli che abbia mai ricevuto (un tipo è arrivato da dietro e, alla fine dell’incontro, ci ha detto «Siete un trio comico incredibile!»; mi sono girato ed era il Mago Forest). Quella giornata infinita si è conclusa con una cena con Crumb, Shelton, Aline Kominsky, Lora Fountain e Paolo Bacilieri, ospiti a cena del Comicon.
Quel giorno sarebbe stato uno di quelli che Lewis Carroll mi ha insegnato a segnare con una pietra bianca. Un’isola di felicità nella consueta monotonia del vivere.


Maledetto Facebook! «Accadde oggi: Nove anni fa»
Mi sbatte in faccia, con la sua indifferenza algoritmica una foto. È malfatta, fuori fuoco, mossa, con un brutto taglio e una brutta luce, esattamente come tutte le foto che faccio. Però è dolorosissima. In una pausa del firmacopie, Tuono si è procurato un panino. Lo sta mangiando, nello spiazzo fuori dal padiglione Napoleone. Davanti a no, c’è una sagoma dell’esercito patrio che invita ad arruolarsi. Una sorta di Rambo che impugna un fucilone con un braccio muscolosissimo, con un buco invece della testa nel quale chi vuole può infilare il proprio faccione per sentire il brivido della divisa.
Tuono ci si avvicina, si affaccia con la sua espressione paciosa, lasciando sporgere il braccio destro armato di panino. Lo fotografo. Ridiamo insieme mentre decidiamo la didascalia per la condivisione e Rombo di tuono, titolo di un brutto film con Chuck Norris che, nel 1984, ricalca Rambo, diventa «Rombo di Pettinato».

Torna ora quell’immagine. Nella timeline di Facebook si mescola a un’arguzia del mio amico Peppe Liberti che, per citare il verso più bello della musica italiana, mi fa scoprire una canzone di Giorgio Canali che non ho mai sentito: ha un titolo che richiama un pezzo bellissimo del più grande di tutti, Nuvole senza Messico.
La ascolto. Ascoltala anche tu. È proprio bella.

Che voglia di piangere ho.

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(Quasi)