Pubblicata nel 1945, La fattoria degli animali di George Orwell è una favola allegorica e satirica che racconta la ribellione di un gruppo di animali antropomorfi contro il proprio fattore umano, nel tentativo di costruire una società in cui tutti siano liberi, uguali e felici. Come ricorda Tom King nell’introduzione al volume che raccoglie la sua serie Animal Pound, disegnata da Peter Gross, il racconto di Orwell nasce come denuncia della degenerazione distopica di un ideale utopico, in un contesto segnato dall’alleanza tra Inghilterra e URSS durante la Seconda guerra mondiale e dall’ascesa del Partito Comunista britannico.

Tra La fattoria degli animali e 1984, Orwell ha lasciato due ammonimenti senza tempo su dove può condurre l’istinto peggiore dell’umanità. Guardando alla bibliografia di Tom King – in particolare a titoli DC come Mister Miracle e Strange Adventures – si intuisce come anche lui, oggi, non stia solo parlando di politica, ma di una vera e propria follia del presente. Le sue idee, purtroppo, sembrano più attuali che mai.
Dopo Supergirl: La donna del domani, Animal Pound è un altro titolo in cui King smonta e ricompone una narrazione nota, aggiornando in questo caso la parabola orwelliana degli animali ribelli. Se in Supergirl il riferimento era il film Il Grinta, in Animal Pound l’ispirazione è direttamente La fattoria degli animali. Al posto di maiali, cavalli o pecore troviamo cani, gatti e conigli rinchiusi in un canile: animali stanchi di essere venduti, uccisi, scartati.


Come spesso accade con King, anche Animal Pound ha una struttura fortemente narrativa, quasi letteraria. I cinque capitoli sono densi, stratificati, e raccontano l’ascesa e il crollo della nuova società animale. Le didascalie accompagnano le immagini senza mai cadere nell’esplicativo, ma questa scelta marcata lascia comunque spazio a qualche perplessità.
Tutto comincia da Lucky, un cane destinato all’eutanasia, la cui visione di libertà accende la rivolta guidata dalla gatta Fifi e dal dobermann Titan. Gli animali conquistano il controllo del canile e fondano una nuova democrazia, costruita su uguaglianza e speranza.

Se L’orgoglio di Bagdad di Brian K. Vaughan e Niko Henrichon raccontava gli effetti della guerra sulla popolazione civile attraverso lo sguardo di un branco di leoni fuggiti dallo zoo di Baghdad, Animal Pound spinge ancora oltre: non si limita a evocare una tragedia, ma costruisce un sistema politico completo, feroce e riconoscibile. Il canile, prigione iniziale, si trasforma lentamente in un microcosmo politico che implode sotto il peso delle sue contraddizioni. E in quel crollo c’è molto di noi.

Attraverso gli occhi di Fifi e Titan – eletti per portare avanti il sogno di Lucky – assistiamo all’arrivo di nuovi leader, a rivolte interne, a una guerra civile e a tensioni razziali innescate da una star televisiva che finisce col salire al potere. L’allegoria è tutt’altro che sottile: è un affondo diretto nella politica americana contemporanea.
L’attualità del racconto si riflette anche nel tratto realistico di Peter Gross, che restituisce animali credibili, nel corpo e nei movimenti, senza mai umanizzarli oltre il necessario. Certo, discutono di democrazia e potere, ma la loro espressività è misurata, autentica: un guaito, un miagolio, uno sguardo bastano per costruire passaggi drammatici. I colori spenti di Tamra Bonvillain accentuano l’atmosfera inquietante del racconto, soprattutto nei momenti di violenza improvvisa che arrivano come colpi secchi allo stomaco. E se c’è qualcuno con cui si prova empatia, sono i conigli.

Animal Pound è tra le opere più lucide e inquietanti di Tom King. Si inserisce in una tradizione narrativa che, da La fattoria degli animali a Maus, passando per L’orgoglio di Bagdad, usa l’empatia verso gli animali per raccontare conflitti, paure e contraddizioni profondamente umane. Storie che, con protagonisti umani, rischierebbero di risultare troppo astratte, complesse o semplicemente grottesche.
Con Animal Pound, King sceglie di rileggere in chiave contemporanea la parabola orwelliana, trasformando una favola animale in uno specchio inquietante del nostro presente.
Laureato in archeologia del Vicino Oriente Antico alla Sapienza Università di Roma. Ha collaborato con diverse missioni archeologiche in Italia e all’estero (Siria e Turchia). Da sempre appassionato di fumetti, ormai quarantenne, decide di studiare sceneggiatura presso la Scuola di Fumetto Online di ComicOut. Ha all’attivo, nella veste di sceneggiatore, collaborazioni con diverse realtà editoriali, tra cui il settimanale Internazionale. Con Alessio Lo Manto crea i personaggi dellɜ archeologɜ Isa e Melano. I due appaiono prima su un breve articolo a fumetti per la rivista “Ex-NOVO Journal of Archaeology”, poi in alcune vignette per la Confederazione Italiana Archeologi e infine nel Graphic Novel «Diario di Scavo. Considerazioni finali» (Oblò-APS, 2021).
Moglie e figlɜ permettendo, continua a scrivere fumetti.