«1. L’Elefante».
Babbo, dove sei? inizia così.

L’Elefante è anche sulla copertina del libro, un volume bello e difficile da trovare nelle librerie tradizionali fuori dai confini bolognesi, edito da Canicola. Un volto caricaturale, inconfondibilmente ghermandiano, appiccicato su una foto, montato sul corpo di un omone in mutande che tiene in braccio una bimba in canottiera, mentre indica un punto là dietro.
L’Elefante è un personaggio di Francesca Ghermandi, una figura ricorrente, quasi un animale totemico. Lo troviamo addirittura sulla copertina di Un’estate a Tombstone, la raccolta di disegni western con cui la disegnatrice, nel 2006, ha cercato di segnare un punto di consistenza del suo segno, prima di cambiarlo ancora, e ancora, e ancora.

E, in Babbo, dove sei?, i personaggi arrivano fin dalle prime pagine, con i loro soprannomi e le caratteristiche esasperate: il nasone puntato verso il basso o dritto ed enorme, la testa tonda e pelata, il sorriso ballerino e il diastema tra gli incisivi, i capelli neri e le due code di cavallo… I personaggi sono tantissimi e fanno da ponte tra la realtà e i fumetti di Ghermandi.
Francesca Ghermandi arriva a Babbo, dove sei? dopo un lungo silenzio. Certo, nel 2023 ha pubblicato – in Giappone e poi in Italia – un libro monumentale, I misteri dell’oceano intergalattico. È una guida turistica oceanica, bella e importante, ma frammentaria, scomposta. Più che un libro, sembra un altro punto di consistenza: un modo per tenere insieme il suo mestiere molteplice, che tracima incontenibile tra fumetto, illustrazione, navigazione, animazione, costruzione di oggetti, lavoro sui materiali.
Babbo, dove sei? è un fumetto importante. Uno di quelli che dobbiamo leggere e rileggere. Uno di quelli che ci indicano una grande autrice di fumetti del presente, e non solo una figura da storicizzare, a cui attribuire premi alla carriera.

Ghermandi nella teca museale non ci sa stare. È una fumettista straordinaria, capace di costruire con enorme precisione un immaginario in apparenza sgangherato. Ha iniziato a pubblicare, giovanissima, a metà degli anni Ottanta, e ha attraversato quarant’anni di forme e formati: dalle riviste del “fumetto d’autore” alle vignette, dall’album alla francese al comic book, dalla striscia al graphic novel. Non si è fermata di fronte a nessuna sfida, eppure, quando parla di fumetti, invece di concentrarsi sulle forme e sui formati, sulla libertà creativa, sulle pulsioni narrative e romanzesche, si mette a gingillarsi con l’idea di “personaggio”.
Dice, con grande candore (a volte addirittura fastidioso), che il fumetto è un gioco di personaggi: pupazzi riconoscibili e dai nomi buffi, che si muovono nella pagina. E, mentre lo fa, inanella aneddoti che coinvolgono i suoi maestri: Magnus, Lorenzo Mattotti, Andrea Pazienza, Giorgio Cavazzano, Floc’h… Nomi che, subito, diventano personaggi a loro volta, protagonisti di storie – spesso esilaranti – che racconta, dimentica, affina, perfeziona.
Babbo, dove sei? è un libro episodico, con capitoli numerati posti alla rinfusa. Ha lo stesso andamento della memoria. Si scompone, avanza, indietreggia, si ferma, bascula, si perde, divaga. È dannatamente onesto e doloroso. Parla di vita e di morte. Accoglie amore e rimpianto, disprezzo e orgoglio.

Ghermandi è una disegnatrice. Per fare i conti con i propri ricordi ha dovuto ripercorrerli in punta di penna. Ha copiato le foto di famiglia, una dopo l’altra. Ha ricalcato le lettere d’amore, i disegni d’infanzia, i bigliettini conservati in fondo ai cassetti.
L’Elefante è Quinto Ghermandi; la Romana è Romana Spinelli. I genitori di Francesca. Scultore lui, pittrice lei. Compaiono in una storia domestica che si intreccia con quella dell’arte contemporanea e non fa sconti. Una storia in cui tutto viene a galla. Una storia che costringe a partecipare, che induce a connettere. Un po’ come fanno i pettegolezzi, che spingono a immaginare relazioni, a incollare i nomi ai volti, i gesti alle intenzioni. Ma qui non si parla degli altri. Ghermandi parla di sé, della sua famiglia. E la chiacchiera da terzo piano, mentre si aspetta l’ascensore, diventa amore sconfinato e onestà.
Tutti i personaggi che compaiono nelle 200 pagine del fumetto – figure reali e spesso riconoscibili – risuonano inevitabilmente con i personaggi apparsi in altri lavori di Ghermandi. Gli eventi raccontati in maniera compiuta qui per la prima volta rimandano a vicende già accennate altrove. Tutto il lavoro di Ghermandi, fino a questo punto, assume una forma compiuta: Babbo, dove sei? diventa il punto centrale di tutto quello che so dell’autrice, di tutte le sue immagini, di tutte le pagine che ho guardato.

A un certo punto, nel libro, Quinto Ghermandi afferma: «Il problema non è fare una scultura, ma posizionarla». A dire che un’opera assume senso compiuto quando trova un proprio spazio, un contesto a cui fare riferimento, un ambiente con cui riverberare.
Babbo, dove sei?, messo al suo posto, sulla mensola, posiziona tutti gli altri lavori di Francesca Ghermandi, una fumettista straordinaria.

Scrive e parla, da almeno un quarto di secolo e quasi mai a sproposito, di fumetto e illustrazione . Ha imparato a districarsi nella vita, a colpi di karate, crescendo al Lazzaretto di Senago. Nonostante non viva più al Lazzaretto ha mantenuto il pessimo carattere e frequenta ancora gente poco raccomandabile, tipo Boris, con il quale, dopo una serata di quelle che non ti ricordi come sono cominciate, ha deciso di prendersi cura di (Quasi).