Panini Comics, nel giro di due mesi, ha fatto uscire tre edizioni diverse di Superman: Stagioni di Jeph Loeb e Tim Sale: prima nella versione cartonata della Superman Collection creata per accompagnare l’uscita del film di James Gunn, poi in quella brossurata ed economica DC Pocket Collection, infine nella pregiata edizione gran formato DC Absolute, ricca di apparati. Un’attenzione editoriale che testimonia quanto quest’opera del 1998 continui a essere considerata una pietra miliare nel panorama supereroistico.

Approfittando di queste uscite, vale la pena tornare a quello che critici e lettori considerano unanimemente una delle prove più raffinate del duo Loeb-Sale. Superman: Stagioni non è la cronaca di una battaglia decisiva per il destino del mondo, ma il racconto lento e intimo dell’Uomo d’acciaio nella sua dimensione più autentica, umana, sempre se di “umano” si può parlare.


L’originalità dell’opera sta nel modo in cui la storia viene raccontata. Superman non racconta sé stesso. Sono gli altri a parlarne. Pa Kent, Lois Lane, Lana Lang e persino Lex Luthor prestano la loro voce a ciascun capitolo, restituendo l’immagine di Clark attraverso il riflesso delle relazioni che crea.
Quattro capitoli. Quattro voci. Quattro stagioni. La primavera è il tempo della scoperta, quando Clark si accorge che le sue mani possono sollevare il peso del mondo. L’estate è la stagione dell’entusiasmo, degli amori giovanili, delle corse nei campi del Kansas con Lana Lang. L’autunno porta con sé il primo disincanto, il riconoscimento che il bene non basta sempre, che ogni gesto eroico lascia dietro di sé ombre e conseguenze. Infine, l’inverno, malinconico e contemplativo, segna l’approdo alla maturità: la consapevolezza che essere Superman significa anche rinunce, distanze, solitudine. Una parabola semplice, quasi archetipica, che tuttavia è capace di parlare al lettore come un diario di formazione.

Se la scrittura di Loeb si muove con lentezza e introspezione, l’arte di Tim Sale amplifica quell’atmosfera sospesa. Le sue tavole ampie, i corpi massicci, i volti appena accennati ma intensissimi, hanno la qualità di un affresco rurale. Bjarne Hansen, con i suoi colori acquerellati, dipinge l’opera con le tinte delle stagioni: verdi freschi e luminosi, gialli saturi, rossi caldi, azzurri cupi. Tutto contribuisce a un effetto pittorico e nostalgico che dà a Superman un’aura di leggenda radicata nella terra, non nel cielo. Il Superman di Sale non è il dio levigato della tradizione iconografica, ma un gigante dolce che porta sulle spalle il peso del mondo.



Il risultato è una storia contemplativa che preferisce i momenti di quiete alle esplosioni di azione. Una scelta che rende l’opera memorabile proprio perché lo spazio lasciato alle emozioni diventa la chiave per comprendere un personaggio spesso percepito come perfetto o distante. Non a caso viene spesso consigliata come lettura ideale per chi si avvicina per la prima volta al mito di Superman.


A distanza di oltre venticinque anni, Superman: Stagioni resta una delle rappresentazioni più convincenti dell’Uomo d’Acciaio. In un’epoca in cui gli eroi vengono spesso reinventati come figure ambigue e tormentate (qualcuno ha detto DC Absolute?), Loeb e Sale dimostrano che la vera forza di Superman non è la capacità di sollevare montagne, ma quella di restare fedele a sé stesso. È questo che rende l’opera senza tempo: non un racconto di superpoteri, ma la storia di un uomo che cerca di portare luce anche nei mesi più bui.
Laureato in archeologia del Vicino Oriente Antico alla Sapienza Università di Roma. Ha collaborato con diverse missioni archeologiche in Italia e all’estero (Siria e Turchia). Da sempre appassionato di fumetti, ormai quarantenne, decide di studiare sceneggiatura presso la Scuola di Fumetto Online di ComicOut. Ha all’attivo, nella veste di sceneggiatore, collaborazioni con diverse realtà editoriali, tra cui il settimanale Internazionale. Con Alessio Lo Manto crea i personaggi dellɜ archeologɜ Isa e Melano. I due appaiono prima su un breve articolo a fumetti per la rivista “Ex-NOVO Journal of Archaeology”, poi in alcune vignette per la Confederazione Italiana Archeologi e infine nel Graphic Novel «Diario di Scavo. Considerazioni finali» (Oblò-APS, 2021).
Moglie e figlɜ permettendo, continua a scrivere fumetti.