Paolo Interdonato intervista Spugna, autore di Rust Kingdom, Fingerless, Fat Rot Things e della recente graphic novel di Cattivik. Tra Popeye, Cartoon Network, Mattioli, Bonvi, Hollow Press e One Piece, emerge il ritratto di un fumettista che costruisce mondi, ama i pupazzetti e rivendica una poetica semplice e brutale: fare fumetti con i mostri che si menano.
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Mostri, pupazzetti e mazzate: intervista a Spugna
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Che cazzo ci fai nel fumetto, Calia?
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Paolo Interdonato e Boris Battaglia dialogano con Claudio Calia a partire dalla nuova edizione di È primavera. Intervista ad Antonio Negri. Il risultato è una riflessione ampia sul graphic journalism, il rapporto tra fumetto e politica, la fatica di raccontare il dolore degli altri, il desiderio di fare narrativa e il progressivo sconfinamento del fumetto fuori dai suoi confini editoriali tradizionali.
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Turbe in margine al Salone del Libro &, en passant, anche un po’ di fumetti
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Carlotta Vacchelli attraversa il Salone del Libro di Torino tra presentazioni, incontri sui fumetti, discussioni culturali e un persistente senso di disagio personale. Da Le cose nascoste di Nora ai graphic novel di Isotta Santinelli, Andrea Bruno, Marcello Iori e Davide Toffolo, l’articolo intreccia diario autobiografico, cronaca festivaliera e critica fumettistica. Sullo sfondo emerge una domanda insistente: come convivere con il malessere senza esserne travolti? La risposta, almeno provvisoria, passa attraverso la lettura, la scrittura e la condivisione dei fumetti.
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Graphic novel, che fastidio!
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Francesco Pelosi mette in discussione la supremazia culturale attribuita al graphic novel, contrapponendolo al fumetto popolare e seriale. Attraverso una riflessione sul tempo narrativo, sulla closure e sull’esperienza dell’immaginazione, il testo sostiene che il fumetto trovi la sua forma più efficace nella serialità, capace di espandersi nella coscienza del lettore. Dai classici franco-belgi ai manga contemporanei, fino agli esempi italiani, emerge una critica al tentativo di “nobilitare” il fumetto, rivendicando invece la sua natura originaria, popolare e vitale.
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Leggere Persepolis oggi
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A distanza di oltre vent’anni dalla prima lettura, Persepolis di Marjane Satrapi si rivela ancora un’opera capace di disorientare. Il racconto della rivoluzione iraniana filtrato attraverso lo sguardo di una bambina rompe la linearità delle narrazioni storiche adulte, restituendo ambiguità, contraddizioni e processi di apprendimento morale sotto pressione. Lo stile visivo essenziale amplifica questa prospettiva, costruendo una grammatica emotiva immediata. Riletto oggi, in un presente segnato da nuovi conflitti, il libro genera un cortocircuito tra passato e presente, rendendo impossibile considerare la storia come qualcosa di distante e concluso.
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La macchina d’ossa non vuole crescere: Il senso di “Little Lit”
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Dalla Bone Machine dei Pixies a quella di Tom Waits, passando per l’underground americano e l’esperienza di “Raw”, il percorso di Art Spiegelman e Françoise Mouly sembra inseguire la stessa domanda: cosa significa crescere? Con “Little Lit”, progetto raffinato e pieno di grandi nomi, il fumetto torna ai bambini dopo aver rivendicato la propria maturità artistica. Ma non è un ritorno all’innocenza: è lo sguardo consapevole di chi sente la macchina d’ossa scricchiolare e prova, ancora una volta, a non voler crescere.
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Iris e le torte
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Nel 1968, dieci anni prima di Contratto con Dio, Thé Tjong-Khing e Lo Hartog van Banda pubblicano Iris, libro a fumetti edito da De Bezige Bij e oggi riscoperto da Fantagraphics come Iris: A Novel for Viewers. Nato nel solco dell’erotismo pop europeo inaugurato da Barbarella di Jean-Claude Forest e proseguito da Guy Peellaert e Guido Crepax, Iris è un racconto visionario che smonta il mito dell’origine americana del graphic novel. Dalla Giava coloniale ai Paesi Bassi, fino ai silent book come Tortintavola, il percorso di Thé dimostra che il “romanzo grafico” è una forma che precede l’etichetta e che può culminare in dodici tavole mute capaci di costruire un romanzo corale.
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Jim Steranko: Chandler Red Tide (1976), un autore, un detective e un libro in un tempo sbagliato
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Quello che oggi chiamiamo “graphic novel” ha una data di nascita un po’ più sfumata di quanto ci raccontiamo. E…
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Richard Corben: Bloodstar (1976)
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Nel 1976 Richard Corben realizza Bloodstar, adattamento del racconto “La valle del verme” di Robert E. Howard, in un volume che viene presentato come “graphic novel”. Dal collegamento con la versione Marvel disegnata da Gil Kane alla complessa genesi editoriale con Morning Star Press, fino alla riedizione a colori su “Heavy Metal” e alla diffusione europea, il libro diventa un caso emblematico nella storia del graphic novel americano. Un’opera ambiziosa, rimaneggiata più volte, oggi introvabile, che conferma l’importanza di Corben nel panorama del fumetto mondiale.