“(Quasi) un premio”. Se è quasi un premio posso tranquillamente imbrogliare. Imbroglio perché non scelgo un fumetto ma scelgo un film. Anzi, non un film solo. Cinque film! Restrizioni? Ho ammesso solo le pellicole uscite nel 2025. Solo una restrizione, quindi, ma che mi ha creato grossi problemi, perché è vero che guardo tanti film, ma è altrettanto vero che non tengo conto della data di uscita, sempre più simile a una data di scadenza, vista la velocità con cui ingeriamo e defechiamo “contenuti”. Dalle vecchie opere in bianco e nero passo ai lungometraggi attuali senza alcuna difficoltà, perciò tra i quasi ottanta visti quest’anno pochi sono recentissimi. Ciononostante, un elenco da cui scegliere i cinque meritevoli esiste e allora… eccoli qui. Li presento con un ordine particolare: da quello che attendevo di più a quello che neanche immaginavo mi sarebbe passato sotto gli occhi.
Superman
Quando ho visto il film al cinema, il giorno del suo arrivo in sala, mi sono commosso tre volte e gasato due. Superman, Lois e Lex li conoscono tutte e tutti in tutto il mondo, così James Gunn ha deciso, secondo me saggiamente, di non ripercorrerne le origini per l’ennesima volta. Per quanto riguarda gli altri personaggi, si è limitato a fornire le informazioni indispensabili, perché si tratta di contorno e basta. Vale anche per Mr. Terrific: nonostante sia fighissimo e regali una delle scene più esaltanti della storia, è comunque una “funzione narrativa”, quello che in narratologia viene definito un “tipo”, e non un personaggio a tutto tondo o dinamico. Insomma, a mio parere, non c’è bisogno di ulteriori informazioni rispetto a quelle mostrate, motivo per cui non condivido le critiche che vanno in questa direzione, così come trovo strano lamentarsi del fatto che in questo nuovo episodio cinematografico dell’epopea supermaniana l’Azzurrone prenda un sacco di legnate. Anche nel cartone animato degli anni Novanta e nella coeva serie televisiva Lois & Clark Kal-El veniva rivoltato come un calzino prima di vincere lo scontro, alla fine della puntata. Mi stupisco dello stupore: è un meccanismo elementare, altrimenti l’avventura terminerebbe subito con la schiacciante vittoria, nel giro di due secondi, del supereroe sul disgraziato di turno.
I Fantastici Quattro – Gli inizi
Il film diretto da Matt Shakman mi è piaciuto tantissimo. In sala mi sono commosso alla nascita di un bambino, pur non essendo un papà, e credo che non mi sia mai successo prima.
Finalmente in un film Marvel i momenti che dovrebbero essere, se non epici, almeno tesi e importanti, lo sono, perché non c’è la maledetta necessità di svaccarli con battute sciocche.
Finalmente si porta avanti fino in fondo una sequenza, senza interruzioni sul più bello per fare strizzatine d’occhio alle spettatrici e agli spettatori.
Finalmente Ben Grimm non è preso costantemente dalle sue paranoie da «oddio, sono un mostro». Finalmente Johnny Storm non è un coglione. Finalmente Reed Richards, pur con i suoi limiti, è un marito e un padre e non mi fa venire voglia di vedere Sue Storm che, direi giustamente, se ne va con Namor il Sub-Mariner.
Per Sue non ho un “finalmente”, perché è l’unico personaggio del quartetto a non essermi mai stato antipatico. Forse proprio questo motivo, ossia che questi Fantastici Quattro sono poco Fantastici Quattro, il film mi ha convinto.

Thunderbolts*
Resto in Marvel per un film che non ho visto al cinema, ma che ho recuperato su Disney +. Apprezzo tantissimo la caratterizzazione della Yelena Belova di Florence Pugh e ritrovarla con un buon minutaggio in questo tassello di MCU mi ha fatto molto piacere. Inoltre, ritengo azzeccata la resa di Void, sia per l’estetica sia per i suoi “poteri”.
La trama è semplice e diretta, di grana grossa, ma affronta un tema importantissimo come la depressione senza perdersi in stupidaggini. Avrei guardato volentieri anche una mezz’ora in più…
La vita da grandi
Vengo in Italia per una bellissima sorpresa, un film che parla dell’autismo e delle relazioni tra la persona che lo vive e quelle che si prendono cura di lei. Conoscendo da vicino la realtà trattata nell’opera diretta da Greta Scarano, mi sbilancio nel dire che è un buon prodotto e che mi è piaciuto molto, perché non banalizza, non romanticizza e non eccede cercando l’empatia a tutti i costi.

FolleMente
Concludo con un altro film italiano, che vede impegnati alcuni dei miei interpreti nostrani preferiti, ossia Pilar Fogliati, Marco Giallini e Rocco Papaleo. Stavolta abbiamo davanti una commedia romantica meno sciatta del previsto, anzi, davvero interessante. Entriamo nella testa dei due protagonisti, conosciamo i vari aspetti delle loro menti e vediamo i contrasti che si generano dentro di loro. Cinque attori e cinque attrici, un appartamento. Elementare ma efficace.
Tirando le somme: cinque film, tutti (quasi) premiati, che hanno in comune una certa schiettezza, forse potrei perfino parlare di ingenuità, ma anche la capacità di emozionare per più di qualche minuto, anche a visione terminata.
Sognava di diventare un calciatore professionista, ma a sedici anni si è svegliato e l’incubo è cominciato. Continua ad amare il calcio tanto quanto ama leggere fumetti di tutti i tipi. Cerca di sbarcare il lunario, scrive per QUASI e Lo Spazio Bianco, parla per il podcast hipsterisminerd e per LSB Live.