In L.A. we wearin Chucks not Ballies (that’s right). Tupac, California Love
Quasi non ci sarebbe nemmeno bisogno di scomodare Jean Baudrillard e il suo saggio Il sistema degli oggetti, perché, in fondo, che tutti gli oggetti – sì, anche quelli che all’apparenza non sembrerebbe, tipo gli oggetti surrealisti di Salvador Dalì – abbiano una funzione specifica, è un’evidenza innegabile. Meno evidente – e per questo dicevo che “quasi” non ce ne sarebbe bisogno del buon Baudrillard – è che gli oggetti sono organizzati in un sistema segnico che definisce il processo con cui entriamo in rapporto con essi (influendo sulla loro funzionalità) e con gli altri individui.
Ogni oggetto è reale e ha un valore funzionale che resta invariato nel tempo, ma la relazione tra l’oggetto e noi, il suo uso, varia a seconda delle strutture sociali e delle epoche storiche, mutando il proprio valore simbolico.
Prendi le sneakers. Quando, alla fine del diciannovesimo secolo, la Rubber Company (una ditta specializzata nella vulcanizzazione e nella fabbricazione di oggetti di gomma) immette sul mercato inglese un paio di scarpette di tela con la suola di gomma, questo oggetto ha una destinazione d’uso molto precisa e settoriale. Erano scarpe pensate per lo sport, il cui uso resterà limitato all’attività ginnica fino alla metà degli anni Cinquanta del secolo successivo.

Poi succede che James Dean indossa, non come, erroneamente, racconta una diffusa leggenda nel film Gioventù bruciata dove calza soltanto college e stivali da lavoro, ma in un famosissimo servizio fotografico realizzato nel 1955 (lo stesso anno del film, da qui la confusione) per “Life” da Phil Stern, un paio di Converse.
La Converse, fondata nel 1908 da Marquis Mill Converse, è un’azienda americana produttrice di calzature che nel 1923 aveva legato la propria immagine alle All-Star, scarpe alte progettate per il basket e rese famose nel decennio successivo da un campione come Chuck Taylor. Nel 1949 Taylor, diventato responsabile delle vendite per la Converse, ha un’idea (in realtà l’aveva mutuata dal canadese Jack Purcell, campione di badminton, che si era disegnato per giocare un paio di scarpe ispirate alle All-Star ma con il taglio basso della caviglia) geniale: mettere in produzione un modello di All-Star low cut. È esattamente quello il modello che James Dean tiene in primo piano nelle foto del servizio di Stern in cui ha i piedi sul tavolo.
Da quel momento le sneakers cambiano il loro valore d’uso. Da scarpe destinate a una precisa attività, diventano capo d’abbigliamento quotidiano nella vita dei giovani (e ormai non solo). E con il valore d’uso, nel tempo, cambia anche il loro valore simbolico. Le Adidas senza lacci dei Run DMC non hanno lo stesso significato delle All-Star sfondate di Kurt Cobain.

Seguire la traccia che, da Elvis Presley, passando per i Sex Pistols e i Ramones, arriva fino ai piedi di Cobain e, a breve distanza, di Tupac, significa percorrere una delle principali direttive della cultura pop.

E a proposito di queste direttive: Brigitte Bardot portava delle ballerine, le Rose Repetto.

(continua)
Non fa un cazzo da anni, ma è invecchiato lo stesso. Vive a Milano, e non potrebbe farlo in nessun’altra città italiana. Legge e parla di fumetti dal 1972 (anno in cui ancora non sapeva leggere). Ha una cattiva reputazione, ma non per merito suo. Ama e praticava la boxe, poi si è rotto. Beve tanto in compagnia di gente poco raccomandabile, tipo Paolo con il quale – per colpa di una di quelle bevute – si è ritrovato a curare QUASI.