Sessant’anni fa il primo supplemento di “Linus” portava in edicola i Fantastici Quattro. Paolo Interdonato rilegge quell’estate del 1966 tra i successi del Festivalbar e i miti della mascolinità Marvel, dove tre simboli fallici coabitano con una ragazza che diventa utile solo quando sparisce.
cultura pop
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In America tutto è più grande, specialmente lui
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Il wrestling non è solo sport, è meraviglia che passa per gli occhi. Partendo dal documentario Netflix Hulk Hogan: Real American, l’onorevole Beniamino Malacarne esplora la costruzione visiva del mito: dal gigante biondo in rosso e giallo, simbolo del sogno californiano di Vince McMahon, alla sua nemesi in bianco e nero, Hollywood Hogan. Una riflessione su come il corpo, il costume e la mimica facciale diventino strumenti narrativi capaci di vendere un sogno (e milioni di biglietti) prima ancora di salire sul ring.
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Le scarpe giuste
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In L.A. we wearin Chucks not Ballies (that’s right). Tupac, California Love Quasi non ci sarebbe nemmeno bisogno di scomodare…
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Appunto: lo zeitgeist.
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Quando muore una dea «Marilyn Monroe, che spesso aveva cercato di andarsene dal mondo, ieri ci è riuscita.» Daily Variety…
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Eco e l’interpretazione del reale nell’era di Netflix
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Partendo dalle teorie dei fan sul finale di Stranger Things, l’articolo rilegge il pensiero di Umberto Eco sull’interpretazione, i suoi limiti e il rapporto tra testo, realtà e immaginazione. Da Opera aperta a I limiti dell’interpretazione, fino alle riflessioni sulle teorie del complotto, Eco diventa una chiave per comprendere il presente: un’epoca in cui la libertà interpretativa rischia di trasformarsi in arbitrio e la soddisfazione narrativa prende il posto dei fatti.
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Nasce l’associazione!
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(Quasi) fa coming out: siamo nerd, siamo Legione. Nasce F.A.I.D.A., un’associazione che difende il fumetto come materia sporca, ossessione monomaniaca e arte effimera da strappare all’oblio. Un manifesto contro graphic novel, collezionismo imbalsamato e democrazia del gusto.
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Bonvi e l’avventura: Dal pulp al paradosso
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Un viaggio dentro l’avventura secondo Bonvi: niente eroi granitici, niente mitologie viriliste, ma figure fragili, paradossali, umane. Dal mito tecnicizzato all’immaginario comunitario, dalle Sturmtruppen alle suggestioni pulp, il fumettista modenese smonta le icone del potere per restituire al racconto d’avventura la sua sostanza: rischio, paura, vulnerabilità.