Il respiro e il sogno: 4 fantastici episodi!

Francesco Barilli | C'era una volta il west |

Se vuoi sapere di cosa sto parlando sarà meglio che recuperi le puntate precedenti.

Non è semplice parlare de Il respiro e il sogno seguendo lo schema adottato finora in questa retrospettiva. Si tratta di quattro (esatto, tema del mese imbroccato!) brevi storie totalmente prive di balloons, ma su questo poi torniamo, scollegate dalla continuity del personaggio. Proprio scollegate, dico. Sarebbe impossibile, oltre che inutile, provare a incastrarle nella cronologia, al di là della collocazione di ognuna in una delle quattro stagioni dell’anno (oltre a una “comica finale” che omaggia Donald Duck/Paperino). Pure la pubblicazione è spezzettata e incrocia, oltre che altre avventure, diversi momenti della cronologia “da vita reale” che ti ho proposto fin qui. Si va da Orient Express n. 20 a vari numeri di Comic Art (10, 15 e 32) diluendo l’apparizione delle storie da aprile 1984 ad aprile 1987. Gli episodi sono stati oggetto di numerose riproposte integrali in volume. La prima è stata, almeno credo, questa:

Insomma, almeno nel cappello introduttivo balziamo la cronologia reale e parliamo delle storie. Che, seppure sganciate dalla continuity, rappresentano un compendio concettuale e formale della serie, e pure il timbro a quanto KP significa come novità nel fumetto popolare italiano. E questo non solo per la rinuncia totale ai testi.

Una postilla. Sicuramente negli episodi visti finora spiccano anche molte gemme non disegnate da Ivo Milazzo. È altrettanto pacifico che la guida di Giancarlo Berardi rende il personaggio coerente nella sua ormai lunga traiettoria. Però, dai, gli episodi a firma dei due co-autori originali hanno un sapore unico, e il Ken Parker a cui ti sei affezionato, col suo corollario di imperfezioni e qualità, slanci e debolezze, personaggio che si libera dalla pagina e dalla pura narrazione per farsi quasi reale, è quello targato Berardi e Milazzo. Quello che ne I cuccioli vediamo rinunciare a dare il colpo di grazia alla sua preda, dopo averla scoperta madre di due piccoli, in una tavola che mi serve per una riflessione generale.

Più volte ti ho raccontato di come il cinema abbia influenzato la serie. Dalla scelta di Robert Redford come matrice originale del protagonista, fino all’utilizzo di altri attori (o comunque di figure riconoscibili grazie al grande schermo) per molti personaggi, modellati su Marilyn, Spencer Tracy, Totò e pure su Dersu Uzala o Pippi Calzelunghe. Ma l’influenza cinematografica non si è mai limitata a essere serbatoio di reference, cosa che in fondo non è certo una novità nei fumetti. Anche (soprattutto) le scelte di sceneggiatura sono state spesso “cinematografiche”. E negli episodi de Il Respiro e Il Sogno la decisione di liberarsi dai dialoghi, dopo aver abolito da tempo le dida, porta gli autori a sequenze come quella appena mostrata. O a dissolvenze in flashback per raccontare, in Pallide Ombre, le connessioni fra quanto sta vivendo Ken e i suoi ricordi…

… oppure, specularmente, a evocare la simmetria fra la prima e l’ultima tavola di Soleado.

Prima ti ho detto che le storie «rappresentano un compendio concettuale e formale della serie». Sì, perché oltre alle soluzioni da grande schermo puoi trovare i temi già fin qui incontrati. Innanzitutto la natura, selvaggia e bellissima anche nella sua crudeltà: la madre dei due cuccioli, dopo essere stata curata, verrà uccisa assieme ai suoi piccoli per sfamare una famiglia di indiani ridotta alla fame, e Ken saprà reprimere l’istintiva rabbia per quelle morti, che capisce essere non prive di senso.

E poi la vita e le regole di convivenza dei nativi americani (Ken aiuterà un giovane pellerossa a coronare il suo sogno d’amore in La luna delle Magnolie in fiore)

… oppure la triste fine della civiltà indiana, destinata a scomparire a causa del “progresso” dell’uomo bianco…

… lasciando spazio persino a umorismo e metafumetto, in La Comica Finale.

Liberato dai testi di Berardi, e al tempo stesso stimolato dal suo attento quanto silenzioso lavoro di sceneggiatura, Milazzo realizza tavole acquerellate di grande bellezza e assoluta efficacia, proprio come, fin qui, aveva fatto solo per le copertine. L’hai già visto qui sopra, chiaro. Ma sull’efficacia, dovessi proprio scegliere una sequenza, aggiungerei questa…


Ti ho detto all’inizio: balziamo la cronologia della vita reale e parliamo delle storie. Anche perché la pubblicazione è molto diluita e quella, la vita reale, corre veloce, inciampando in un sacco di avvenimenti.
Per mettere un punto, ci fermiamo più o meno allo stesso periodo a cui ho fatto riferimento quando ti ho parlato di Un alito di ghiaccio. Stavolta ci fermiamo a settembre 1987 – prima uscita in volume de Il respiro e il sogno.
Io trovo lavoro a novembre 1986 (quello che mi dà da mangiare ancora oggi, che se aspetto i fumetti…). Poi vedo gli U2 (tour di The Joshua Tree, mica pizza e fichi) a Modena. Piango la morte di Primo Levi. Mi innamoro un paio di volte. Niente di serio. O forse l’uva era acerba, per questa vecchia volpe che scrive, capiscimi…

Ti è piaciuto? Condividi questo articolo con qualcun* a cui vuoi bene:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

(Quasi)