I miei rientri dalla Francia, a cavallo degli anni Duemila, avvenivano a fine estate. All’epoca abitavo saltuariamente ad Aigues-Vives, un paese di duemila abitanti nel Languedoc, tra Montpellier e Nîmes.
La casa, prima dei lavori, era un rudere: una porzione in blocchi di pietra di una vecchissima costruzione, con un minuscolo cortile dominato dalla fioritura di un albero e un’insolita vasca seminterrata celata dai rovi.
Il paese, un agglomerato di case basse e, a lato dei giardini, un’arena per la corrida in disuso.
Pareva disabitato, solo il canto delle cicale arrivava misto al profumo di lavanda in ogni stanza.
Mi piaceva la campagna circostante, disegnata dai filari dei vigneti. E mi piacevano le dune della vicina Grande-Motte, che attraversavo per raggiungere la riva, con quella camminata pesante a cui ti costringe l’affondo nella sabbia.

Xavier, un collega e, nel tempo, un amico, aveva seguito i lavori di ristrutturazione. Abitava in un paese poco distante e, quando si rendeva necessario un sopralluogo, mi ospitava nella sua casa-studio: un’abitazione con enormi vetrate basculanti, circondata da una fossa d’acqua per potenziare la rifrazione del sole sulle pareti esterne e dotata di una passerella in legno che fungeva da ponte d’ingresso.
Oltre a vivere d’architettura, Xavier si diletta con la pittura e la cucina; è sposato con Carole, una scultrice catalana, e la loro libreria, che ricopre gran parte delle pareti, è zeppa di libri d’arte.
È proprio tra quei ripiani, in questa casa che fonde la passione per l’architettura e l’arte, che ho scoperto due opere di Nicole Claveloux: Alice nel Paese delle Meraviglie e La Bella e la Bestia.
Carole, artista femminista attiva e attenta a ogni forma d’arte, ne apprezza la grandezza e l’unicità, ne ammira la versatilità e l’anticonformismo audace, e mi illustrava con passione il suo incredibile percorso.
In Francia, Claveloux era nota come illustratrice, ma era diventata famosa pubblicando, con uno stile inconfondibile, fumetti: prima su “Métal Hurlant”, poi nella prima rivista femminista europea, “Ah! Nana”, pubblicata tra il 1976 e il 1978, di cui divenne un elemento fondamentale.


Erano gli anni Settanta: forti spinte ideologiche animavano la controcultura e davano vita ai primi movimenti pacifisti, ecologisti e al femminismo della seconda ondata.
In questo contesto, emergeva “Ah! Nana”. Redatta quasi interamente da donne, la rivista non si limitava a riflettere il pensiero femminista dell’epoca, ma ne guidava l’espressione più radicale e autonoma. Affrontava temi ignorati o ancora tabù — la sessualità, il corpo femminile, la violenza contro le donne, l’identità di genere — offrendo un punto di vista libero dagli stereotipi imposti dall’industria del fumetto, da sempre dominata solo da visioni maschili.
Con uno stile audace, umoristico, spesso satirico, la rivista segnò una vera e propria rottura con il passato e, nonostante i soli nove numeri pubblicati, il suo impatto culturale fu notevole, lasciando un segno indelebile nella storia del fumetto femminista, a dimostrazione di come anche il fumetto possa diventare uno strumento di lotta e di emancipazione.


Lo stile di Nicole Claveloux è personalissimo e spazia con grande capacità in tecniche diverse. I suoi disegni, densi di dettagli e con un uso marcato del colore, creano un’estetica onirica e visionaria, influenzata dalla Pop Art e dalla psichedelia.
Le sue illustrazioni sono surreali, ipnotiche e arrivano, in maturità, a un’estetica più sobria ma non meno intensa con l’uso della china nera, dai tratti sofisticati e di una precisione ineguagliabile.
La sua carica sovversiva, coraggiosa e atipica, che prima risiedeva nell’uso strumentale di un fantastico colorato e di mondi visionari per mettere in discussione il reale, sfocia nel tempo anche nell’erotismo in bianco e nero, che diviene il mezzo per una profonda esplorazione della psiche femminile, indagando con sguardo acuto e senza censure il suo rapporto complesso con il corpo, il desiderio e le fantasie.
A trentaquattro anni, in Alice nel Paese delle Meraviglie, il suo stile unico fonde l’estetica della Pop Art e della psichedelia con l’universo onirico di Lewis Carroll. I colori sono vibranti, quasi allucinati, e richiamano l’estetica di artisti come Heinz Edelmann, autore del famoso Yellow Submarine dei Beatles.
Le forme sinuose e morbide dei personaggi e degli sfondi danno un senso di fluidità e stranezza, come in un sogno. Claveloux dona a ogni illustrazione una forte personalità visiva, riempiendo lo spazio con pattern e dettagli intricati. A differenza delle versioni fedeli all’atmosfera vittoriana, Claveloux proietta audacemente Alice in un universo visivo nuovo e moderno, perfettamente adatto alla natura surreale e nonsense della storia, offrendo una lettura estetica rivoluzionaria.



A sessant’anni, in La Bella e la Bestia, il lavoro di Claveloux matura e si espande. Nella libreria di Carol trovai due versioni diverse, a testimonianza della sua versatilità.
La prima, pubblicata nel 2001 e rivolta ai bambini, presenta disegni in bianco e nero con tocchi d’argento. Hanno un aspetto classico e prezioso, come incisioni. Questo stile si discosta dai suoi lavori psichedelici degli anni Settanta e mostra una grande padronanza tecnica: crea un’atmosfera poetica e talvolta inquietante che si allontana dal pop per avvicinarsi a un’estetica più tradizionale, pur mantenendo la sua unicità.


Parallelamente, nel 2003, Claveloux realizza, abbattendo tutte le barriere, una versione erotica intitolata Morceaux choisis de La Belle et la Bête. Disegnata su testi rivisitati, questa edizione esplora esplicitamente la sessualità e i giochi erotici tra i personaggi prima della trasformazione della Bestia.
È un’evoluzione della sua ricerca sulla conoscenza e consapevolezza femminile, già affrontata in passato su “Ah! Nana”, che anticipa di decenni i dibattiti attuali.
La sua capacità di passare da un’illustrazione per bambini a una per adulti usando lo stesso racconto consacra l’artista come donna consapevole ed esperta, rivela un approccio maturo e disinibito e conferma come anche quella che viene definita la terza età, se ben vissuta, diventi un territorio liberatorio.

L’unicità e la bellezza del suo lavoro saranno a breve presentate in Italia. A Lucca Comics, in anteprima e ora in libreria, si trova, finalmente tradotto, La mano verde e altre storie, capolavoro del 1978 realizzato in coppia con Édith Zha. L’opera è il viaggio onirico e liberatorio di una donna che fugge da una relazione tossica, attraverso percorsi inquietanti e parodie di favole classiche con principesse non convenzionali. Caratterizzata dal suo stile unico, esprime un’irrefrenabile ricerca di libertà espressiva e, tramite il passaggio tra sogno e realtà, riflette e racchiude la complessità sociale e culturale di un’epoca.
Al festival bolognese “A occhi aperti”, che dura dal 19 al 23 novembre, in una mostra intitolata “Mondi accanto” (che resterà aperta dal 21 novembre al 21 dicembre) e allestita nell’ex chiesa di San Mattia, potrete invece ammirare oltre duecento opere tra libri, fumetti, illustrazioni, dipinti per l’infanzia e copertine. Ripercorrerete così l’intero percorso di questa straordinaria e rivoluzionaria figura dell’illustrazione internazionale che avrete finalmente modo di approfondire e apprezzare.

Non sa cosa ci fa qua. Dei fumetti era appassionata in passato. Curiosa e iperattiva vorrebbe vedere e vivere tutto: è una perenne dilettante di nuove passioni. Da sempre respira il mondo dell’interior design che è diventato parte della sua vita e del suo lavoro: ristruttura spazi collettivi e privati, progetta interni, disegna mobili e complementi d’arredo unici, ogni tanto anche in giro per il mondo. Vive di quello che le piace fare. Progetti futuri? Non fare progetti.