Se vuoi sapere di cosa sto parlando sarà meglio che recuperi le puntate precedenti.
Ti ho detto l’ultima volta della rivoluzione editoriale che interessa Ken Parker nell’estate 1984. La chiusura della prima serie porta il personaggio sulle riviste d’autore in voga all’epoca. E mantenere gli appunti cronologici-reali a cui ti ho abituato diventa difficile. Le storie di cui ti parlerò d’ora in poi sono state oggetto di pubblicazione seriale e – in molti casi – di numerose ristampe in volume, spesso più note dell’originale “a spezzatino”. Proverò a tenere un filo logico e omogeneo, parlandoti della prima pubblicazione e rapportando questa alle cronache del tempo.
Immagina dunque di essere nel luglio 1984, quando vicino a Firenze vengono uccisi Claudio Stefanacci e Pia Rontini, 21 e 18 anni. È l’ennesimo duplice omicidio di quello che sarà chiamato il Mostro di Firenze.
Non pensare all’orrore e vai in edicola. Trovi questo:

Insomma, nel mese che (Quasi) dedica a quel momento in cui, dopo le ferie d’agosto, si torna alla grigia normalità, mi sembra azzeccato parlare di quando Ken Parker torna in edicola in una veste editoriale totalmente nuova. Un Principe per Norma esce originariamente su “Orient Express” dal n. 23 al n. 29. Comincia nel luglio 1984 e finisce nel febbraio 1985. La prima e forse più celebre riproposizione in volume sarà questa:

Ma veniamo alla storia, ricordata fra le migliori in assoluto di Lungo Fucile, scritta da Berardi e divisa in due sezioni, splendidamente disegnate da Ivo Milazzo (nelle parti “fuori palcoscenico”) e Giorgio Trevisan (nella messa in scena sul palco).
In fuga dopo l’omicidio di un poliziotto, costretto ad abbandonare Boston e la famiglia da poco ritrovata, Ken si unisce a una compagnia teatrale che sta per portare in scena l’Amleto di Shakespeare. Brava gente che capisce di non dover fare troppe domande al nuovo arrivato…

… il quale, a sua volta, accetta di buon grado di aiutare la compagnia, impegnandosi come attore e interpretando addirittura il protagonista della tragedia.

A integrare il gruppo di teatranti ecco un’altra nuova arrivata, una ballerina decisamente molto attraente.

Lei ti conosce? Beh, di certo tu conosci lei! Sì, il personaggio richiama espressamente, a partire dal nome, Marilyn Monroe. Davvero non so dirti quanto, ai tempi, Un Principe per Norma mi abbia colpito. L’ho riletto, per questo pezzo. E mi è spuntata una lacrimuccia. Non sul viso, più un’emozione per il tempo passato che, percorsa a ritroso, mi torna nel cuore. Quel numero di KP credo mi abbia influenzato, almeno a livello inconscio, contribuendo a farmi realizzare, anni dopo, Goodbye Marilyn con Sakka.

Un passo indietro. Basta con commozione e auto-citazioni.
La compagnia teatrale è fondata su due famiglie molto unite, gli Everett e i Sullivan. Tanto unite che, poco prima del debutto, la passione fra la giovanissima Eveline Everett e il più maturo Robert Sullivan porta i due a una fuga d’amore. Questa contrastata relazione (lei è sedicenne) costringe l’anziano capo della comitiva ad affidare, ti accennavo, la parte di Amleto al nostro, presentatosi come Ken Darnell, e il ruolo di Ofelia alla bellissima Norma.
Tutto l’episodio vive di un efficace montaggio alternato, fra la vita di Ken Parker e la rappresentazione shakespeariana. Un montaggio che consente a te di godere delle diverse interpretazioni grafiche di Norma. Puoi ammirare la Marilyn “bomba sexy” di Milazzo e quella più delicata di Trevisan, che per la sua “versione Ofelia” addolcì i lineamenti di Norma ispirandosi alla nipote.


E puoi apprezzare come questo montaggio a due fasi permetta a Trevisan di esibire il suo raffinato tratteggio, nelle scene dell’Amleto…

… fino alla citazione della celebre Ofelia di John Millais.


Sempre inseguito da Alec Browne, capo investigatore della National agency of investigation, non può esserci pace per Ken. Buon per lui che la solidarietà di uomini e donne della Everett’s Theatrical Company è qualcosa su cui si può contare, e la National resterà con un palmo di naso.

É doveroso, per concludere, soffermarsi sull’altra grande protagonista dell’episodio. Norma/Marilyn, desiderata da tutti, bisognosa di affetto e attenzioni, segnata dalla vita e con una voglia di dolcezza inappagata e inappagabile, proprio come la sua controparte reale. Non aspettarti, per lei, un happy end e neppure una fugace storia d’amore con Ken. I due si scambiano solo un bacio nella sequenza conclusiva, estremo e bellissimo omaggio di Berardi e Milazzo a Norma Jeane Baker Mortenson (1926-1962).

Il recap della vita del protagonista è semplice. Ken dopo essere stato soccorso dai ragazzi di Donovan si è dato alla latitanza e ha lasciato Boston. La sua nuova vita da fuggitivo incrocia quasi subito la Everett’s Theatrical Company, per cui possiamo collocare la storia nella primavera del 1880.
Sei entrato in edicola a luglio 1984. Per trovare le puntate successive dell’avventura shakespeariana di Lungo Fucile hai dovuto attraversare stagioni ed eventi. Se tu vivessi in Giappone avresti visto uscire, a novembre, il primo capitolo di Dragon Ball! Invece hai conosciuto l’ennesima strage italiana. Il 23 dicembre, a San Benedetto Val di Sambro, una bomba sul rapido 904, direzione Napoli-Milano, provoca 16 morti e decine di feriti.
Dopo la strage, Natale arriva lo stesso. E pure San Silvestro, figurati. Nuova (meglio: straordinaria per la sua intensità) è semmai la successiva ondata di gelo che si abbatte sull’Italia, culminata nella cosiddetta nevicata del secolo in val padana del 13 gennaio 1985 e giorni seguenti.
Insomma, se stai aspettando l’uscita del finale di Un Principe per Norma ti conviene essere vicino a una stufetta. L’attesa sarà ripagata.

Vive una crisi di mezza età da quando era adolescente. Ora è giustificato. Ha letto un bel po’ di fumetti, meno di quanto sembra e meno di quanto vorrebbe. Ne ha pure scritti diversi, da Piazza Fontana a John Belushi passando per Carlo Giuliani (tutti per BeccoGiallo) e altri brevi, specie per il settimanale “La Lettura”. Dice sempre che scrive perché è l’unica cosa che sa fare decentemente. Gli altri pensano sia una battuta, ma lui è serio quando lo dice.