Piccoli niente, grandi idoli e altre forme di sopravvivenza

Paolo Interdonato | post-it |

Giovedì 11 dicembre 2025: Bella forza, è Matticchio!

I lettori sono le figure mitologiche cui gli editori tendono ad attribuire la colpa di ogni loro fallimento. È colpa dei lettori se i libri non vendono, se il titolo su cui hanno investito di più è passato inosservato, se non c’è il passaparola, se si pretendono edizioni accurate, se si compra su Amazon, se c’è mancanza di fedeltà a collane montate alla rinfusa o autori pescati a caso da Tiktok, se una recensione su uno degli inserti culturali maggiori non muove manco dieci copie, e se non lo fa neppure il tiktoker di cui hanno pubblicato il presunto bestseller, se la carta costa troppo, se i libri hanno marginalità bassa e prezzi assurdi, se la pirateria digitale dilaga…
insomma, i lettori sono ittiocentauri – con busto umano, zampe equine e coda di pesce – cui si può attribuire qualsiasi colpa. Basta che gli editori, il loro risibile management, le loro direzioni fuori fuoco e le loro redazioni distratte possano credersi assolti.
Francesca è uno splendido esemplare di ittiocentauro. Legge centinaia di libri ogni anno ed è stata assemblata apposta per fare fastidio agli editori: compra solo libri di seconda mano e, sorprendentemente, non manca nessuno dei romanzi appena usciti che bisogna aver letto per forza.
L’altra sera, a cena, mi dice che le copertine di una rivista che sfoglia sempre, “L’Indice dei libri del mese”, sono bellissime. «Bella forza!», le rispondo, «Sono di sua maestà Franco Matticchio
Non lo conosce. E mi parte lo spiegone. Le dico chi è Matticchio, cosa ha fatto, dove volge il suo sguardo, cosa vedo nei suoi disegni e, anche, un po’ di storie che girano intorno alla sua figura mitica.
Non le dico, però, che è uno dei fumettisti migliori che questo paese abbia espresso. E che, con quei fumetti, dovremmo farci i conti continuamente. Rizzoli Lizard, nel 2016 e nel 2017, ha pubblicato due volumi che raccolgono quasi tutti quei fumetti: Jones e altri sogni e Il signor Ahi e altri guai. È quasi Natale: fatti un regalo.

Venerdì 12 dicembre 2025: Involtolato tra icone e ignoranza

Anche io, un po’ come te, sono stato sorpreso dal “Wrapped” di quella app di ascolto musicale. Siccome la uso per ascoltare la mia roba noiosona e le canzoni ultradance quando sono con mia figlia Carlotta, per dirmi quanti anni ho, ha calcolato l’esatta media matematica tra noi due: abbiamo la stessa età musicale di Cristo nell’anno della sua morte. Ma non è stata questa la cosa più sorprendente: in fondo, era prevedibile. La cosa che mi ha realmente sorpreso è lo slittamento del senso dell’aggettivo “iconico”. Per sottolineare la rilevanza del sito di commercio di vestiti che sponsorizza l’operazione, le mie playlist sono diventate “iconiche”. E, a ogni ripetizione di quella parola, le bestemmie che mi montavano dentro erano sempre più articolate. Come ti dicevo, accade che io ascolti musica con una quasi novenne e quegli eleganti atti di blasfemia pirotecnica sono rimasti inespressi (e qualcuno, un giorno, dovrebbe raccontare la storia delle bestemmie mai dette).
Poi ho aperto un quotidiano e ho visto la pubblicità di un catalogo di merda di accessori da polso che diventavano, per l’occasione, “iconici”. Un’altra raffica di bestemmie negate.
Ho aperto un sito di vendita di libri e ho cercato quella parola e… sorpresa, sorpresa. Meritano l’aggettivo “iconico” (o la locuzione “anatomia di un’icona”, che pare essere un modo di dire molto figo, secondo gli editor delle case editrici): gli orologi, le cantautrici italiane, Darth Vader, Barbie, l’Inter, Frankenstein (lui proprio, probabilmente, mica il mostro suo), le automobili, gli accessori maschili, eccetera.
Mi piace osservare che, con questa nuova accezione, l’aggettivo “iconico” significa “strabellissimo, figherrimo e invidiabile dagli altri”. Proprio lo stesso significato che ha assunto, negli ultimi anni, l’aggettivo “ignorante”.

Sabato 13 dicembre 2025: Niente

I francesi hanno questo modo di dire che ho sempre trovato emozionante: “petits riens”, i piccoli niente. Le cose apparentemente effimere che, in realtà, danno senso alla vita quotidiana. Profumi, emozioni, sguardi, sorrisi.
A me, qualche volta, il sabato esplode tra le mani e si trasforma in un giorno in cui non succede assolutamente nulla. Sto in casa o esco per fare commissioni, poco importa. Cucino o mangio un boccone in un posto anodino. Compro i giornali, leggiucchio, vedo e ascolto un po’ di cose. Ma, alla fine, non mi resta attaccato niente.
E allora, per darmi un tono, potrei suggerirti quel libro che non ho il coraggio di iniziare. Dirti che leggerlo ti farebbe bene, nella speranza che poi me lo racconti e mi risparmi la fatica della lettura.
Invece no. Va bene così: non è successo niente. Oggi non ho niente da dire.

Domenica 14 dicembre 2025: Mondi accanto

Sono stato a Bologna a vedere “Mondi accanto”, la mostra di Nicole Claveloux. Pagine meravigliose che fanno ululare di bellezza. Ne è valsa davvero la pena. Nonostante Bologna, che continua a essere il paesone di provincia che mi piace meno al mondo.
La mostra continua fino al 21 dicembre.

Lunedì 15 dicembre 2025: Un mito, un mostro

È morto Rob Reiner, il miglior lettore che Stephen King abbia mai avuto. Ed è morto male.
Stagioni diverse e Misery non deve morire sono i due libri di King che ho amato di più. Sono quelli a cui ripenso più spesso, per ragioni diverse. Reiner li ha trasformati in film meravigliosi colmi di umanità. Commentando la notizia, un osceno psicopatico a capo di un’oligarchia ha fatto dichiarazioni folli a proposito della sua scomparsa. Robe che suonano un po’ come:
«La scorsa notte è successa una cosa molto triste a Hollywood. Rob Reiner, un regista e comico tormentato e in difficoltà, ma un tempo talentuoso, è morto insieme alla moglie Michele, apparentemente a causa della rabbia che ha causato negli altri essendo afflitto da una forma massiccia, durissima e incurabile della malattia mentale nota come “SINDROME DA IMPAZZIMENTO PER ME”»

Martedì 16 dicembre 2025: Cazzo, è morto Edika!

Il 2025 vuole farsi ricordare come anno fastidioso fino in fondo. È morto anche Edika, un genio del fumetto. Un grandissimo narratore. Su di lui, il merda arancione non ha nulla da dire. Sicuramente non ha mai letto nulla di suo. E si vede.

Mercoledì 17 dicembre 2025: La magia del Natale

Quando lavori in aziende, industrie e organizzazioni, l’approssimarsi del periodo di interruzione delle attività cosiddette produttive, tra la festa del solstizio d’inverno e la prima settimana di gennaio, si avvicina con uno scalpiccio di zoccoli veramente preoccupante.
Tu sei lì che devi continuare a fare tutto il poco che fai quotidianamente e, intanto, si affastellano gli eventi, i brindisi, i saluti, i pranzi, gli aperitivi, le cene…
A volte ti vien voglia di trovare modi nuovi per infangare la reputazione di qualsiasi divinità.
Se ti muovi con oculatezza, riesci a trovare il modo per farti un regalo che, in altri periodi dell’anno, non ti concederesti. Quest’anno mi sono regalato una copia dell’edizione italiana, datata 1968, di Pravda la sbandata di Guy Peellaert. Ne ho avuta una copia per un bel po’, ma, una decina di anni fa, mi è stata rubata (insieme a Jodelle, l’altro grande fumetto di Peellaert). Ora, quel volume torna al suo posto, accanto a Barbarella di Forest, Phoebe Zeit-Geist di O’Donoghue e Springer, Saga De Xam di Jean Rollin e Nicolas Deville, Scarlett Dream di Moliterni e Gigi, Epoxy di Van Hamme e Cuvelier, Iris di Th Tjong-khing, Paulette di Wolinski e Pichard, Valentina di Crepax e gli altri grandi fumetti purzelli.

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